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Violazione delle norme di contenimento del Coronavirus. SANZIONI prima e dopo il D.L. n. 19 del 25 Marzo 2020

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Il Governo, preso atto che le sanzioni conseguenti alla trasgressione delle misure di contenimento (già previste nell’art. 4 del D.P.C.M. dell’8 Marzo 2020 il quale, come stabilito dall’art. 3, comma 4, del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, espressamente rinviava all’art. 650 c.p. per la repressione della trasgressione) non hanno costituito un valido deterrente per tutti coloro che, ancora oggi, continuano ad aggirarsi incautamente per le vie delle città del nostro Paese, il 25 marzo u.s. con D.L. n. 19 (pubblicato sulla G.U. del 25 marzo 2020, n. 79 e in vigore dal 26 marzo) ha introdotto ulteriori “Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19”.

Vediamo, innanzitutto, come cambiano le sanzioni per gli spostamenti ingiustificati e per coloro che, risultati positivi al virus Covid-19, violino l’obbligo di quarantena.

Fino all’introduzione della nuova normativa

  • salvo che il fatto non costituisse reato più grave, la mancata osservanza dei provvedimenti imposti dall’Autorità al fine di contenere il diffondersi del virus sull’intero territorio nazionale costituiva un illecito penale punito, ai sensi dell’art. 650 c.p. alternativamente con la pena dell’arresto fino a 3 mesi o dell’ammenda fino a 206 euro.

A decorrere dal 26 marzo u.s., con l’entrata in vigore del D.L. n. 19/2020 quasi tutti i comportamenti che nel precedente decreto venivano considerati reati (nello specifico, reato contravvenzionale ex art. 650 c.p.) sono diventati illecito amministrativo.

Quali sono oggi, allora, le sanzioni previste per l’inosservanza delle misure di contenimento?

  • Ai sensi dell’art. 4 del D.L. n. 19/2020, salvo i casi più gravi ove il fatto costituisce reato (reati di falso, di lesioni ed omicidio, nella forma dolosa o colposa, sino ad arrivare a quello di epidemia dolosa o colposa) il mancato rispetto delle misure di contenimento individuate  e applicate con i provvedimenti  adottati  dal Governo  e’  punito con
  • la   sanzione amministrativa del pagamento di una somma da Euro 400,00 ad Euro 3.000,00 e non si applicano più le sanzioni contravvenzionali previste dal predetto art. 650 c.p..

Attenzione però!

  • Se la violazione viene commessa mediante l’utilizzo di un veicolo la sanzione è aumentata fino ad un terzo.

In ogni caso, il D.L. n. 19/2020 nel richiamare espressamente le disposizioni previste dall’art. 202 del decreto legislativo n. 285/1992 (cd. “Codice della strada”), ammette la possibilità di pagare la sanzione amministrativa irrogata in misura ridotta:

  • Euro 400,00 se la sanzione è pagata entro 60 giorni dalla contestazione o dalla notificazione della violazione
  • in misura pari al minimo, ovvero Euro 400,00, ridotta di un ulteriore 30%, se la sanzione è pagata entro 5 giorni dalla contestazione o dalla notificazione

L’osservanza delle norme è affidata al Prefetto competente che assicura l’esecuzione delle misure di contenimento avvalendosi delle Forze di polizia e, ove occorra, delle Forze armate cui, all’uopo e previo provvedimento, è attribuita la qualifica di agente di pubblica sicurezza.

La violazione cui consegue la sanzione amministrativa pecuniaria è contestata immediatamente dall’agente accertatore oppure notificata entro i 90 giorni successivi.

Quali sono le modalità di pagamento della sanzione amministrativa?

  • Il D.l. n. 19/2020 nel richiamare espressamente all’art. 4, co. 3, i commi 1, 2 e 2.1 dell’articolo  202 del Codice della Strada, consente al trasgressore delle misure di contenimento di corrispondere la somma dovuta presso l’ufficio dal quale dipende l’agente accertatore oppure a mezzo di versamento in conto corrente postale, oppure, se l’amministrazione lo prevede, a mezzo di conto corrente bancario o ancora mediante strumenti di pagamento elettronico

Qualora  poi l’agente  accertatore  sia   munito   di   idonea apparecchiatura il trasgressore e’ ammesso ad effettuare immediatamente,  nelle  mani  dell’agente accertatore medesimo, il pagamento mediante  strumenti  di  pagamento elettronico, nella misura minima ridotta del 30%. L’agente trasmette il verbale  al  proprio comando  o  ufficio  e rilascia al trasgressore una ricevuta della somma riscossa, facendo menzione del pagamento  nella  copia  del  verbale  che  consegna  al trasgressore medesimo.

Può essere impugnato il provvedimento con cui è stata irrogata la sanzione?

  • Si. Il D.L. n. 19/2020 nel richiamare espressamente le disposizioni contenute nella Legge n. 689/1981 in materia di sanzioni amministrative, consente di impugnare le contestazioni delle violazioni attivando la consueta procedura di tutela in sede amministrativa entro il termine di 30 giorni dalla data di contestazione o di notificazione.

A tal proposito, si precisa che con decreto legge approvato il 6 aprile 2020 il termine di sospensione per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti civili, amministrativi e penali (precedentemente fissato ai sensi dell’art. 103 del decreto legge 17 marzo 2020 n. 18 fino al 15 aprile 2020,) è slittato all’11 maggio 2020

  • pertanto per un’eventuale impugnazione si dovrà necessariamente attendere la cessazione del periodo di sospensione.

Va evidenziato che il D.L. n. 19/2020 pur prevedendo, come si è detto, tutta una serie di sanzioni amministrative da comminare ai trasgressori delle misure di contenimento del Covid-19 ha previsto, giustamente, un’eccezione per colui che pur essendo risultato positivo al virus violi l’obbligo di quarantena.

È evidente che la condotta di chi viola questo specifico obbligo che, oltre a mettere a rischio la salute propria e dell’intera collettività, contribuisce a mettere ulteriormente in ginocchio il nostro sistema sanitario ed economico, entrambi già duramente messi alla prova, non possa essere semplicemente punita con una sanzione amministrativa.

Cosa rischia allora chi essendo risultato positivo al virus viola l’obbligo di quarantena?

  • L’arresto da 3 a 18 mesi e l’ammenda da Euro 500,00 ad  Euro 5.000,00 (ai sensi dell’art. 260 Testo Unico Leggi Sanitarie), salvo che il fatto costituisca la violazione dell’art. 452 c.p. (epidemia colposa).

Vediamo ora quali sono le disposizioni adottate in merito alla chiusura delle attività

  • Per quanto riguarda le violazioni commesse in relazione all’obbligo di chiusura dei pubblici esercizi e delle attività produttive e commerciali, il Decreto Legge del 25 marzo u.s. ha previsto che può essere disposta una sanzione amministrativa accessoria che comporta la chiusura provvisoria dell’attività da 5 a 30 giorni, oltre all’applicazione della sanzione amministrativa da Euro 400,00 ad Euro 3.000,00.

Attenzione alla recidiva

  • in caso di reiterata violazione della medesima  disposizione  la sanzione  amministrativa  è   raddoppiata  e  quella  accessoria (per quanto riguarda le trasgressioni relative alle attività commerciali)  è applicata nella misura massima (art. 4, co. 5, D.L. n. 19/2020)

A questo punto è lecito domandarsi quali siano le sorti delle violazioni commesse prima del vigente decreto legge 25 marzo 2020 n. 19.

  • Si è già detto che prima del 26 marzo 2020 le violazioni delle misure di contenimento del Coronavirus assumevano rilevanza penale espressamente punite ai sensi dell’art. 650 c.p., salvo che il fatto non costituisse reato più grave, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a Euro 206,00.

Il nuovo Decreto Legge, al fine di evitare dubbi interpretativi, ha avuto cura di individuare un regime intertemporale

  • espressamente stabilendo al comma 8, dell’art. 4, che le disposizioni che sostituiscono sanzioni penali con sanzioni amministrative si applicano anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in  vigore  del  presente decreto, in tali casi le sanzioni  amministrative  sono  applicate nella misura minima ridotta alla metà.

In concreto, le violazioni commesse prima del 26 marzo u.s.  (corrispondente alla data di entrata in vigore del D.L. n.19/2020) saranno punite con una sanzione amministrativa pari ad Euro 200,00 (che corrisponde proprio alla metà della sanzione amministrativa minima prevista all’art. 4, comma 1, del medesimo decreto legge).

Che fine fanno i procedimenti penali in corso alla data di pubblicazione del decreto legge del 26 marzo u.s (instaurati a seguito della contestazione del mancato rispetto degli obblighi di contenimento precedentemente puniti ex art. 650 c.p.)?

  • Gli atti saranno trasmessi alla competente Autorità amministrativa che, dunque, procederà ad irrogare la sanzione amministrativa pecuniaria.

Nonostante si tratti di un’ipotesi improbabile, stante il breve lasso temporale intercorso tra l’emanazione di un decreto e l’altro, è doveroso porsi una domanda:

Quali sono i rimedi che possono essere adottati per i procedimenti penali già definiti con sentenza o con decreto penale di condanna divenuti irrevocabili?

  • Per essi l’intervenuta depenalizzazione comporterebbe ex art. 673 c.p. la revoca della condanna inflitta mediante la procedura del c.d. “incidente di esecuzione”, nel caso di specie dovuto all’abrogazione del reato
  • in quest’ultimo caso, tuttavia, si procederà comunque alla riscossione delle multe o ammende inflitte con il provvedimento revocato, al pari delle spese del procedimento.

Si tratta pertanto di una soluzione normativa che pare ossequiosa dei principi cardine del nostro ordinamento, dal principio del favor rei, a quello della retroattività della norma penale più favorevole al reo e della cessazione dell’esecuzione e degli effetti penali dell’eventuale intervenuta condanna (art. 2, comma 2, c.p.), fino al rispetto del principio di uguaglianza di cui all’articolo 3 Costituzione.

Infatti, nonostante l’intervenuta depenalizzazione, chi fino alla data del 25 marzo 2020 ha commesso la violazione delle norme di contenimento sarà comunque punito nella misura e nelle forme di cui si è detto e, in ogni caso, ai precedenti trasgressori non sarà applicato un trattamento sanzionatorio più severo rispetto a quello cui sarebbero stati sottoposti in virtù del precedente decreto poi abrogato.

Da ultimo, si ricorda che con il comunicato stampa 6 aprile 2020, n. 39 il Consiglio dei Ministri ha annunciato nuove misure urgenti, per le imprese, i settori strategici e la giustizia.

In buona sostanza, con il decreto liquidità lo Stato tenta di assicurare liquidità a tutte le imprese che sono state messe in ginocchio a seguito dell’emergenza sanitaria che ha travolto il nostro Paese e, più in generale, il mondo intero.

Tra le misure contenute nel decreto di aprile sono previsti, oltre alla sospensione di tasse e contributi ed a tutta una serie di sgravi fiscali, anche tutta una serie di ammortizzatori sociali per le famiglie ed i lavoratori, anche quelli autonomi che, oggi, sono gravemente colpiti dalla crisi economica dovuta alle restrizioni imposte per contenere l’epidemia Covid-19.

Infine, come si è già anticipato sopra, nel medesimo decreto è stato prorogato all’11 maggio 2020 il termine del rinvio d’ufficio delle udienze, come anche la sospensione del decorso dei termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti civili e penali.

Infine, appare appena il caso di ricordare che se vogliamo tornare alla normalità e consentire al nostro sistema sanitario ed alla nostra economia di rialzarsi il prima possibile,  dobbiamo, tutti, rispettare le semplici regole che ci sono state imposte  per contenere il virus ed evitare il propagarsi del contagio

  • evitare spostamenti non motivati, non urgenti e non essenziali
  • restare a casa se si ha la febbre oltre 37,5 o altri sintomi simil influenzali
  •  limitare al massimo i contatti sociali
  • vietato uscire di casa a chi è sottoposto a quarantena o è risultato positivo al Coronavirus

08 aprile 2020

Avv. Mariagrazia Barretta


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