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VIDEOSORVEGLIANZA SUI LUOGHI DI LAVORO

Vuoi installare impianti di videosorveglianza sui luoghi di lavoro? Fai attenzione alle autorizzazioni.

In tema di videosorveglianza dei lavoratori l’autorizzazione è sempre necessaria.

Se l’Ispettorato del Lavoro non risponde sulla possibilità di installare gli impianti, il silenzio non può essere considerato come un assenso (a stabilirlo è il Ministero del Lavoro con la risposta all’interpello numero 3 dell’8 maggio 2019) e, pertanto, l’azienda non può procedere a installare gli impianti di videosorveglianza e controllo dei lavoratori.

Inoltre, la decisione di installare sistemi di videosorveglianza o altri tipi di controllo a distanza dei lavoratori non può essere una decisione che spetta esclusivamente all’azienda ma necessita di un accordo tra la parte datoriale e le rappresentanze sindacali. In mancanza di accordo, l’installazione è subordinata all’autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro.

Il Ministero del Lavoro ha chiarito infatti che non è prevista la possibilità di installare e utilizzare gli impianti di controllo senza un atto espresso di autorizzazione, sia esso di carattere negoziale come l’accordo sindacale o amministrativo, come il provvedimento dell’INL.

Solo gli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e gli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze non rientrano tra quelli per cui è necessaria un’autorizzazione.

L’utilizzabilità delle informazioni raccolte per i fini connessi al rapporto di lavoro è prevista solo nel caso in cui sia data al lavoratore adeguata informazione delle modalità d’uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli e nel rispetto delle previsioni del D. Lgs. n. 196 del 2003, Codice in materia di protezione dei dati personali.

Peraltro, il Ministero del Lavoro, ha più volte posto l’accento sulla necessità di verificare la sussistenza dei presupposti che legittimano la richiesta di installazione di impianti di controllo, ovvero, se esistono effettivamente delle esigenze organizzative e produttive.

In estrema sintesi, l’installazione di un impianto di videosorveglianza non può avvenire in assenza di un accordo con le organizzazioni sindacali o, in mancanza di esso, della autorizzazione rilasciata da parte della Direzione del Lavoro territorialmente competente.

La norma di legge si ritiene violata anche per il solo fatto di aver installato le apparecchiature senza averle successivamente attivate. Infatti, secondo il Ministero del lavoro, “La condotta criminosa è rappresentata dalla mera installazione non autorizzata dell’impianto, a prescindere dal suo effettivo utilizzo”.

Addirittura, il Ministero evidenzia la possibilità di sanzionare l’azienda anche qualora vengano montate, senza le prescritte regole, telecamere “finte” montate al solo scopo dissuasivo.

È stato chiarito da INL che non è richiesta l’autorizzazione in caso di installazione di telecamere in zone esterne estranee alle pertinenze della ditta nelle quali non è prestata attività lavorativa (es. suolo pubblico antistante la zona di ingresso dell’azienda).

 

Le sanzioni.

In caso di violazione al disposto legislativo, viene prevista una sanzione penale (ammenda) che va da 154,00 a 1.549,00 euro ovvero l’arresto da 15 giorni ad un anno (art. 38 della legge n. 300/1970), salvo che il fatto non costituisca reato più grave.

 

L’attività ispettiva.

L’ispettore, una volta verificata l’installazione di impianti audiovisivi a fronte di un mancato accordo con le organizzazioni sindacali ovvero in assenza dell’autorizzazione rilasciata da parte dell’INL, deve impartire una prescrizione ai sensi dell’art. 20 del d.lgs. n. 758/1994, al fine di far cessare la condotta illecita e far rimuovere gli impianti audiovisivi stessi. Tali adempimenti, una volta effettuati potranno eliminare la contravvenzione accertata.

All’interno del verbale ispettivo dovrà essere altresì fissato un termine per il ripristino della legalità e quindi per la rimozione degli impianti illegittimamente installati. Il termine dovrà essere “congruo”, in ragione dell’effettivo tempo tecnico realmente necessario per la disinstallazione degli impianti audiovisivi.

Al fine di limitare la sanzione penale, l’azienda potrà, nel frattempo, siglare l’accordo sindacale o richiedere il rilascio dell’autorizzazione ministeriale.

Infatti, qualora nel periodo di tempo fissato dall’organo di vigilanza per lo smontaggio delle apparecchiature, venga siglato l’accordo sindacale ovvero venga rilasciata l’autorizzazione della competente Direzione territoriale del lavoro, venendo meno i presupposti oggettivi dell’illecito, l’ispettore potrà ammettere il contravventore a pagare in sede amministrativa, nel termine di 30 giorni, una somma pari al quarto del massimo dell’ammenda stabilità per la contravvenzione commessa.

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