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UNA STORIA ITALIANA

Tempo di lettura: 3 minuti

Gianni Barbacetto

UNA STORIA ITALIANA

Su Berlusconi crediamo di sapere tutto. Abbiamo visto tutto, letto tutto. Ma è proprio vero?

 

Gianni Barbacetto ha lavorato nelle redazioni dei settimanali “Il Mondo”,“L’Europeo”, “Diario” e oggi è una delle firme de “il Fatto Quotidiano”.

Per Chiarelettere ha scritto nel 2012 Mani pulite (con Peter Gomez e Marco Travaglio), il libro di riferimento su Tangentopoli, apparso in una nuova edizione nel 2022. Per Chiarelettere ha anche pubblicato Le mani sulla città (con Davide Milosa, 2011), Il Celeste. Ascesa e declino di Roberto Formigoni (2012), Excelsior. Il gran ballo dell’Expo (2015) e La beatificazione di Craxi (2020). Tra i suoi libri più recenti ricordiamo inoltre Angeli terribili (Garzanti 2018) e Piazza Fontana. Il primo atto dell’ultima guerra italiana (Garzanti 2019).

 

Non facile il compito assolto da Barbacetto, pensare di scrivere una biografia su un Uomo che nel bene e nel male ha rappresentato una sorta di ossimoro vivente e che ancora oggi ad un anno dalla dipartita attraversa la realtà come una presenza necessaria.

Saggio davvero interessante, “penna raffinata” quella di Gianni Barbacetto, tra i pochi capaci di dare del <<TU>> alla realtà e/o alla storia, fotografandola per quella che è, senza infingimenti e ricca di contraddizioni, fragilità, illegalità, disfunzioni, ma anche opportunità, occasioni da cogliere, porte da aprire, luci da accendere sul futuro solo apparentemente già scritto.

Ecco che, nella qualità di lettore riconosco allo “scritto” la capacità di avermi offerto le lenti corrette per guardare ad una biografia controversa come quella di Silvio Berlusconi apprezzando sfumature e contorni anche legati al contesto che rafforzano talune convinzioni e ne indeboliscono tante altre apparentemente granitiche.

Scrive Barbacetto:

La sua è una vita tutta vissuta in pubblico, amplificata dai giornali, rifratta infinite volte dal prisma magico della tv e dei media. Sulla scena internazionale, lo abbiamo visto sbeffeggiato da Angela Merkel e da Nicolas Sarkozy e trattato con sufficienza da Barack Obama e perfino dalla regina Elisabetta (ma sempre accolto con amicizia da Putin). In casa, perfino le sue vicende più private, intime e scabrose sono diventate consumo pubblico, titolo di giornale, album fotografico, notizia che fa il giro del mondo. Il divorzio con Veronica Lario, le «vergini che si offrono al drago», le feste in Sardegna, le cene eleganti di Arcore, le notti del bungabunga, i processi in cui hanno sfilato decine di escort, il non-matrimonio di Villa Gernetto.

Sappiamo tutto. Abbiamo visto tutto. Ma non ricordiamo quasi nulla. E non ci stupiamo più di niente.

Ma poi, davvero sappiamo tutto?

In verità, dietro la storia gloriosa e di successo di uno degli uomini più ricchi d’Italia, di un personaggio potente, del nostro connazionale forse più noto al mondo, di un politico amato e odiato come mai altri prima di lui (a eccezione di Benito Mussolini), c’è un’inesauribile teoria di buchi neri, di questioni controverse, di domande poste mille volte ma spesso lasciate senza risposta…

Tante domande, a partire dalla principale: su Berlusconi crediamo di sapere già tutto. Abbiamo visto tutto, letto tutto. Ma è proprio vero?

Una storia italiana, pubblicato da Chiarelettere, esplora sistematicamente, oltre agli eventi noti, quelli sconosciuti, dimenticati, sottovalutati e talvolta oscuri che lo hanno visto protagonista. L’origine dei suoi primi milioni. Le vere ragioni della sua “discesa in campo”. L’episodio della tangente che, se fosse stata scoperta nel 1993 dai magistrati di Mani Pulite, avrebbe probabilmente cambiato il corso del suo destino e di quello del paese. Tutte le leggi ad personam e i sotterfugi che gli hanno permesso di uscire (quasi) indenne dai processi.

Il 26 gennaio 1994 tutto sembrava improvvisamente vecchio tra le macerie polverose dei partiti di governo della cosiddetta Prima Repubblica, disintegrati da Mani pulite e dalle bombe stragiste dei mafiosi.

Erano i tempi di “Drive in” e “Colpo grosso”, _ del “Pranzo è servito” e “Ok il prezzo giusto”: trasmissioni “nazional popolari” in onda sulle reti di Fininvest, poi diventata Mediaset. Per cui ad una parte degli italiani, cresciuta fin dagli anni Ottanta con la tv commerciale, con nuovi canoni estetici e la voglia di ammirare cose nuove, non poteva non piacere quel cinquantenne di successo, imprenditore in vari campi (tv, edilizia, calcio), che parlava in maniera non paludata, usava kit e meccanismi comunicativi del marketing aziendale.

Quei nove minuti e rotti di trent’anni fa sembrano durare ancora, nonostante la recente dipartita. Il Cavaliere aveva sdoganato il Movimento sociale italiano di Gianfranco Fini e una comunità politica di destra che solo grazie o a causa di quella scelta ora è tutta al potere con una donna sola al comando.

E l’opposizione? In qualche modo, più o meno in buona fede, l’antiberlusconismo lo ha aiutato a non tramontare mai…

Una vicenda quella di Berlusconi, come raccontata da Barbacetto, che ha attraversato molte generazioni e consente di riflettere sulla contemporaneità, specie dopo la sua dipartita senza false inibizioni e censure sia per chi l’ha contestato sia per chi l’ha idolatrato.

 

Buona lettura.

 

Vincenzo Candido Renna

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