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QUALI SONO I TRE PASSI PRIMA DEL CONTENZIOSO BANCARIO?

Immaginiamo che un cliente ritenga che la banca, nel corso del rapporto di conto corrente, abbia addebitato illegittimamente alcuni importi. Cosa può fare il cliente? può agire nei confronti della banca stessa per ottenere la restituzione dell’importo indebitamente percepito oppure, se il conto è ancora aperto, per la rideterminazione del saldo di conto corrente.

Ma il processo è retto da alcune regole e non bisogna commettere l’errore di imbattersi in un giudizio senza essersi preparati adeguatamente.

Vediamo come.

 

 

Qual è il primo passo prima del contenzioso bancario?

Il primo passo, prima di imbattersi in un giudizio bancario, è quello di procurarsi la documentazione bancaria necessaria e, nello specifico, copia del contratto e/o dei contratti in essere con la banca e di tutti gli estratti conto.

Si tratta in realtà di una regola che vale tanto lato banca, quanto lato cliente.

Il correntista, ma anche la banca, che intenda agire in giudizio deve fornire la prova dei propri assunti (delle proprie tesi) e produrre la documentazione a base delle proprie richieste.

Il cliente quindi potrà rivolgersi alla banca, con richiesta scritta, per ottenere la documentazione bancaria mancante, relativa però ai 10 anni precedenti la richiesta, e la banca dovrà dare riscontro entro un termine massimo di 90 giorni.

Può sembrare un aspetto banale ma avere disponibilità della documentazione costituisce il presupposto per qualunque iniziativa di natura giudiziaria.

 

Qual è il secondo passo del contenzioso bancario, dopo aver scritto alla banca?

Immaginate di aver deciso di promuovere azione giudiziale e di aver già inviato una richiesta scritta alla banca per ottenere la documentazione mancante, ma questa non risponda sperando in una desistenza del correntista.

Cosa può fare il cliente?

Secondo un crescente orientamento della giurisprudenza, in questo caso il cliente può agire giudizialmente con un decreto ingiuntivo chiedendo al Giudice l’ingiunzione alla consegna della documentazione richiesta.

In alternativa, il correntista potrebbe agire in giudizio e chiedere, in corso di causa, al giudice di ordinare alla banca la consegna della documentazione bancaria occorrente.

Sul punto, è importante fare una precisazione.

Una parte della giurisprudenza ritiene che la documentazione bancaria possa essere richiesta dal correntista anche per la prima volta durante il processo, anche in mancanza di previa richiesta scritta prima del giudizio.

Tuttavia, esiste un consistente indirizzo giurisprudenziale che ritiene che il correntista non può chiedere al giudice di rivolgere alla banca un ordine di esibizione della documentazione bancaria se prima del giudizio non abbia fatto espressa richiesta scritta alla banca stessa. Perché? Perché tale indirizzo ritiene che il presupposto per l’emanazione di tale ordine è che la parte si trovi nell’impossibilità di produrre essa stessa in giudizio i documenti e che tale impossibilità sia provata.

 

Qual è il terzo passo del contenzioso bancario? Cosa fare se la documentazione bancaria non si può avere?

La regola generale è che il cliente che agisca in giudizio verso la banca debba dare prova dei fatti costitutivi del suo diritto e, a tal fine, debba produrre tutti gli estratti conto dall’inizio del rapporto.

Cosa succede però se sono passati più di dieci anni dall’apertura del conto corrente? La giurisprudenza ancora prevalente ritiene che non si possa pretendere dalla banca un obbligo di conservazione della documentazione bancaria superiore ai 10 anni dalla richiesta. La banca dunque potrà legittimamente rifiutarsi di consegnare la documentazione che supera il limite decennale.

E quindi, cosa fare?

Verrebbe da pensare: se non dispongo di tutti gli estratti conto da inizio del rapporto non posso fare altro che rinunciare all’azione nei confronti della banca.

In realtà, la Cassazione ha affermato che il correntista, che agisce per la restituzione, può limitare la propria pretesa a un dato periodo di svolgimento del conto, circoscrivendo il proprio raggio di azione alle somme percepite dalla Banca nell’ambito di un determinato periodo di svolgimento del conto”.

 

In altri termini, si è detto che è sempre “possibile chiedere meno del proprio diritto”, perché “un simile atteggiamento giova – certo, non può nuocere – alla banca convenuta”.

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