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SPUTIAMO SU HEGEL ED ALTRI SCRITTI

di Carla Lonzi

SPUTIAMO SU HEGEL ED ALTRI SCRITTI

A cura di Annarosa Buttarelli

 

Carla Lonzi, critica d’arte, scrittrice e femminista.  “Carla Lonzi e il gruppo da lei fondato rappresentarono un’avanguardia perché furono in grado di anticipare con largo margine i punti focali che sarebbero poi appartenuti all’intero movimento femminista, riuscendo ad intuire sin dal principio l’imprescindibilità di alcune pratiche quali il separatismo e l’autocoscienza. Rappresentarono anche un’esperienza assolutamente originale, per alcuni caratteri distintivi, come l’utilizzo costante della scrittura, l’importanza ad essa attribuita e la conseguente pubblicazione di numerosi testi attraverso la fondazione di una propria casa editrice, chiamata essa stessa Rivolta Femminile

 

“Sputiamo su Hegel”, di recente, grazie alla casa editrice La Tartaruga, è ritornato nelle vetrine delle librerie e, soprattutto, tra le mani di noi lettori.

Cinquanta anni ben portati di un saggio che rappresenta un elemento fondante del femminismo italiano ed europeo.

La raccolta di scritti di Lonzi viene curata da Annarosa Buttarelli, che associa al pamphlet principale i cosiddetti scritti minori, ça va sans dire, La donna clitoridea e la donna vaginale.

L’autrice scrive:

“…Nel principio femminile Hegel ripone l’a-priori di una passività nella quale si annullano le prove del dominio maschile. L’autorità patriarcale ha tenuto soggetta la donna e l’unico valore che le viene riconosciuto è quello di esservisi adeguata come a una propria natura”.

In quanto donna e femminista, la scrittrice si rivolge esclusivamente alle donne perché solo nello scambio tra pari può avvenire quella autocoscienza necessaria per capire la questione femminile e distruggere il patriarcato. L’autrice “non sputa” solo su Hegel, ma anche su Marx, Lenin, Freud e tutti quei teorici che hanno basato il loro pensiero filosofico, storico, sociologico sulla subordinazione della donna, dando per scontato il suo ruolo di accudimento e lontananza dal lavoro produttivo, decifrandone la sessualità da un punto di vista esclusivamente maschile e borghese.

Si chiede tra l’altro l’autrice: “Che senso ha parlare di clitoride come di un organo unico nel complesso dell’autonomia umana”? È un sesso, semplicemente, ed ha un rapporto di equivalenza col pene in quanto centro del piacere, ma equivalenza non significa uguaglianza in dimensione ridotta.

Le asperità lessicali e l’estremismo delle posizioni vanno contestualizzate e storicizzate, e questo rende il pensiero di allora della scrittrice, nonostante la distanza temporale, contemporaneo.

La parità di genere che pare costituire, seppure in astratto, un obiettivo di sostenibilità imprescindibile della società moderna, sembra rendere giustizia alla lotta femminista di Lonzi, che negli anni ’70 lottava a viso aperto e penna calda contro il tentativo di sottomissione della donna operato da una cultura maschile e patriarcale.

L’autrice offre una prospettiva diversa rispetto alla mera uguaglianza tra i sessi. Al contrario, sembra sublimare il principio della diversità chiedendo di problematizzarla al fine di tutelare la loro separazione e le differenze, per non appiattire il femminile sullo sguardo maschile dominante.

La rilettura di Carla Lonzi nel 2023 accende una luce su un dibattito che può accogliere ancora più persone di quanto stia già facendo, permettendo che l’autocoscienza si allarghi dal sé alle collettività, in un paese in cui la consapevolezza di genere, nonostante le buone intenzioni, è ancora molto lontana.

Buona lettura.

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