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SPARE

del Principe Harry Windsor

SPARE

Il minore

La lettura di questa “biografia romanzata” del “piccolo” Duca di Sussex, che si è presentato al mondo come la riserva (in inglese “spare”) di Sua Maestà Carlo III d’Inghilterra, può essere un modo per rafforzare lo spirito repubblicano di ciascuno di noi.

Un’operazione commerciale di poco preceduta da una “miniserie di Netflix” e la video intervista alla TV Inglese; un “non capolavoro”,  che rappresenta il tentativo riuscito di monetizzare recriminazioni e un certo sentimentalismo infantile e rococò.

Quanto appena sostenuto è confortato, tra l’altro, da errori grossolani, come quello di riferire alla madre, prima di morire nel tragico sinistro di Parigi, il regalo della Xbox; parliamo del 1997, ben 4 anni prima l’uscita sul mercato della nota “console”.

Si avverte l’esigenza da parte dell’Autore (o del Suo ghostwriter) di raggiungere la pancia del lettore usando un lessico da reality da Instagram più che da romanzo rosa.

Spare raccoglie una sequela di aneddoti, situazioni, tensioni, litigi, recriminazioni tra Harry e i suoi parenti, principalmente il fratello William, che da alleato per la vita è diventato «arcinemico». Nel panorama letterario dedicato alla royal family mai, nessun membro (neanche Diana, il cui memoir non ufficiale, La vera storia dalle sue parole, lo ha pubblicato il giornalista Andrew Morton) era mai arrivato a tanto: raccontare, con dovizia di particolari (anche troppi), cosa si nasconde sotto i pesanti tappeti delle residenze reali.

Tuttavia, il dolore raccontato dal Principe Harry ha quel che di scontato e di prevedibile, che non consente di solidarizzare fino in fondo con l’autore, se non per quel minimo sindacale, comunque dovuto, per la tragedia di un infante rimasto prematuramente orfano.

Da salvare c’è, forse, la descrizione dei luoghi in cui si sviluppa la storia da Londra a Windsor, da Sandringham a Balmoral, passando per l’Afghanistan e arrivando ovviamente in California, nuova residenza di Harry e di sua moglie Meghan Markle.

In particolare, la storia d’amore con Meghan sembra una puntata di “Suits”, la fortunata serie Netflix, che ha reso famosa l’ex attrice californiana.

Più che tra le pagine di una auto-biografia, si ha l’impressione di trovarsi dinanzi ad un Confessionale del “Grande Fratello”, dove il Fratello piccolo dell’erede al trono, sembra recriminare per il peso ingombrante dell’ombra di William.

Più che di “caso letterario” si rischia il “caso clinico”, un tentativo parzialmente riuscito di avocazione a sé dell’analfabetismo, un tempo dilagante solo tra le classi meno abbienti e che ora pare vada di moda anche tra gli aristocratici per giunta di sangue blu.

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