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COSA NE È DELLA SOSPENSIONE DEL CODICE APPALTI CHIESTA DALL’ANTITRUST?

Il presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza, meglio nota come Antitrust, Roberto Rustichelli ha inviato al Governo Draghi le proposte dell’Autority per il disegno di legge per la concorrenza, rispondendo alla richiesta che il premier aveva fatto durante il discorso per la fiducia al Senato.

In materia di  appalti, il suggerimento è quello di sospendere temporaneamente il Codice per velocizzare la realizzazione delle opere finanziate con il Recovery fund, introducendo “una disciplina speciale riservata esclusivamente a tali procedure, in relazione alle quali troverebbero applicazione le sole norme contenute nelle direttive europee del 2014, con le dovute integrazioni laddove non siano immediatamente self-executing”.

Nel mirino dell’ Antitrust anche il capitolo legato alle “proroghe automatiche delle concessioni”. Annota l’Autorità: “gli interventi adottati nel 2019 e 2020 “anziché ampliare le opportunità di ingresso di nuovi operatori hanno mantenuto ingessata la struttura di molti mercati, anche prorogando la durata delle relative concessioni”.

La risposta, pertanto, è quella di abrogare le norme che ne prorogano indebitamente la durata, al contempo, adottando, in tempi brevi, una nuova normativa che preveda l’immediata selezione dei concessionari in base a principi di concorrenza, imparzialità, trasparenza e pubblicità e stabilire il ricorso alla procedura competitiva anche per la determinazione dei canoni concessori e la reintroduzione dei vincoli all’utilizzo della sub-concessione. Altra proposta dell’Antitrust è quella di portare all’80%, come negli altri settori, la quota (oggi al 60%) di contratti che i titolari di concessioni autostradali devono esternalizzare tramite procedure ad evidenza pubblica.

 

Il punto di vista di ANAC

Di direzione contraria l’Autorità nazionale anticorruzione, secondo l’attuale presidente, Giuseppe Busia, infatti:  “Non si può immaginare una semplice sospensione, totale e immediata, del Codice, con il ricorso alle sole direttive europee, tale scelta, lungi dal portare un’accelerazione, rischierebbe di bloccare le gare per l’improvvisa assenza di riferimenti certi“.

Critici anche i sindacati delle costruzioni e per quanto riguarda i costruttori dell’Ance sostengono, invece, che “il Codice di fatto è già sospeso da tempo e le norme in materia di lavori pubblici sono solo ormai un guazzabuglio” per cui la polemica è ingiustificata.

A dire il vero, anche a molti esperti di settore appare chiaro come  “il riferimento alle sole direttive appaia di per sé insufficiente,  che potrebbe addirittura provocare un vuoto di sistema, costringendo a stabilire cosa si applica a una serie molto vasta di profili rilevanti rimessi alla disciplina dell’ordinamento interno”.

“Il congelamento tout court del Codice, ad esempio, complicherebbe oltremodo il tema della qualificazione, appesantendo le procedure perché le imprese dovrebbero dimostrare gara per gara la propria capacità esecutiva, ora invece, la verifica è ‘una tantum’ per tutte le gare svolte in un determinato periodo.

Altri disguidi, rivenienti dalla sospensione del codice degli appalti, sono collegati alla programmazione e alla progettazione, alla contabilità dei lavori, alla fase esecutiva e alle varianti“.

Appare non più procrastinabile una semplificazione nell’applicazione del Codice dei contratti pubblici, mediante un ricorso più accentuato alla Banca dati nazionale dei contratti pubblici,   accelerando l’iter della “transizione digitale delle procedure di appalto, che necessitano di adeguata formazione  e qualificazione delle stazioni appaltanti e dalla sostanziale riduzione di adempimenti e oneri per le imprese, di particolare pregio l’istituzione proposta del “fascicolo virtuale dell’operatore economico”.

 

Conclusioni

Occore osservare quanto segue:

  1. il codice degli appalti, che da parte di taluni si intende sospendere in favore delle direttive europee aventi lo stesso oggetto, è un falso problema, perché di fatto le recepisce al suo interno, nella misura dell’80%;
  2. il codice degli appalti attendeva per la piena operatività delle specifiche linee guida ANAC, che non sono intervenute, poi il c.d. “decreto Sbloccacantieri” del governo Conte 1 ne ha sospeso alcune parti; poi il “decreto Semplificazioni” ne ha sospese altre; più il “decreto Milleproroghe” che ha sospeso altri istituti. Non per ultimo, ci doveva essere un Regolamento che doveva entrare in vigore a dicembre 2020 e che non è mai arrivato”.

Ecco che un raccordo normativo definitivo appare necessario, non fosse altro per impedire che i molti contrasti e rinvii di norme possano impedire di avviare le opere pubbliche o di completarle, perché bloccate da defatiganti contenziosi amministrativi.

Raccordo normativo che dovrà “ridurre i tempi morti, e per farlo bisogna migliorare il Codice degli Appalti, semplificando alcuni iter autorizzativi (VIA, Conferenza dei Servizi, pareri delle Sovra intendenze, ecc.). Obiettivo importante che potrà essere conseguito con le famose tre C: competenza, collaborazione, condivisione, non solo corollari del principio costituzionale del “buon andamentoart. 97 Cost., espressione di una  P.A. capace di innovare ed innovarsi, cambiando l’approccio con gli stakeholder del mercato dei lavori pubblici.

Obiettivo che non potrà favorire il dumping contrattuale o peggio ridurre le tutele e le procedure poste oggi a garanzia della legalità e trasparenza.

Non potrà giammai passare il messaggio che l’opacità delle relazioni e l’illegalità possono rappresentare le basi per la semplificazione degli appalti pubblici e per la gestione delle risorse del Recovery Fund.

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