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SANTU SITRU ED ALTRI RACCONTI

di Massimo Vaglio

SANTU SITRU

ed altri racconti

 

Massimo Vaglio cultore di scienze gastronomiche e profondo conoscitore della flora e della fauna di Terra d’Otranto. Pubblicista oltre che autore di racconti e di testi di cultura gastronomica, ha curato rubriche del settore per numerosi periodici ed ha pubblicato con la casa editrice Besa diversi libri (i due “piccoli codici” su lampascione e cozza, su tutti) che sono considerati a pieno titolo libri di estetica de food . Sino all’ultimo saggio “Santu Sitru” (Edizioni Parasàula).

Dodici racconti, che ripropongono con un tratto di scrittura originale, paesaggi di altri tempi, il mare, la terra, il centro storico con i suoi basoli e le sue cantine, profumi e odori, attrezzi desueti, l’intrecciarsi di storie di emozioni di un tempo lontano.

L’autore riesce, così bene, a rappresentare i luoghi e gli oggetti di un tempo perduto: gli anni ’60 che, la memoria sembra riposare nei cassetti o sui tavoli.

La memoria è dappertutto: nelle anfore o nella nafta, tra le spolette al fulminato (capsule di mercurio), nell’”Antireumina Cutolo” (Chinino di Stato) e nel “vino battezzato o per finire all’aranciata “Santa Maria”.

Ecco che nei racconti di Vaglio gli oggetti diventano “intermediari convenienti”, quasi “obsolescenti postulati culturali”, non sono strumentali alla narrazione ma parte integrante di essa.

I personaggi parlano di paradisi perduti, di odori e colori, di Santu Sitru ancora non violentata dall’abusivismo e dall’incuria, delle cantine di una volta, delle case coloniche e dei poderi assegnati dall’Ente riforma fondiaria, prive di servizi, acqua potabile, luce, ma così ricchi di esistenza, di vita.

Un album di idiosincrasie dove la richiesta di felicità fa intravedere ciò che l’uomo di oggi si vede rifiutare dal suo mondo tecnologico, “la c.d. civiltà del riscaldamento”.

Nel linguaggio di “Santu Sitru” gli intingoli e i manicaretti culinari, le aguglie sono vere e proprie esistenze, alla stessa stregua dei personaggi dei racconti e Vaglio nella descrizione della cucina di altri tempi migra dalla prosa alla poesia accarezzando il palato del lettore come solo a lui è consentito fare.

Massimo Vaglio restituisce dignità e recupera il prestigio di quella che Egli chiama “umanità fossile”, già allora anacronisticamente fuori dal tempo, capace di restituire valore agli ultimi scampoli di una millenaria civiltà contadina, che presto sarebbe stata definitivamente uccisa: “uccisa dalla civiltà del riscaldamento”, dal troppo pieno del tempo presente, cosi pieno di tecnologia e vuoto di esistenza.

“Santu Sitru”, parafrasando Sartre sembra ricordarci un principio ormai desueto: “l’esistenza è un pieno a cui l’uomo non dovrebbe sottrarsi”.

 

Vincenzo Candido Renna

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