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ROVESCIARE IL ‘68

Tempo di lettura: 2 minuti

di Marcello Veneziani

ROVESCIARE IL ’68

Pensieri contromano su quarant’anni di conformismo di massa

 

Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. Proviene da studi filosofici. Ha fondato e diretto riviste, ha scritto su vari quotidiani e settimanali. È stato commentatore della Rai.
Si è occupato di filosofia politica scrivendo vari saggi tra i quali La rivoluzione conservatrice in Italia, Processo all’Occidente, Comunitari o liberal, Di Padre in figlio, Elogio della Tradizione, La cultura della destra e La sconfitta delle idee (editi da Laterza), I vinti, Rovesciare il ‘68,Dio, Patria e Famiglia, Dopo il declino (editi da Mondadori), Lettere agli italiani.

È poi passato a temi esistenziali pubblicando saggi filosofici e letterari come Vita natural durante dedicato a Plotino e La sposa invisibile, e ancora con Mondadori Il segreto del viandante e Amor fati, Vivere non basta, Anima e corpo e Ritorno a sud. Ha poi pubblicato con Marsilio Lettera agli italiani (2015), Alla luce del mito (2016), Imperdonabili. Cento ritratti di autori sconvenienti (2017), Nostalgia degli dei (2019) e Dispera bene (2020). Inoltre, Tramonti (Giubilei regnani, 2017) e Dante nostro padre con Vallecchi, 2020.

“Rovesciare il ’68”, saggio pubblicato per Mondadori nel 2008, consente all’Autore di esprimere con acume e ironia, che lo contraddistinguono nel panorama della “saggistica politica”, le contraddizioni e le ipocrisie di un momento topico della storia moderna.

Convincente la scelta di Veneziani di collegare, attraverso un nesso narrativo accattivante, frammenti di storia tra loro diversi e apparentemente autonomi.

Il pamphlet si muove su un progetto di scrittura ben congegnato su tre pilastri:  descrivere in breve cosa fu il ’68, narrare cosa resta e quali sono le sue rovine oggi ingombranti e, infine, capovolgere il ’68 attraverso l’uso creativo e trasgressivo della tradizione.

L’autore mette a nudo l’ipocrisia conformista di un racconto, che troppo spesso dimentica che nella stragrande maggioranza “i sessantottini” erano figli della borghesia, dell’alta borghesia e, a Roma, perfino dell’aristocrazia (Potere Operaio, Potop in gergo, era soprannominato “molotov e champagne”). Aporie di classe da far rivoltare nella tomba il vecchio Marx.

I maggiori leader del ’68, ad eccezione di pochissimi, erano in perfetta malafede: volevano conquistare le prime pagine del Corriere della Sera, e se possibile, la direzione.

Dalla giacca all’eskimo, il ’68 è stato anche folklore e conformismo sotto molteplici aspetti: dall’abbigliamento al linguaggio, dalla letteratura al cinema.

Incompiuto come rivoluzione politica, per Veneziani, il ‘68 si è mutato in ideologia radical, conformismo di massa e canone di vita. Ha distrutto i valori della tradizione, dell’educazione, della religione, mandando in frantumi scuola e famiglia, lasciandoci in eredità un’ideologia libertina e permissiva sul piano dei valori e dei doveri, dei costumi e dei linguaggi, ma intollerante e repressiva verso chi non si riconosce in quel movimento libertario, nei suoi codici e modelli.

Nel ’68 “il Potere tirò a campare e non tirò le cuoia e il Gattopardo si fece doroteo”; Veneziani, con il suo saggio, offre al lettore un percorso narrativo originale e soprattutto le chiavi per guardare ad una epoca storica senza infingimenti e narrazioni apologetiche dell’eskimo.

 

Vincenzo Candido Renna

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