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RIPRENDIAMOCI LO STATO

Tempo di lettura: 4 minuti

di Sergio Rizzo e Tito Boeri

RIPRENDIAMOCI LO STATO

Come l’Italia può ripartire

Sergio Rizzo – Editorialista e Vice Direttore di Repubblica, in passato ha scritto per Corriere della Sera, Milano Finanza, Il Mondo e il Giornale. Scrittore di numerosi saggi di inchiesta, tra i tanti il celeberrimo La Casta (Rizzoli 2007) con Gian Antonio Stella e, ancora con lo stesso autore, La Deriva (Rizzoli 2009), Rapaci (Rizzoli 2009), La Repubblica dei brocchi (Feltrinelli 2016), Il Pacco (Feltrinelli 2018), La memoria del Criceto (Feltrinelli 2019).

Tito Boeri – Professore ordinario Economia del Lavoro – Università Bocconi, è stato Consulente del Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, OCSE, Commissione Europea e Governo italiano, Presidente dell’INPS dal dicembre 2014 a febbraio del 2019. Autore di numerosi saggi economici e di saggi di inchiesta tra i tanti: Il muro delle pensioni (Sole 24 ore 2000), Meno pensioni più welfare (Il Mulino 2002), La crisi non è uguale per tutti (Rizzoli 2009), Parlerò solo di calcio (Il Mulino 2012).

 

Saggio davvero interessante, che unisce “la penna” di due intellettuali di alto rango, tra i pochi capaci di dare del “TU” alla realtà fotografandola per quella che è, senza infingimenti e ricca di contraddizioni, fragilità, illegalità, disfunzioni, ma anche opportunità, occasioni da cogliere, porte da aprire, luci da accendere sul futuro solo apparentemente già scritto.

Lo stile narrativo, privo di bizantinismi e di una retorica prêt-à-porter, apre ad una serie di fatti e mis-fatti ed aneddoti che hanno caratterizzato la storia più o meno recente del nostro Paese.  Su questo scenario gli autori calano una analisi obiettiva: numeri, circostanze fattuali, provvedimenti emanati e non;  giammai un preventivo “stigma”, che per quanto appaia scontato come conclusione, è lasciato al giudizio ultimo del lettore.

Ecco che, nella qualità di lettore riconosco allo “scritto” la capacità di avermi offerto le lenti corrette per guardare al sistema burocratico per quello che è, o meglio, che è diventato, nonostante l’argine della Costituzione, un labirinto inestricabile costruito con lo scopo principale di deresponsabilizzare il più possibile la burocrazia da un lato e sul versante opposto la politica. Bello il neologismo coniato dagli Autori Poliburocrazia.

Nel solco della tradizione linguistica anglosassone, capace di declinare più cose in poche parole, Rizzo e Boeri riescono, nella lingua di Dante, con il “solo” lemma Poliburocrazia a racchiudere all’interno l’intreccio perverso di storie di malcostume ed alibi precostituiti a tale fine; sullo sfondo noi cittadini che da portatori di sovranità in astratto regrediamo al ruolo di sudditi in concreto.

Altro problema, attentamente, esaminato dal saggio è l’esondazione legislativa. Troppe leggi, leggine, prevalentemente decreti legge, scritti male e interpretati peggio, in un Italiano incomprensibile, spesso sgrammaticato, sicuramente, contraddittorio – confuso, farraginoso, pieno di rimandi e con la vaga idea di regolare anche i dettagli e le minuzie delle relazioni umane; il risultato pessimo.

Il paradosso del Legislatore iper prolifico assume caratteri grotteschi e, talvolta, comici atteso anche il depauperamento delle funzioni del Parlamento, superato dal ricorso estremo alla “decretazione”; perché in Italia, tutto (o quasi) è figlio dell’emergenza, oggi il covid, ieri le banche, Alitalia, etc…

Ipertrofia, vaghezza e farraginosità delle leggi creano le condizioni per il verificarsi dell’anomalia del “Giudice legislatore” o “Co-legislatore” esposto alla tentazione dell’onnipotenza, surrogato del potere politico più che controllore; anche questa inquietante prospettiva è illuminata nel saggio da una aneddotica piuttosto circostanziata.

Le paratie della democrazia del nostro Paese, piuttosto fragili, potrebbero reggere solo se si ripristinasse un equilibrio tra i diversi poteri dello Stato e, soprattutto, “Se il legislatore evitasse di disciplinare i dettagli inutili della nostra quotidianità e dettasse pochi precetti semplici sui nostri veri problemi, solo così, la magistratura potrebbe evitare un’impropria azione di supplenza giudiziaria, alla quale è costretta spesso contro la sua vocazione e, soprattutto, contro i suoi desideri”.

Per un vecchio adagio “Se non porti una soluzione sei parte del problema”!

Il libro ne individua alcune caratterizzate da un comune approccio genuinamente “riformista”, impregnate di “buon senso”, purtroppo, del tutto assente dal mainstream.

Per riprendersi lo Stato occorrerà per Rizzo e Boeri puntare sulle “competenze tecniche” anziché sullo spoil system: cambiare vertici amministrativi in funzione di chi vince di volta in volta le elezioni può funzionare in sistemi politici stabili come quello USA. Sistemi politici instabili come quello italiano necessitano invece di vertici amministrativi stabili, autorevoli, competenti, nominati in maniera effettivamente meritocratica e trasparente.

E ancora, “integrare professionisti”. Disponiamo di una macchina amministrativa con assai prevalente background giuridico, mentre sempre di più necessitiamo di ingegneri, attuari, analisti dati, geologi, medici.

Sarà fondamentale introdurre uno stress test prima del varo di ogni legge: spesso le molte leggi entrate in vigore semplicemente falliscono per mancanza dei decreti attuativi, o perché non si è adeguatamente ascoltata l’amministrazione competente in sede di stesura finale del testo.

And last but not least occorrerà “misurare i risultati”. In base al giudizio dell’utente, sul modello dell’azienda privata, per aumentare il livello di servizio è indispensabile integrare sempre più il giudizio dell’utente nella misurazione della performance dell’amministrazione.

Il PNRR sembra costituire una occasione imperdibile, forse unica, per cercare di allineare la macchina amministrativa e la classe dirigente ai bisogni del Paese.

Riprendiamoci lo Stato consente di guardare al futuro come un magazzino di possibilità, una serie di orizzonti temporali aperti e centrati sul presente. Un orizzonte che, come le nostre vite, avanza lungo l’asse dei presenti successivi.

Ambizioso l’obiettivo propostoci “riprendersi lo Stato facendo ripartire il Paese”; per Rizzo e Boeri essere “rinunciatari”, evidentemente, è un lusso che non possiamo permetterci.

 

Buona lettura.

 

Vincenzo Candido Renna

 

 


 

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