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RIFORMA DEI REATI TRIBUTARI: Legge 19 dicembre 2019, n. 157

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Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, recante disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili (G.U. n. 301 del 24 dicembre 2019)

In una precedente pubblicazione vi abbiamo informato delle importanti novità introdotte in materia di reati tributari dall’art. 39 del Decreto Legge n. 124/2019 (cd. “Decreto Fiscale”) avente ad oggetto Disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 26/10/2019, primo tra tutti l’introduzione dei “reati tributari” all’interno dell’elenco dei reati presupposto previsti dal D.Lgs. n. 231/2001.

Questo contributo ha lo scopo di aggiornare il precedente scritto a seguito delle modifiche apportate in sede di conversione, in materia di reati tributari, dalla Legge 19 dicembre 2019 n. 157, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale il 24 dicembre 2019.

Di seguito le modifiche apportate in sede di conversione con riferimento

  • alla pena della reclusione
  • alle soglie di punibilità
  • alle circostanze attenuanti ed alle cause di punibilità
  • alla confisca per sproporzione
  • al d.lgs. n. 231/2001 in relazione alla commissione dei delitti previsti dal d.lgs. n. 74/2000


Con riferimento alla pena della reclusione.

Come abbiamo già visto nella nostra precedente pubblicazione con il Decreto Legge n. 124/2019 il Legislatore ha inasprito drasticamente le pene della reclusione previste per gli evasori e diminuito le soglie di punibilità. Tuttavia, in sede di conversione in legge ha diminuito la pena massima per il reato di dichiarazione infedele portandola dai 5 anni previsti nel Decreto Legge a 4 anni e 6 mesi e la pena massima del reato di omessa dichiarazione diminuita a 5 anni rispetto ai 6 anni originariamente previsti nell’anzidetto decreto.


Con riferimento alle soglie di punibilità.

Il decreto legge n. 124/2019 aveva previsto la diminuzione della soglia di punibilità per i reati di dichiarazione infedele (il valore dell’imposta evasa era stato abbassato da € 150.000,00 a € 100.000,00), di omesso versamento delle ritenute dovute o certificate (il limite delle somme dovute e non versate che avrebbe fatto scattare la sanzione scendeva da € 150.000,00 ad € 100.000,00) e omesso versamento dell’Iva (il limite minimo della somma dovuta e non versata passava da € 250.000,00 ad € 150.000,00 per ciascun periodo di imposta).

La legge di conversione ha riportato le soglie di punibilità previste per il reato di omesso versamento delle ritenute certificate e per quello di omesso versamento dell’Iva ai livelli originari introdotti dalla riforma del 2015 e pertanto rispettivamente ad € 150.000,00 (per il primo delitto) ed € 250.000,00 (per il secondo delitto).


Con riferimento alle circostanze attenuanti ed alle cause di non punibilità.

L’unica modifica apportata in sede di conversione del Decreto Legge 124/2019 è la sostituzione per il delitto di dichiarazione infedele  (art. 4 D.Lgs. n. 74/2000) dell’avverbio “singolarmente” con “complessivamente” pertanto è previsto che non danno luogo a fatti punibili le valutazioni che complessivamente considerate differiscono in misura inferiore al 10 per cento da quelle corrette.


Con riferimento alla confisca allargata o per sproporzione per le fattispecie penal-tributarie.

Abbiamo già visto nel precedente contributo che il cd. “Decreto Fiscale” non si è limitato ad inasprire le pene ed abbassare le soglie di punibilità per i reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, nel modo e nella misura in cui abbiamo detto, ma ha esteso anche la confisca cd. allargata o per sproporzione a tali reati, introducendo casi particolari e prevedendoli all’art. 12 ter del d.lgs. n. 74/2000.

Tuttavia, in sede di conversione in legge, è stato ristretto l’ambito di applicazione della norma alle violazione degli articoli 2, 3, 8 ed 11 mentre la versione originaria contenuta nell’anzidetto Decreto Legge prevedeva la sua applicazione ad un numero più ampio di delitti e, nello specifico, a quelli di cui agli articoli 2, 3, 4, 8, 10, 10 quater, 11 del D.Lgs. n. 74/2000.

Di seguito si riporta la norma di legge.

Art. 12-ter. Casi particolari di confisca.

1. Nei casi di condanna o di applicazione della pena su richiesta a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale per i delitti di seguito indicati, si applica l’articolo 240-bis del codice penale quando:

a) l’ammontare degli elementi passivi fittizi è superiore a euro duecentomila nel caso del delitto previsto dall’articolo 2;

b) l’imposta evasa è superiore a euro centomila nel caso del delitto previsto dall’articolo 3;

c) l’importo non rispondente al vero indicato nelle fatture o nei documenti è superiore a euro duecentomila nel caso del delitto previsto dall’articolo 8;

d) l’ammontare delle imposte, delle sanzioni e degli interessi è superiore a euro centomila nel caso del delitto previsto dall’articolo 11, comma 1;

e) l’ammontare degli elementi attivi inferiori a quelli effettivi o degli elementi passivi fittizi è superiore a euro duecentomila nel caso del delitto previsto dall’articolo 11, comma 2.


Con riferimento al d.lgs. n. 231/2001 in relazione alla commissione dei delitti previsti dal d.lgs. n. 74/2000.

Nel rimarcare che una delle più importanti novità del Decreto Fiscale ha riguardato l’introduzione dei “reati tributari” all’interno dell’elenco dei reati presupposto previsti dal D.Lgs. n. 231/2001 (il comma 2, dell’art. 39 del citato Decreto Legge n. 124/2019 ha inserito infatti all’interno del D.Lgs. 231/2001 l’art. 25-quinquiesdecies -Reati tributari – in virtù del quale “In relazione alla commissione del delitto di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti previsto dall’articolo 2 del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, si applica all’ente la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote”), si rimanda al contenuto della nostra precedente pubblicazione e si aggiunge che  la legge di conversione si è preoccupata di specificare le sanzioni pecuniarie applicabili all’ente in ipotesi di commissione di reati tributari.

Di seguito si riporta l’articolo di riferimento come novellato dalla Legge n. 157/2019.

Dopo l’articolo 25-quaterdecies del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e’ aggiunto il seguente:

 Art. 25-quinquiesdecies. – (Reati tributari). – 1. In relazione alla commissione dei delitti previsti dal decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, si applicano all’ente le seguenti sanzioni pecuniarie: a) per il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti previsto dall’articolo 2, comma 1, la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote;  b) per il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, previsto dall’articolo 2, comma 2-bis, la sanzione pecuniaria fino a quattrocento quote; c) per il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, previsto dall’articolo 3, la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote; d) per il delitto di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, previsto dall’articolo 8, comma 1, la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote; e) per il delitto di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, previsto dall’articolo 8, comma 2-bis, la sanzione pecuniaria fino a quattrocento quote; f) per il delitto di occultamento o distruzione di documenti contabili, previsto dall’articolo 10, la sanzione pecuniaria fino a quattrocento quote; g) per il delitto di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, previsto dall’articolo 11, la sanzione pecuniaria fino a quattrocento quote. 2. Se, in seguito alla commissione dei delitti indicati al comma 1, l’ente ha conseguito un profitto di rilevante entità, la sanzione pecuniaria e’ aumentata di un terzo. 3. Nei casi previsti dai commi 1 e 2, si applicano le sanzioni interdittive di cui all’articolo 9, comma 2, lettere c), d) ed e).


Effetti sul piano processuale e sostanziale dell’innalzamento della pena della reclusione prevista per i reati tributari.

Dal punto di vista processuale l’innalzamento della pena della reclusione a 5 anni per il delitto di omessa dichiarazione (art. 5, D.Lgs. n. 74/2000) comporta l’applicazione della custodia cautelare in carcere (art. 280, co. 2, c.p.p.) anche per questo delitto.

Dal punto di vista sostanziale invece l’aumento della pena massima prevista della Legge in esame per i reati di cui agli articoli 2, 3, 8 e 10 comporta una dilatazione del termine di prescrizione dei singoli reati, giacché, come è noto, esso deve essere calcolato in combinato disposto degli art. 157 c.p. e 17 comma 1 bis D.L.gs. n. 74/2000, la cui, quest’ultima norma,  stabilisce che i termini di prescrizione per i delitti previsti dagli articoli da 2 a 10 del D.Lgs. n. 74/2000 sono elevati di un terzo.

Per un’analisi più approfondita del Decreto Fiscale, sempre per parte riguardante i reati tributari, si invita alla lettura del precedente articolo essendo rimaste invariate le altre disposizioni contenute nel detto decreto.

   Link utili:

Nardò, 04 giugno 2020.

Avv. Mariagrazia Barretta
mbarretta@rennastudiolegale.it

Renna studio legale (lo “Studio”) è una associazione tra professionisti specializzata nell’assistenza alle imprese con competenze nell’area del diritto civile, del diritto commerciale/societario, del diritto del lavoro, del diritto tributario, del diritto penale e amministrativo. I professionisti dello studio (per info: www.rennastudiolegale.it/professionisti/) hanno maturato esperienza non solo nel campo della consulenza e della gestione dei conflitti, compresi quelli in sede contenziosa, ma anche nell’implementazione di sistemi di compliance aziendale (implementazione modelli di organizzazione, gestione e controllo ex D. Lgs. 231/2001 implementazione di sistemi di prevenzione della corruzione secondo lo standard ISO 37001).

Per maggiori informazioni, potete visitare il nostro sito web: www.rennastudiolegale.it.

DISCLAIMER La presente Nota ha il solo scopo di fornire informazioni di carattere generale. Non costituisce un parere legale né può in alcun modo considerarsi come sostitutivo di una consulenza legale specifica.

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