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QUELLO CHE I SOLDI NON POSSONO COMPRARE

Tempo di lettura: 3 minuti

di Michael J. Sandel

QUELLO CHE I SOLDI NON POSSONO COMPRARE

I limiti morali del mercato

 

MICHAEL J. SANDEL è professore di Filosofia politica e Teoria del governo alla Harvard University. Le sue opere sono state tradotte in tutto il mondo e in Cina nel 2010 è stato definito “il più influente straniero dell’anno”. Spesso ospite di università europee, asiatiche e australiane, ha presieduto dal 2002 al 2005 il Council of Bioetics, un organismo che dipende direttamente dalla presidenza degli Stati Uniti e che esamina le implicazioni etiche delle tecnologie biomediche. Per l’eccellenza del suo insegnamento, gli è stato conferito lo HarvardRadcliffe Phi Beta Kappa Teaching Prize. Tra gli altri suoi libri: Il liberalismo e i limiti della giustizia (Feltrinelli, 1994), Contro la perfezione, L’etica nell’età dell’ingegneria genetica (Vita & Pensiero, 2008), Quello che i soldi non possono comprare, I limiti morali del mercato (Feltrinelli, 2013).

L’autore nel saggio prova a dare una risposta ad una domanda ricorrente tra i filosofi contemporanei: C’è qualcosa che i soldi non possono e non devono comprare? Se sì, che cosa? Quali sono questi beni inviolabili, non negoziabili?

Nel saggio, Sandel, evidenzia come negli ultimi anni la logica del mercato abbia invaso tutte le sfere della vita umana. Secondo il filosofo della Harward University, la società moderna ha subito una vera e propria transizione da mera economia di mercato, con il denaro importante strumento a Società di mercato succube del potere di acquisto del denaro.

Tanti gli esempi e gli aneddoti riportati nel saggio: Saltare una coda, farsi tatuare il corpo con messaggi pubblicitari, concedere l’utero in affitto, pagare le persone perché donino i loro organi, vendere il sangue o parte del corpo, comprare il diritto di inquinare, vendere di tutto, dagli autografi dei personaggi famosi al diritto di soggiorno degli immigrati in grado di pagarlo. Tutti i contesti umani sembrano attinti da questo potere di acquisto del denaro: Sanità, scuola, ambiente, il corpo umano, la nascita di un bambino, nulla sembra risparmiato dalla seduzione del denaro. Sandel si chiede e rivolge al lettore domande fondamentali: È giusto o accettabile che tutto sia in vendita? Esiste un limite al denaro? Se sì, come identificarlo e dove collocarlo?

Sandel troverà una via d’uscita, un approdo etico al suo ragionamento sulla base di due importanti criteri, in grado di rispondere ai quesiti posti dal saggio e prima enucleati. Il primo criterio si raccorda con il concetto di uguaglianza delle persone. Accettare che con i soldi si possa acquistare tutto, significa riconoscere che non tutti gli uomini sono uguali e godono di uguali diritti. Il secondo, ancora più radicale e innovativo, impone di verificare se il bene protagonista della transazione non venga corrotto, alterato nella sua natura.

Disuguaglianza e corruzione sono il derivato dello strapotere del denaro e  una minaccia anche alle società democratiche. Infatti, evidenzia l’autore «… la democrazia stessa è dominata dalle logiche di mercato, e ciò accade in due maniere. La prima, quando il denaro domina le campagne elettorali e quindi le politiche future. Ma c’è un altro modo in cui le logiche di mercato dominano le democrazie: una democrazia sana e vitale richiede che i cittadini condividano una vita pubblica e si incontrino in luoghi pubblici. Il venir meno di questo spazio comune, la crescente separazione fra ricchi e poveri, insieme all’aumento della disuguaglianza causa una minaccia per la democrazia. È grave questa separazione di censo, perché erode il senso di comunità che sta alle fondamenta di ogni democrazia».

Attenzione l’autorevole accademico di Harward precisa proprio nelle righe finali come «la democrazia non richiede un’uguaglianza perfetta, ma richiede che i cittadini condividano una vita in comune. Ciò che conta è che le persone di diverse provenienze e con posizioni sociali diverse si incontrino e si scontrino, nella vita di tutti giorni. Ecco come impariamo a negoziare a tollerare le nostre differenze, e come arriviamo a preoccuparci del bene comune».

La via di uscita può essere il conflitto sociale e la complessa negoziazione tra diversi, purché l’approdo finale sia il bene comune.

Quest’ultimo ci trova concordi con il Prof. Sandel non ha prezzo e non esiste denaro per comprarlo, perché necessita dell’impegno di ciascuno e di tutti.

 

Vincenzo Candido Renna

 

 


 

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