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POSSIBILITÀ ECONOMICHE PER I NOSTRI NIPOTI

di Guido Rossi

POSSIBILITA’ ECONOMICHE PER I NOSTRI NIPOTI

 

  • Milano 16 marzo 1931 – 21 agosto 2017. Accademico. Avvocato. Manager. È stato, tra l’altro, presidente dalla Consob (15 febbraio 1981-10 agosto 1982) che lui stesso aveva contribuito a far nascere (anni Settanta), senatore indipendente di sinistra eletto delle liste del Pci nella X legislatura (1987-1992), realizzatore della normativa antitrust, presidente della Telecom (in due diverse circostanze), commissario della Federazione Italiana Gioco Calcio. Ha guidato, da presidente di Ferfin-Montedison, il risanamento dell’azienda dopo l’uscita dei Ferruzzi. Consulente di Abn Amro ai tempi della vittoriosa battaglia per Antonveneta e di Massimo D’Alema nel caso Unipol. Uno dei potenti d’Italia. Importanti rapporti con la Procura di Milano. • Insegna Diritto commerciale a Trieste, Venezia, Pavia, Milano (Statale). Professore emerito di Diritto commerciale alla Bocconi. È stato docente di Filosofia del diritto nell’Università del San Raffaele.Una sera gli capitò di cenare con Berlinguer e ne fu affascinato. • Studi al collegio Ghisleri di Pavia, laurea in Giurisprudenza nella medesima città (1953), Master of Laws a Harvard nel 1954, dove è allievo di Louis Toss, maestro di Diritto commerciale comparato (aveva insegnato anche a Yale). Autore di centinaia di pubblicazioni, saggi e articoli di diritto ed economia.

 

Questo breve saggio edito nella versione italiana da Adelphi (2009) si legge in meno di un ora ma affida al lettore una riflessione senza tempo.

La trascrizione di un discorso che l’economista John Maynard Keynes, tenne alla fine degli anni ’20, come si suol dire, pensando all’oggi drammatico che stiamo vivendo, la storia si ripete e in quel periodo si verificò la famosa “crisi del ’29” che dal crollo della borsa americana avviò una lunga e dura fase di recessione economica passata poi alla storia come “Grande Depressione”.

La mancanza apparente di prospettive sul futuro, portò l’economista inglese a tirare fuori un discorso sostanzialmente ottimista, addirittura utopico, sul futuro dell’umanità sottolineando come la crisi e la disoccupazione fossero fenomeni strettamente legati al progresso tecnologico. In questo discorso Keynes introdusse addirittura il termine di “disoccupazione tecnologica” per indicare il fenomeno secondo cui l’avanzamento della tecnica rende difficile se non impossibile impiegare sul mercato del lavoro consistenti porzioni della popolazione.

Queste affermazioni potrebbero sembrare scontate ai giorni nostri ma si deve pensare al fatto che Keynes le fece ormai quasi un secolo fa prevedendo in effetti ciò che poi noi abbiamo visto (poi) realizzarsi.

Secondo Keynes si tratta semplicemente di una fase inevitabile (ma, va detto, gestibile a livello politico in modo diverso da quanto stiamo vedendo oggi) che è destinata però a portare l’umanità verso uno scenario nuovo e inesplorato: quello dell’affrancamento dell’uomo dal lavoro.

In questo punto, decisamente affascinante e definito come “la fine del problema economico”, sta il centro dell’argomentazione di Keynes e parte delle sue preoccupazioni: per un verso la destinazione sembra decisamente desiderabile, per altro verso si tratterebbe per l’umanità di un cambiamento così importante da non poter valutare appieno quanto all’”uomo medio” (come lo definisce Keynes) possa riuscire di adattarsi in modo soddisfacente a questa nuova situazione.

Guido Rossi alla fine del saggio evidenzia come il capitalismo come lo abbiamo conosciuto fino a questo momento sta evolvendo in una forma altra, dice l’autore “Che cosa sarà non è ancora chiaro, ma nel pensarlo possiamo in un certo senso permetterci più utopia di quanta se ne sia concessa Keynes. Dopotutto il suo mondo era più piccolo del nostro, e l’unico risultato che i suoi nipoti cioè noi – hanno ottenuto è di renderlo più grande e più instabile. Ma anche, anche da molti punti di vista, meno limitato, più aperto alla comunicazione, ad esempio, e al cambiamento. In ogni caso, questa apertura sembra oggi l’unica possibilità economica che i nostri nipoti, essendone capaci, avranno modo di sfruttare”.

Davvero un saggio da leggere e rileggere riservandosi poi il giusto tempo per lasciar arrovellare la mente sulle grandi questioni poste in poco più di 50 pagine.

 

Buona lettura.

 


 

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