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NON DI SOLA DESTRA

Tempo di lettura: 2 minuti

di Alex Bardascino  Luciano Curreri

NON DI SOLA DESTRA

Sei “SOLISTI” della Repubblica delle lettere (1953-1986)

 

Alex Bardascino (1988), assistente di Lingua italiana all’HEC di Liège, è l’autore di Il ricordo pietoso dei vinti: impegno e realismo in I fatti di Casignana. Un’approssimazione a Mario La Cava (2016) e uno dei traduttori del volume bilingue Antologia essenziale dei poeti del Belgio Francofono. Un esperimento (1835-2015)//, a cura di L. Curreri e J.-P. Bertrand (2019).

Luciano Curreri (Torino 1966) dal 2002 è ordinario di Lingua e letteratura italiana presso l’università di Liegi. Tra i suoi lavori più recenti si possono ricordare: Pinocchio in camicia nera (2011), D’Annunzio come personaggio dell’immaginario italiano ed europeo, Una mappa (2008), Metamorfosi della seduzione. La donna, il corpo malato, la statua in d’Annunzio e dintorni (2008), Mariposas de Madrid. Los narradores italianos y la guerra civil española (2007), Un po’ prima della fine? Ultimi romanzi di Salgari tra novità e ripetizione (2009). Ha svolto attività di ricerca e collaborato con diverse università (Tprino, Savoie, Grnoble, Piemonte orientale, Firenze). Cura inoltre volumi per numerose case editrici, tra le quali Ilisso.

 

Un saggio breve su sei autori: Giose Rimanelli, Carlo Mazzantini, Giuseppe Berto, Ruggero Zangrandi, Dante Virgili e Giulio Salierno scrittori e giornalisti di fede fascista, la cui rilettura ragionata consente di sfatare, non in chiave revisionista, il tabù letterario sulla “narrazione filofascista” e apre alla riflessione su un mondo ed una storia, ancora tutta da scoprire.

Occorre precisare, come sottolineato dagli stessi autori, che, i ‘sei solisti’ selezionati per la narrazione, in vero, non sono soli. “Fin dall’inizio, tengono loro ‘compagnia’, secondo modalità diverse e diversamente distese, altre presenze più o meno note, tra storia politica e letteratura: da Giorgio Almirante a Giorgio Soavi, da Giorgio Vecchiato a Roberto Vivarelli, a figure di generazioni più vicine, come Pietro Neglie e Gabriele Marconi; e senza dimenticare un, anzi l’ideologo, Julius Evola, <<a destra del fascismo>>.

Ed ancora, gli autori spiegano: “Il nostro chiamarli, con tanti di apici per di più, ‘solisti’ è un modo per prenderli comunque con le pinze, ovvero anche per ‘rispettarli’ e per dire, fin dal titolo, che qui si punta, in seno a una certa libertà ma anche a una certa umiltà, su approssimazioni, (ri-)letture, tentativi di avvicinamento, approcci, sparsi <<appunti e riflessioni>> sciolte (di natura metaletteraria, certo non disgiunta da una ispirazione mimetica non massificata e tuttavia non senza l’ovvio rischio di restare quasi nudi alla meta…) e finanche rincorse all’indietro (per spiccare qualche salto in lungo nel nostro passato)”.

Gli scritti, richiamati nel saggio, mettono al centro la storia di una generazione pregna di immagini e idee del Ventennio, tese poi a concretarsi in quell’adesione che si esplica in seno alle milizie dei volontari fascisti, alle truppe della Repubblica Sociale, ai movimenti sovversivi dell’estrema destra, discopre un mondo di cui bisogna tener conto, oggi forse più di ieri, per interrogare e provare a capire un ritorno del fascismo, che non è solo più una moda, un fondale, come per tanta narrativa italiana (di genere e non solo) tra anni Novanta e Duemila.

Una lettura resa piacevole dalla particolare brevità e dalle note in calce, che riportano puntualmente le fonti ricercate e consentono di bilanciare tesi storiche e di pensiero differenti, talvolta opposte.

Gli autori non propongono chiavi di lettura apologetiche e/o revisioniste, limitandosi ad evidenziare come: il luogo comune per cui “la storia la scrivono sempre e comunque i vincitori” può essere mitigato da pagine dignitose e ricche di umanità che riguardano “i vinti”.

Buona lettura.

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