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NIENT’ALTRO CHE LA VERITÀ. LA MIA VITA AL FIANCO DI BENEDETTO XVI.

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di GEORG GÄNSWEIN con SAVERIO GAETA

NIENT’ALTRO CHE LA VERITÀ

LA MIA VITA AL FIANCO DI BENEDETTO XVI

“Nient’altro che la verità” è il titolo ambizioso del libro scritto con Saverio Gaeta dall’Arcivescovo Georg Gänswein, segretario particolare di Benedetto XVI, per raccontare la vita del papa emerito con tutti i suoi retroscena. “Nessuno più del suo fedele segretario particolare, l’arcivescovo Georg Gänswein, -sottolinea Saverio Gaeta – ha conosciuto e sostenuto Benedetto XVI durante tutto il pontificato e il tempo del ritiro. L’ininterrotta condivisione della vita in Vaticano gli ha consentito di entrare in piena sintonia con il pensiero e con l’azione di uno dei più colti e teologicamente preparati pontefici nella storia della Chiesa”.

Il libro, distribuito in anteprima ai giornalisti poche ore dopo la morte del papa emerito, è stato ufficialmente pubblicato il 12 gennaio e, tenendo fede alle previsioni, si è subito affermato come un best seller. Il testo promette dunque di svelare senza opacità e reticenze i retroscena del discusso pontificato di Ratzinger e i successivi rapporti con papa Bergoglio.

Georg Ganswein probabilmente è stato l’amico più fedele e fidato del pontefice tedesco, una persona a cui raccontare le preoccupazioni, le frustrazioni e l’amarezza per le tante voci sul suo conto che, secondo l’autore del libro, altro non sarebbero se non bieche calunnie. Sono tantissimi i temi toccati, dalla salute del papa emerito, come l’ictus avuto nel 1991, l’impianto del pacemaker nel 2003 e l’affaticamento polmonare che era all’origine delle difficoltà a parlare. Tuttavia il cuore del testo è rappresentato dal un confronto tra le posizioni di papa Francesco e Benedetto XVI.  Mons. Gänswein chiarisce che Benedetto XVI ha sempre considerato papa Francesco come suo legittimo successore, sin dalla prima telefonata che Francesco fece al papa emerito subito dopo l’esito del conclave. Tuttavia negli anni successivi le relazioni non sono state sempre lineari tra i due e diverse volte alcune divergenze hanno increspato la trama dei loro rapporti. Innanzitutto numerose sono state le vicende enigmatiche che si sono susseguite, quali i dossier di Vatileaks e i misteri del caso Orlandi, lo scandalo della pedofilia e degli abusi sessuali.

Papa Francesco ha spesso paragonato il fatto che il papa emerito vivesse in Vaticano all’avere un nonno in casa, ma nel libro il più stretto collaboratore di Benedetto rivela le “tensioni familiari” mentre due uomini vestiti di bianco vivevano nella piccola città-stato.  Benedetto non era d’accordo con alcune posizioni di Francesco, in particolare riguardo all’aborto, all’omosessualità e alla Messa in latino e si profila chiaramente l’accusa nei confronti del papa regnante di seminare il disorientamento nei fedeli.

Nonostante ciò, il libro non si presenta come un testo apertamente polemico contro i poteri occulti o palesi nel Vaticano. L’intento sembra invece quello di trasmettere un’immagine di Benedetto XVI come uomo tenace, che anche dopo l’abdicazione continua a mantenere rapporti continui e significativi con i rappresentanti ecclesiastici nel mondo, un fine teologo che produce migliaia di pagine di appunti e riflessioni filosofiche, mantenendosi al servizio della Chiesa. Tuttavia ciò che suona come una nota stonata, almeno a un orecchio laico, è la sicurezza apodittica con cui vengono presentate notizie, situazioni, interpretazioni. Nel vasto terreno del racconto nulla è attraversato mai da un refolo di dubbio. L’atto di fede stesso prevede infatti un’adesione irrefutabile a verità assolute. Il dubbio viene accettato solo in quanto stimolo alla spiritualità, come un turbamento momentaneo che porta poi a una certezza più salda. Il dubbio come categoria di conoscenza non può appartenere all’ambito della fede e non appartiene infatti all’indagine condotta dall’opera di Gänswein, che non lascia alcun margine a quelle oscillazioni che tante volte il teologo Benedetto XVI aveva condannato come relativismo etico. Tuttavia la considerazione della verità come inossidabile, inoppugnabile si è andata gradualmente sfilacciando nel corso del XX secolo per approdare ormai consunta e indebolita alla contemporaneità. Lo spirito del nostro tempo preferisce guardare alla verità come a una realtà sfaccettata, multiforme, discutibile.

Eppure qualcosa vacilla anche nelle granitiche certezze di Gänswein: le pagine del racconto sono attraversate da un senso di provvisorietà dell’esistenza, che riguarda non solo le cariche, i ruoli, il potere, ma anche il senso più profondo della vita.

Il testo si offre quindi a diverse chiavi di lettura: ognuno potrà trovare in questo memoriale una coraggiosa requisitoria contro chi vorrebbe la Chiesa come un’entità marginale nella società, un affettuoso atto di stima nei confronti del pontefice tedesco o una ricerca della verità in chiave religiosa e filosofica, venata di nostalgia.

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