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LA LIBERTÀ MACCHIA IL CAPPOTTO

Tempo di lettura: 3 minuti

di Antonello Loreto

LA LIBERTÀ MACCHIA IL CAPPOTTO

Antonello Loreto, laureato in Giurisprudenza, vive a Roma da molti anni ed è stato in passato un consulente nel campo dello sviluppo e del marketing in vari settori (finanza, comunicazione). Dopo alcune collaborazioni con l’Istituto Cinematografico “La lanterna magica” e con l’Accademia dell’Immagine” dell’Aquila, come articolista della rivista “Victor l’Avvoltoio”, si è dedicato negli ultimi anni alla narrativa. Ha pubblicato nel 2020 Regina Blues nel 2014 in self publishing con la piattaforma ilmiolibro.it “La favola di Syd”, il romanzo di esordio con soddisfacente riscontro di critica e di vendite. Affianca attualmente alla sua attività di autore la direzione artistica di alcune rassegne letterarie a Roma e Milano e la consulenza marketing applicata al mondo dell’editoria.

 

La libertà macchia il cappotto pubblicato da All Around, la casa editrice del giornalismo italiano, rappresenta per Antonello Loreto una prova di maturità superata a pieni voti.

Un grande romanzo necessita di due qualità: forza cognitiva e potenza immaginativa, più una spezia: la passione.

Cognizione, immaginazione, passione anche una sottile ironia e un sottofondo di leggerezza, di matrice calviniana, consentono al lettore di immergersi nelle pagine di Antonello Loreto.

Convincente la metafora del muro, asimmetrico come la vita, che rimbalza come la pallina da tennis colpita da  Q (Quentin solo all’anagrafe) a metà strada tra il “giovane Holden” di Salinger e “l’Antoine Roquentin” di Sartre.

Questo ragazzo segnato dalla prematura scomparsa dei genitori, ristretto in una adolescenza con Nonna Faustina, sin troppo premurosa, tanto da apparire fuori luogo e, soprattutto con il “dadaista”, “Emilio Salgari” il pesce rosso; solo quest’ultimo, unitamente ad una playlist musicale, di tutto rispetto, a partire da How is your life today? dei Pocupine Tree, la racchetta da tennis acquistata da Cisalfa e i VHS degli incontri del suo mito preferito McEnroe riescono ad allietare Q.

Prima o poi a ciascuno di noi arriva il momento del cosiddetto turning point e “la svolta” arriva anche per il giovane Q.

Un colloquio di lavoro in Trentino, per un’occupazione piuttosto originale (sic): “custode di una malga a Paneveggio”, lo smuove dalle abitudini e dal palleggio sul muro e, per un breve tratto, anche dalla compagnia del “dadaista”  l’inseparabile pesce rosso.

La svolta è nell’incontro con K ( Katiusha solo all’anagrafe), consonanti che si incontrano Q e K, per una coincidenza disegnata dal caso, ed è subito melodia.

Lo scrittore è riuscito a farmi accomodare nell’autobus dove avviene l’incontro amoroso e sono rimasto incuriosito ed attratto da questo incontro casuale.

Il romanzo sembra trasmetterci una verità: il caso è soltanto il punto di partenza non è l’entità che presiede ai nostri destini va provocato (la ricerca del posto di lavoro per Q). Si tratta di qualcosa di essenziale che ha il potere di farci scoprire l’amore e/o l’amicizia, incontrare l’altro per scoprire se stessi, questo è accaduto tra Q e K; l’incontro è Libertà.

Non voglio spoilerare oltre e il bello è davvero dappertutto, nascosto in ogni pagina da una scrittura accattivante; vi assicuro che specie alla fine non mancheranno i colpi di scena, tra sogno e realtà, tra assenze e presenze scorrono vite ed esistenze.

Buona lettura.

 


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