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LEGITTIMAZIONE ATTIVA DELLA CESSIONARIA DEL CREDITO. Commento alla Sentenza Trib. Roma n. 2333/2024 del 6.2.2024

Caia propone opposizione avverso l’atto di precetto con il quale le veniva intimato il pagamento di € 639.189,84, in virtù di sentenza pubblicata dal Tribunale di Roma.

L’opponente deduce, in prima istanza, il difetto di titolarità attiva e carenza di legittimazione processuale dell’opposta, in ragione del fatto che non risulta data la prova che il credito vantato sia stato effettivamente oggetto di cessione e che non vi sia nemmeno la certezza che tale cessione sia mai effettivamente intervenuta.

Parte opposta, tuttavia, replica che l’esistenza della cessione e l’inclusione del credito tra quelli ceduti risultano documentate attraverso la produzione in giudizio: della dichiarazione di cessione della cedente, oltre al tabulato completo della cessione; dal contratto di cessione e dall’avviso di cessione pubblicato in G.U.; dalla visura camerale storica nella quale viene annotata l’operazione di cartolarizzazione in questione.

Il Giudice, nel caso in esame, ha ritenuto sicuramente provata la esistenza della cessione e che detta cessione di credito avesse riguardato e contenesse il credito verso le parti opponenti.

Tale convincimento discenderebbe dal fatto che, dall’avviso di cessione, risulta, che la cessionaria ha acquistato pro-soluto dal Cedente

tutti i crediti del cedente derivanti da finanziamenti ipotecari o chirografari, aperture di credito in conto corrente, linee di credito, scoperti bancari, sconfinamenti di conto corrente e altri rapporti finanziari di diversa natura e forma tecnica concessi a, inter alia, privati, associazioni, società di persone e società di capitali, nel periodo compreso tra il 1960 e il 2018 e i cui debitori sono stati classificati “a sofferenza” ai sensi della Circolare della B.I. e segnalati in “C. dei R.” ai sensi della Circolare della B.I. n. 139/1991 (i “Crediti”), come risultanti da apposita lista in cui è indicato, con riferimento a ciascun debitore ceduto, il codice identificativo del rapporto da cui ha avuto origine uno o più dei crediti vantati dai Cedenti nei confronti del relativo debitore ceduto”.

Lo stesso Giudice ha aggiunto:

Le condizioni che i crediti in esame sono stati classificati “a sofferenza” ai sensi della Circolare della B.I. n. 272/2008 e che sono stati segnalati in “C. dei R.”, devono ritenersi assolte nel momento in cui vi è in atto una pratica di recupero del credito, che presuppone la sofferenza, che a sua volta genera in automatico la segnalazione in C.R.. Parte opposta ha, altresì, prodotto il tabulato completo, contenente la lista dei crediti ceduti. Pertanto, il credito in virtù del quale è stato notificato il precetto opposto, derivante dal contratto di mutuo fondiario del 2008, decreto ingiuntivo e successiva sentenza, titolo esecutivo in esame, rientra senza ombra di dubbio nelle cessione in esame, perché facente parte delle citate categorie di crediti ceduti, unitamente ai loro privilegi e garanzie di qualsiasi tipo. Inoltre, detta parte opposta ha prodotto in giudizio dichiarazione di B.B., con la quale attesta che in data 28-12-2018 la società L.S. ha stipulato con B.B. un contratto di cessione di credito che include, tra gli altri, il credito relativo alla posizione di C.A..”.

La decisione del Tribunale di Roma, a mio modesto avviso, è censurabile sotto diversi aspetti.

Ritiene in primo luogo che prova della inclusione del credito possa discendere dal tenore dello stesso avviso di cessione pubblicato in G.U. che, a dire del giudicante, non lascerebbe margini di incertezza in ordine all’inclusione del credito ingiunto tra quelli ceduti.

In tutta onestà, nel leggere l’avviso di cessione riportato in sentenza, mi pare di poter dire serenamente che manchi qualsivoglia tentativo definitorio dei crediti ceduti, sicchè l’oggetto della cessione risulta essere indeterminato, tanto per l’ampiezza delle categorie di credito asseritamente oggetto di trasferimento, quanto per l’ampiezza del periodo temporale preso in considerazione ai fini della cessione medesima.

Altro aspetto di censura riguarda il modo in cui il Tribunale ritenga provata una circostanza di fatto non oggetto di dimostrazione alcuna, ovvero la segnalazione a sofferenza in Centrale Rischi. Escludo, difatti, che possa ritenersi provata per presunzioni una simile circostanza facendola discendere de plano dall’attivazione di una pratica di recupero del credito.

Esisterebbe, poi, agli atti del processo, una lista contenente i crediti ceduti, ma mi pare ovvio che non qualsiasi “lista” possa assumere valenza probatoria, sicchè sarebbe da capire natura e provenienza della lista medesima.

Resta l’aspetto più delicato costituito dalla produzione in giudizio della dichiarazione del cedente.

Sono consapevole che esista giurisprudenza della Cassazione che ha ritenuto la dichiarazione del cedente successiva alla cessione quale elemento documentale rilevante, potenzialmente decisivo rispetto alla questione del difetto di legittimazione.

Tuttavia, ritengo che si tratti di un aspetto fondamentale, trattato solo incidentalmente dalla Cassazione e sul quale mi auguro possa sopraggiungere presto un intervento chiarificatore, poiché la produzione in giudizio di una dichiarazione del cedente ha tanto il sapore di una irrituale testimonianza scritta assunta in assenza di un contraddittorio tra le parti.

 

LEGITTIMAZIONE ATTIVA DELLA CESSIONARIA DEL CREDITO

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