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LA VIGILANZA EX D.LGS. 231/01 E LA PRIVACY GDPR

Un contributo del nostro cofondatore su di un tema di particolare rilevanza sui sistemi di compliance 231 e GDPR … LA VIGILANZA EX D.LGS. 231/01 E LA PRIVACY GDPR

Le questioni alle quali si cercherà di rispondere afferiscono ad un tema di particolare interesse alla luce delle novità intervenute in merito alla tutela dei dati personali introdotte dal Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento e del Consiglio europeo del 27.04.2016, di seguito denominato solo come GDPR (General Data Protection Regulation) e dal conseguente D.lgs. 10 agosto 2018 n. 101 “Disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento UE 679/16”, il quale ha opportunamente modificato il c.d. Codice della privacy (D.lgs. n. 196/03) abrogando e modificando il suo articolato allo scopo di conformarsi alle norme prevalenti del GDPR.
Definito il contesto normativo quale perimetro del nostro ragionamento, mi preme evidenziare che la “riservatezza” non si declina semplicemente nella sfera della “privacy”, che pur corollario importante non funge da “matrioska” rispetto alla prima.
La riservatezza, infatti, specie se coniugata con l’attività di sorveglianza e controllo di un modello di organizzazione conforme al decreto legislativo 231/01, da parte di un Organismo di Vigilanza (in seguito solo “ODV”), assume un valore più ampio rappresentando un metodo di lavoro e uno strumento di gestione di informazioni e di dati.
La gestione implica una preliminare capacità di valutazione ed analisi dei dati allo scopo di pervenire ad una interpretazione aderente alle finalità precipue dell’attività di vigilanza proprie dell’ODV.
Di pari importanza sono le attività di conservazione del dato che si declinano nelle macrocategorie della registrazione, raccolta e dell’archiviazione.
Registrazione e archiviazione che rimandano ai concetti di tempo e spazio oltre che di sicurezza.
Il dato in sé diventa un valore in relazione alla possibilità di mobilità dello stesso e compete all’ODV assumere delle decisioni in riferimento a tale condizione rispetto alle informazioni scaturenti da un processo cognitivo di valutazione, che implica un giudizio di meritevolezza sul punto da parte di quest’ultimo, il dato in sé ha un valore proprio in funzione del livello di protezione che il “gestore” del dato intende attribuirli, sul punto di particolare interesse sono alcune teorie filosofiche tutt’altro che univoche e in continua evoluzione.
Al momento il ragionamento proposto nei paragrafi che seguono sconta la mancanza di giurisprudenza sull’argomento esponendo l’opinione rappresentata, in questa breve nota, alla possibilità di future e auspicabili conferme ovvero a sempre possibili censure e smentite.

Per una lettura più approfondita https://rennastudiolegale.it/wp-content/uploads/2021/07/VRenna.pdf

 

 


 

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