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LA SOSTENIBILITÀ È UN’IMPRESA

Tempo di lettura: 5 minuti

di Marco Stampa, Donato Calace, Nicoletta Ferro

LA SOSTENIBILITÀ È UN’IMPRESA

Una bussola per il business tra sfide globali e greenwashing

 

MARCO STAMPA Dopo un’esperienza all’estero come project manager per lo studio di impatto strategico del progetto petrolifero Kashagan, è stato Stakeholder Relations Manager fino al 2008, quando è stato nominato in Saipem Corporate Sustainability Manager. Pioniere della sostenibilità d’impresa, ha sviluppato processi e strumenti aziendali di pianificazione, reporting e controllo sulla sostenibilità oltre che analisi di materialità e modelli di impatto e valore condiviso. Ha curato a lungo l’engagement su finanza sostenibile, diritti umani e cambiamento climatico con stakeholder nazionali e internazionali e associazioni di business. Autore di interventi a corsi universitari e master, è membro del Consiglio Direttivo dei Sustainability Makers (ex CSR Manager Network) e componente del Comitato Scientifico del Centro per la Sostenibilità della Fondazione Ca’ Foscari dell’Università di Venezia.

DONATO CALACE è Vice President of Accounts and Innovation per Datamaran, dove è responsabile per lo sviluppo del business, per la strategia di gestione della community di clienti e per l’engagement istituzionale. PhD in “The Economics and Management of Natural Resources”, è specializzato nell’ambito della contabilità non-finanziaria e materialità. La sua definizione di materialità è stata pubblicata dall’Enciclopedia degli UN SDGs (Springer). È membro dal 2019 della Task Force sul reporting non finanziario dell’EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group), nella quale si occupa dell’applicazione di soluzioni tecnologiche all’analisi dei bilanci non-finanziari. Insegna al corso di Materialità nell’Executive MBA “Chief Value Officer” di Audencia Business School.

NICOLETTA FERRO è componente nel neonato team di ricerca della Fondazione Eni Enrico Mattei, che aveva tra gli altri come ispiratore Giulio Sapelli. In FEEM si è occupata di sviluppo sostenibile e responsabilità sociale delle imprese fino al 2006, quando si è trasferita a Shanghai, inizialmente in secondment per la Fondazione, in seguito collaborando come giornalista per diverse testate e prendendo parte al collettivo giornalistico. Ha lavorato nel dipartimento di management dell’Università Bocconi, occupandosi di Cina e sviluppo sostenibile e si è poi spostata in Svizzera come Sustainability & Communications Manager per un’azienda multinazionale nel settore minerario. Nel 2019 è approdata con grande felicità a Datamaran, dapprima come Account Manager e attualmente come Director of Customer Success. Tra le sue pubblicazioni: Cina e Sviluppo sostenibile, le sfide sociali e ambientali del XXI secolo.

 

Un tema di particolare interesse ed attualità affrontato dagli autori con un approccio, per quanto possibile divulgativo, nonostante i necessari rimandi ad una semantica tecnico-economico-finanziaria e giuridica la lettura risulta accessibile ed agevole anche ai non addetti ai lavori.

Pregevole, altresì, il ricorso alle interviste a manager ed esperti internazionali impegnati sul campo della sostenibilità allo scopo di testimoniare casi pratici atti ad evidenziare punti di forza e di debolezza delle recenti esperienze applicative.

Tentativo riuscito degli autori di guidare il lettore in un percorso che dalle origini della sostenibilità giunge ai fenomeni finanziari contemporanei e ai processi in cui tutte le imprese sono ormai coinvolte, dovendo fronteggiare sfide globali come il cambiamento climatico e l’impatto sulla biodiversità, oltre che le richieste sempre più pressanti da parte della società civile.

La finanza e movimenti d’opinione come “Friday for future”, i 17 obiettivi fissati dall’ONU e la crisi pandemica, infatti, hanno messo in cima alle agende di tutti il tema della sostenibilità.

Stampa, Calace e Ferro offrono al lettore una vera e propria bussola per districarsi in un lessico quello della sostenibilità fin troppo ricco di acronimi e termini finanziari spesso di difficile traduzione.

Conveniamo con gli autori che la disciplina della sostenibilità non è “un pranzo di gala perché contiene degli elementi di per sé rivoluzionari e alquanto problematici, ma è una “collina da scalare”.

Ma come la collina evocata poeticamente da Amanda Gorman, con i suoi versi ‘The hill we climb’, all’indomani di uno dei momenti più bui della storia americana recente, sarà un buon scalare se ci porterà tutti in cima.

Ecco che, la sostenibilità non può fare a meno del consenso sociale con riferimento al contesto in cui opera l’impresa. Quest’ultima quando avvia un percorso sostenibile deve curarsi e misurare continuamente la qualità delle relazioni con i propri stakeholder.

Di particolare rilevanza, per la sostenibilità, altresì, il <<paradigma delle tre R>>: responsabilità sociale, rispetto dei dati, rispetto delle competenze. La responsabilità sociale è come si deduce dal lemma stesso quasi scontata, mentre il rispetto delle informazioni che i dati forniscono e delle competenze di coloro che li analizzano e li traducono in azioni è di fondamentale importanza, tanto più in una materia così interdisciplinare e trasversale all’operare d’impresa.

Profondo quanto condivisibile il riferimento alla pandemia COVID 19 – “Che è stata il trionfo del lato oscuro della globalizzazione e la quasi scontata deriva di un modello di sviluppo senza freni né equilibrio, che mette sul piatto grandezze e numeri che soverchiano le capacità del sistema di autoregolarsi, già contraddice la non infinita dotazione di risorse del pianeta. Il Living planet report 2020 del WWF ha trovato una formula efficace nel descrivere il problema fondamentale del cambiamento di rotta che deve colmare la discrepanza tra la “grammatica economica” artificiale che guida le politiche pubbliche e private e la “sintassi della natura” che determina come il mondo reale funziona. C’è quindi più che mai ancora bisogno di qualche strumento per guardare oltre l’emergenza di questi anni nei quali, come abbiamo visto in varie parti di questo libro, abbiamo improvvisamente dovuto aprire gli occhi sul livello di rischio e sugli impatti totali che un problema innescato anche dalla non-sostenibilità dello sviluppo può creare sul tessuto economico e sociale di intere comunità”.

Sostenibilità che non può tradursi, però, in una operazione di puro marketing, in una sorta di makeup fine a se stesso, o peggio in un’operazione gattopardesca e fraudolenta rispetto al mercato.

Gli autori affrontano, a tal riguardo, con particolare attenzione il fenomeno del c.d. greenwashing, ossia il rischio che qualcuno tragga vantaggio da una situazione senza avere i titoli e i requisiti per farlo. Per questo occorre rimanere vigili e severi per smascherare le operazioni fraudolente, così come occorre evitare il pericolo di omologare il fenomeno della finanza sostenibile, riducendola a una questione di compliance, che si risolve riempiendo questionari e check list. Invece, la finanza sostenibile deve essere radicale e pretendere un cambiamento molto più profondo dei modelli di generazione del valore.

Per chi si occupa di impresa, finanza, economia e compliance, il saggio costituisce un utile strumento da inserire nella propria cassetta degli attrezzi. Imperdibile!

 

Buona lettura.

 


 

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