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LA COOPERATIVE COMPLIANCE PER I CONTRIBUENTI MINORI: LE OPPORTUNITÀ DA COGLIERE

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Cooperative compliance

La fiscalità cooperativa (cooperative compliance) tra contribuenti e amministrazione finanziaria è una realtà che si sta delineando con forza negli ultimi tempi, impegnando uno spazio importante nella recente produzione normativa nazionale.

L’avvio di questa spinta innovativa lo si deve alla riforma fiscale varata con la L. 111/2023, centro dei nuovi paradigmi introdotti nella materia tributaria, che ammoderna un settore troppo a lungo ancorato alla logica anacronistica della supremazia dell’erario sui contribuenti concretizzata nel sistema fiscale ispettivo-contenzioso.

Il cambio di prospettiva della struttura tributaria deve intendersi come un atto dovuto, necessario a condurre il Paese verso i principi del libero mercato che, da un lato, sono portatori di opportunità e valore ma, dall’altro, richiedono estrema competitività all’intero apparato economico.

Considerando il problema della pressione fiscale, sproporzionata e soffocante per chiunque intenda fare impresa, sommata all’eccessivo carico burocratico ed all’incertezza amministrativa che regna sovrana, diviene indispensabile una modifica come quella in commento, capace di portare trasparenza e coesione nei rapporti fiscali.

Per queste ragioni, suscita particolare interesse l’introduzione degli strumenti di cooperative compliance come il Regime opzionale di Adempimento collaborativo (art. 7-bis D.Lgs. 128/2015) ed il Concordato preventivo biennale (art. 6 D.Lgs. 13/2024) che forniscono anche ai contribuenti di minori dimensioni l’opportunità di aderire a sistemi di cooperazione col Fisco.

Tuttavia, è bene effettuare le dovute valutazioni opportunistiche nella selezione degli strumenti poiché oneri e benefici derivanti da essi sono diversi e non di immediata definizione, ma solo un’analisi attenta delle norme permette di conoscerne pregi e difetti, mettendo il contribuente nelle condizioni di comprendere le reali implicazioni.

 

Il Regime opzionale – art. 7-bis D.Lgs. 128/2015

Questo regime è teoricamente applicabile alle imprese di qualsiasi dimensione e struttura, anche alle piccole compagini familiari, non essendo posti in tal senso limiti all’accesso.

L’adesione, su base puramente volontaria, permette al contribuente di instaurare un rapporto con l’amministrazione finanziaria fondato sulla trasparenza, avente ad oggetto la comunicazione preventiva dei rischi fiscali che interessano l’azienda, da compiersi mediante l’uso dell’interpello preventivo di cui all’art. 11 Statuto del Contribuente (L. 212/2000).

In virtù di tale impegno l’impresa può beneficiare, dal lato amministrativo, della riduzione delle sanzioni amministrative ad 1/3 ed erogabili fino al minimo edittale, dal lato penale, dell’esimente per il reato di dichiarazione infedele (art. 4 D.Lgs. 74/2000), in relazione alle condotte connesse ai rischi fiscali comunicati. Inoltre, i termini di accertamento sono ridotti di 2 anni ed ulteriormente di 1 anno in caso il contribuente ottenga la certificazione tributaria di cui all’art. 36 D.Lgs. 241/1997.

L’unica condizione di accesso è data dall’adozione di un sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo dei rischi fiscali, il Tax Control Framework (TCF) necessario, appunto, all’individuazione di quelle condotte operative capaci di generare rischi fiscali. L’applicativo, oltre a consentire l’identificazione dei rischi e la comunicazione preventiva all’amministrazione finanziaria, fornisce all’impresa gli strumenti adatti alla loro valutazione e gestione, dimodoché possano ridursi i rischi superiori al livello tollerato dall’azienda stessa, secondo valutazioni di costo-opportunità.

Le caratteristiche tecniche del modello sono le stesse prescritte dall’art. 4 D.Lgs. 128/2015 per il regime principale e, quindi, è necessario che sia certificato da Avvocati o Commercialisti iscritti nei rispettivi albi (art. 4 comma 1-bis D.Lgs. 128/2015).

 

Il Concordato preventivo biennale – art. 6 D.Lgs. 13/2024

Il nuovo Concordato preventivo biennale introdotto col D.Lgs. 13/2024 è un altro passo verso l’estensione della cooperative compliance poiché può essere applicato tanto dai soggetti già destinatari del Regime opzionale anzidetto, che da professionisti, autonomi e microimprese inidonee, per struttura e dimensione, al tax risk management richiesto da quell’istituto.

Il Concordato, semplificando, consiste in un accordo con l’amministrazione finanziaria avente ad oggetto la definizione del reddito imponibile da utilizzare come base per il calcolo delle imposte sui redditi e dell’IRAP, dimodoché il contribuente possa conoscere anticipatamente l’imposizione cui è soggetto per il biennio di vigenza dell’accordo, divenendo irrilevanti variazioni in aumento o in diminuzione dei redditi effettivamente prodotti.

Senza addentrarci nei dettagli dell’istituto, è sufficiente sapere che le condizioni di accesso richiedono un’alta affidabilità fiscale del contribuente, dovendosi avere un punteggio ISA pari o superiore a 8 e l’assenza di debiti tributari.

L’aspetto fondamentale dell’istituto, quindi, consiste nella definizione anticipata e concordata del reddito imponibile, esteso ai soci delle società di persone e delle società che hanno optato per la trasparenza, oltre all’applicazione dei benefici ISA di cui al D.L. 50/2017.

 

Costi e benefici della cooperative compliance

Tralasciando in questa sede le lettere di compliance che sono del tutto indipendenti dalla volontà del contribuente, essendo inviate dall’amministrazione finanziaria al fine di favorire l’adempimento spontaneo degli obblighi tributari e la correzione delle inadempienze mediante il ravvedimento operoso, possiamo effettuare la valutazione delle opportunità date dagli istituti anzidetti la cui adozione è, invece, volontaria.

Dall’esame dei due sistemi, è possibile vedere come la finalità cooperativa sia perseguita con modalità diverse, essendo differenti non solo i benefici, ma soprattutto gli oneri che gravano sui contribuenti e, di conseguenza, gli effetti reali derivanti.

In particolare, il Concordato preventivo biennale lascia trasparire più ombre che luci in quanto, se da un lato è vero che può ottenersi la definizione anticipata del reddito imponibile con l’irrilevanza delle variazioni, dall’altro risulta verosimile attendere una verifica da parte dell’amministrazione nel momento in cui gli scostamenti dei redditi prodotti siano rilevanti rispetto a quelli dichiarati in virtù dell’accordo concordatario, anche senza superare le soglie di decadenza previste dall’art. 22 D.Lgs. 13/2024.

Infatti, questo istituto pone il contribuente sotto i riflettori degli accertatori in quanto, basandosi sulle dichiarazioni dei 3 periodi d’imposta precedenti a quello di esercizio dell’opzione, fonda i propri presupposti sui dati reddituali dichiarati, potendo insinuare dubbi circa la correttezza e veridicità di questi qualora le dichiarazioni riportino scostamenti significativi.

Inoltre, il rapporto costo-opportunità non sembra soddisfacente, dato che le condizioni di accesso lo riservano a contribuenti già affidabili che, a parere dello scrivente, non trarrebbero particolari vantaggi dall’adesione alla proposta formulata dell’Agenzia delle Entrate.

Discorso diverso deve farsi per il Regime opzionale di Adempimento Collaborativo che mira ad instaurare un rapporto trasparente tra Fisco e contribuente incentrato sulla preventiva comunicazione dei rischi fiscali e, senza utilizzare alcun dato reddituale, agevola l’impresa nell’adempimento degli obblighi tributari e fornisce chiarezza interpretative sulle varie norme applicabili all’operatività aziendale. Per di più, in caso di accertamento il contribuente sarebbe ulteriormente tutelato proprio dalla comunicazione dei rischi già effettuata, sterilizzando, di fatto, l’intento evasivo o elusivo delle condotte, aggravando l’onere della prova dell’amministrazione che dovrà superare tale circostanza.

In buona sostanza, il Regime opzionale introdotto dall’art. 7-bis D. Lgs. 128/2015 pare essere la forma più conveniente di cooperative compliance perché, oltre a garantire benefici di non poco conto quali la riduzione delle sanzioni amministrative, la causa di non punibilità per il reato di dichiarazione infedele e la riduzione dei termini di accertamento, fornisce all’impresa l’occasione per dotarsi di un valido strumento di gestione della variabile fiscale, il Tax Control Framework certificato ai sensi dell’art. 4 D.Lgs. 128/2015, arricchendo il bagaglio degli strumenti di compliance, molto richiesti da investitori e azionisti.

 

Avv. Cristiano Marsella

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