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IO SONO GIORGIA

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di Giorgia Meloni

IO SONO GIORGIA

Le mie radici, le mie idee

E sì. Scrivere un libro non è concesso ad un politico di destra. Debbono infuriare le polemiche e le prese di posizione di distanza, i distinguo, le librerie che non fanno il loro mestiere di vendere, il mettere sugli scaffali a testa in giù.
E tutta l’intellighenzia di sinistra ad applaudire gesti che, se perpetrati su libri della propria area avrebbero portato all’espressione dei sacri piagnistei nei media di nicchia come LaSetta.

Un po’ siamo stufi: chi non è di sinistra è stanco dei Veltroni o dei Letta, novelli Bertinotti con tanto di cachemire rosso o dei teletribuni a senso unico che, quando si tratta delle travi di casa propria tacciono e se c’è da squassare la pagliuzza alla julienne in aria fritta di destra fanno puntatone da mille e una notte.

Ecco perché, oggi, beccatevi “Io sono Giorgia”: è Diritto alla Lettura. Sì, perché c’è il diritto, anche se vogliono farvi credere di no, che anche un leader di un partito di destra possa scrivere un libro.

Udite udite: c’è perfino il diritto che persone non di sinistra possano leggerlo! Anzi, vi dico di più: sarebbe utile che, chi si sente d’appartenere all’area avversa, possa conoscere meglio il suo avversario politico e, magari, comprendere che, in fondo, tanto distante dal comune non è.

Lo spiega la stessa Meloni nel libro: ma diciamolo sottovoce, per non sconvolgere le menti dei Formigli.

E’ una donna: si, qualcuno l’aveva notato, non i giornalisti o fuffologi applicati lucarellizzati, pronti a difendere tutte le donne eccetto una. Indovinate chi.

E’ una madre: in quanto tale, memori di Bibbiano evidentemente, tirare in ballo la di-lei-figlia è consentito, anche se questa non ha l’età per difendersi da sola e costringe il papà, giornalista mediaset e quindi con aggravante generica, a stilettare e dare lezioni a professori universitari ignobili.

Oddio: è di destra. Di quella destra nata e cresciuta nel MSI e passata da Rauti, Almirante e Fini. Già Fini. Quello che, verso la fine politica a Montecarlo, ha alzato il ditino ma poi si è capito dove se l’è riposto, sempre osannato da sinistra perché prototipo della destra che piace a sinistra.

E no, lei, Giorgia, non piace a sinistra. Sì perché esiste questo dovere: un leader di destra non può esserlo se non piace a sinistra. Per piacere deve dire cose di sinistra, non deve dire di sentirsi italiana più che europea, non può dire assolutamente d’essere cristiana, perché vogliono sindacare anche su Dio e su chi ci crede se non è un santo.

Sì, è Giorgia Meloni e non è una gogna.

Gianpaolo Santoro

 

 


 

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