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IL SEGRETO DEL VIANDANTE

di Marcello Veneziani

IL SEGRETO DEL VIANDANTE

Nostalgie di un contemporaneo


Marcello Veneziani è nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. Proviene da studi filosofici. Ha fondato e diretto riviste, ha scritto su vari quotidiani e settimanali. È stato commentatore della Rai.
Si è occupato di filosofia politica scrivendo vari saggi tra i quali La rivoluzione conservatrice in Italia, Processo all’Occidente, Comunitari o liberal, Di Padre in figlio, Elogio della Tradizione, La cultura della destra e La sconfitta delle idee (editi da Laterza), I vinti, Rovesciare il ‘68, Dio, Patria e Famiglia, Dopo il declino (editi da Mondadori), Lettere agli italiani.

È poi passato a temi esistenziali pubblicando saggi filosofici e letterari come Vita natural durante dedicato a Plotino e La sposa invisibile, e ancora con Mondadori Il segreto del viandante e Amor fatiVivere non bastaAnima e corpo e Ritorno a sud. Ha poi pubblicato con Marsilio Lettera agli italiani (2015), Alla luce del mito (2016), Imperdonabili. Cento ritratti di autori sconvenienti (2017), Nostalgia degli dei (2019) e Dispera bene (2020). Inoltre, Tramonti (Giubilei regnani, 2017) e Dante nostro padre con Vallecchi, 2020, La Cappa (Marsilio 2022).

 

Marcello Veneziani nella premessa del suo scritto offre al lettore le chiavi di accesso, la tassonomia ermeneutica, precisando che “ non è un saggio, non è un romanzo, non è un diario, non è un trattato, non è un reportage, anche se di tutti questi generi partecipa. È un tentativo di pensare attraverso la vita quotidiana, di calare le idee in mezzo alle cose, ai corpi, alle biografie, ai viaggi e ai paesaggi, alle storie vissute e alle vicende minute, restituendo la parola ai sentimenti, senza pudori, per far venire allo scoperto affetti, angosce e legami rimossi. È un itinerario di memorie e pensieri, esperienze e ritratti, visioni del mondo e tracce d’infanzia, storie e abitudini, soprattutto del Sud, in un dialogo tra varie generazioni, tra passato e presente”.

L’Autore accompagna il lettore in un affascinante viaggio nel tempo, caratterizzato dall’armonia del movimento della memoria, che sembra ricondurre ad un denominatore comune persone, emozioni, tradizioni che attraversano diverse generazioni.

Dal libro emerge, nella sua nitidezza, l’amore per la storia e la filosofia di Marcello Veneziani, che si conferma capace di conservare una scrittura priva di bizantinismi e barocchismi semantici, con una retorica ricercata, mai ridondante, con i tempi giusti, capace di suggestionare e provocare la fantasia del lettore, che riesce a calarsi in ogni ambientazione proposta dall’Autore.

Veneziani accarezza la nostalgia quando scrive: “Noi siamo la generazione le cui mamme si dividevano in due fazioni diverse, quelle che, per le pulizie, usavano l’Olà, vera icona della modernità, polverina magica che sostituiva il vecchio sapone giallo, e quelle invece che erano state conquistate dal più nuovo Spic e span. Ma fummo anche l’ultima generazione, come argutamente sottolinea l’autore, che vide nel bagno un rito settimanale esteso a tutta la famiglia, spesso riciclando l’acqua dove si erano già immersi i meno sporchi, non tanto per mancanza di cognizioni igieniche, bensì per la solita atavica paura della mancanza dell’acqua”.

Ed ancora, “Tornare è un moto verso l’origine. Perché non si torna al vecchio, al già stato, ma all’essenza che custodiva e animava il già stato. Un’essenza che sfugge, talvolta, e ci fa disperare. Nondimeno è là che riposa il senso della vita nostra. Non si torna al passato ma all’origine. Si torna sotto l’albero non per cogliere i frutti della stagione andata, ma per ritrovare l’albero e le sue radici”.

La bellezza dei giochi di una volta e la naturale comparazione con l’attualità consente al lettore di affrontare, anche senza volerlo e senza sforzo, una analisi sociologica, che gli permette in rispetto alla propria anagrafe di collocarsi in una o più generazioni e trarne un giudizio.

Leggendo Veneziani si incontra la “molteplicità” come “rete di connessione” tra i fatti, persone, situazioni, emozioni; difficile non avvertire il “respiro” delle “Lezioni Americane” di Italo Calvino; ma soprattutto c’è la magia della parola, il piacere della vertigine generato dalle parole accompagnate dal movimento insito nell’errare, una vertigine leggera come i decolli di una mongolfiera.

Il lettore fa fatica a interrompere lo scorrere dei “mesi” del “viandante” perché avvinto dalla sequela di racconti, epigrammi, immagini e dall’incedere dolce e circolare delle emozioni nascoste dietro ai ricordi.

Al lettore è concessa la licenza di una trasposizione anagrafica, che gli permette di tornare ad uno stadio di leggerezza infantile, che coniuga nostalgia per il tempo passato alla curiosità per un futuro di porte di aprire e pagine di vita tutte da scrivere.

Buona lettura.

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