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IL RUMORE DELLA NEBBIA

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Mauro Macario

IL RUMORE DELLA NEBBIA

La nuova silloge edita da Puntoacapo Edizioni 2023

Mauro Macario: Nato dall’unione fra Erminio Macario e Giulia Dardanelli, dopo aver frequentato la Scuola d’arte drammatica del Piccolo Teatro di Milano nel biennio 1963-1964 (tra i maestri Ruggero Jacobbi) e poi al termine di un apprendistato come aiuto regista con Bruno Corbucci (10 film) si è avviato alla regia cinematografica, a quella teatrale, e infine a quella televisiva curando per la Rai e per Canale 5 programmi di carattere musicale. Dal 1990 si dedica alla scrittura poetica, alla saggistica, e alla narrativa. (fonte Wikipedia).

Recensione a cura di Vito Davoli

 

«Ora so / che erano istanti e basta / e in quegli istanti / la sola eternità assoluta».
«Questi versi di Macario che cito da e che richiamano le parole antiche dell’amato poeta e musicista Léo Ferré, evocano l’eternità di un istante con lirica fermezza. Ma il nuovo libro di Mauro Macario, , non ha un unico tono: è opera frastagliata e felice, ricca di una sua spiritosa e surreale saggezza, e intessuta di cangianti soprassalti emotivi».
Così Marco Ercolani nella prefazione alla nuova silloge di poesie di Mauro Macario, edita da Puntoacapo Editrice nella collana “Altre Scritture”.
Un’affascinante raccolta di sentimenti che passano al verso attraverso la bocca, sia che essa sorrida malinconica e dolce, sia che si contragga in una smorfia di rabbia contenuta e mediata da quell’ironia elegantissima alla quale Macario ha “abituato” ed “educato” il suo lettore. «E l’ironia infatti -come scrive Fabrizio Bregoli nella sua acuta recensione al testo- è la chiave di volta che regge la struttura portante di questa nuova prova poetica in cui, come dice l’autore, è impossibile scrivere ”l’ultimo capitolo“, mettere il punto, nella consapevolezza che è preferibile ”a un tardivo sentimento” sempre e comunque “un insulto postumo“.
Una poesia che non nasce dall’accademia ma dalla profonda lacerazione di quella scelta impossibile da non assecondare, irresistibile e perciò stesso pervasiva fino a raggiungere ogni angolo più remoto del vissuto, della memoria e della percezione della propria e altrui condizione. Umana, soprattutto e prima di ogni cosa. La cui identità e cittadinanza è reclamata a gran voce contro l’insopportabile silenzio della contemporaneità, volgare e approssimativa, al punto da riuscire a percepire e definire anche i suoi più sottili movimenti e a fissarne su carta i rumori. Anche quando è solo la nebbia a farne.
Mi piace allora riportare di seguito proprio la bella recensione di Fabrizio Bregoli, pubblicata sul suo blog a questo indirizzo.
«È sempre appagante leggere una nuova opera del poeta Mauro Macario. Pure nella sua assoluta coerenza e continuità sia nelle scelte contenutistiche sia nell’approccio stilistico, Macario riesce sempre, anche e soprattutto in questo lavoro, a risultare estremamente convincente e decisivo, ricorrendo a tutto quell’insieme di soluzioni formali e semantiche che lo contraddistinguono, senza doversi ripetere. Queste poesie nate nel corso dell’ultimo inverno, nell’arco di poche settimane, sono espressione di un’ispirazione artistica estremamente coesa e omogenea, nel rispetto di quei temi di rilevanza etica sia soggettiva sia collettiva che sono propri dell’autore. Macario riesce a unire con credibilità il tono comico e satirico a quello realistico o elegiaco – come nel ricordo struggente e mai patetico della perdita del figlio e degli amori trascorsi –, la riflessione interiore ed esistenziale con il paradosso e il grottesco, il bisogno di concretezza con l’ininterotta ambizione al sogno e all’ideale, duro a morire anche se bistrattato e rinnegato dalla nostra società consumistica e opportunistica. Macario non ammicca per cercare consenso o sedurre il lettore, è fedele solo all’impertinenza e all’obbligo dettati dal suo fare poesia. ll quadro che ne nasce è di una deliberata non omologazione alle convenzioni della contemporaneità e dell’ordine costituito, stante che ”Io scrivo senza censure / perché poesia e anarchia / sono gemelle in utero mundi” dice Macario, conscio com’è della propria unicità sia come persona sia come artista o eroe quasi sfinito, nella sua ironica autodefinizione. E l’ironia infatti è la chiave di volta che regge la struttura portante di questa nuova prova poetica in cui, come dice l’autore, è impossibile scrivere ”l’ultimo capitolo“, mettere il punto, nella consapevolezza che è preferibile ”a un tardivo sentimento” sempre e comunque “un insulto postumo“» 
(F. Bregoli).

Vito Davoli

 

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