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IL NUOVO CONTRADDITTORIO PREVENTIVO: I VANTAGGI PER I CONTRIBUENTI

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La Riforma Fiscale rafforza il principio del contraddittorio preventivo e lo affianca all’accertamento con adesione

Le modifiche apportate allo Statuto dei diritti del Contribuente (L. 212/2000) dall’ultima Riforma Fiscale (L. 111/2023) introducono novità in tema di contraddittorio preventivo, elevato a rango di principio generale a tutela dei diritti di partecipazione amministrativa del contribuente nell’ambito dell’attuazione del rapporto tributario.

Dal 30 aprile scorso, tutti i contribuenti destinatari di un avviso di accertamento, un avviso di rettifica o un atto di recupero delle imposte potranno contare su questo principio per definire preventivamente la pretesa dell’amministrazione finanziaria attraverso l’istituto dell’accertamento con adesione.

Tuttavia, occorre fare delle precisazioni sul perimetro di applicazione e sulla reale portata innovativa di tali strumenti.

Innanzitutto si osserva quanto disposto dall’art. 1, comma 1, lettera e) del D. Lgs. 30 dicembre 2023, n. 219, norma che inserisce nello Statuto dei diritti del Contribuente l’art. 6-bis.

Questa disposizione, come sopra anticipato, fissa il principio del contraddittorio preventivo quale principio generale dell’ordinamento tributario e regola di suo funzionamento a tutela della partecipazione dei cittadini nell’attività amministrativa.

In particolare, la norma prevede che tutti gli atti dell’amministrazione finanziaria autonomamente impugnabili devono essere preceduti da un contraddittorio informato e preventivo, a pena di nullità.

Inoltre, la norma richiamata disciplina la fattispecie dello “schema di atto”, che consiste in un fac-simile dell’atto impositivo destinato al contribuente.

Tale schema di atto ha la funzione di anticipare le ragioni dell’imposizione e gli estremi della pretesa ed, inoltre, contiene l’invito alla formulazione di osservazioni e l’invito alla presentazione di istanza per la definizione dell’accertamento con adesione in luogo delle osservazioni (come si legge dall’atto di indirizzo del Vice Ministro Maurizio Leo del 29/02/2024).

In particolare, per consentire l’espletamento del contraddittorio, gli atti impositivi predetti potranno essere emanati solo dopo il decorso del termine di 60 giorni dalla comunicazione dello schema di atto preventivo, termine entro il quale il contribuente può proporre controdeduzioni o, alternativamente, estrarre copia del fascicolo.

All’esito del contraddittorio l’amministrazione dovrà tenere conto delle eventuali controdeduzioni ricevute, motivando specificamente l’atto relativamente a quelle che ritiene di non accogliere.

Quanto disposto dallo Statuto dei diritti del Contribuente deve leggersi in conformità al nuovo comma 2-bis dell’art. 6 D. Lgs. 218/1997 (introdotto dall’art. 1, comma 1, lettera e) del D. Lgs. 13/2024) in materia di accertamento con adesione.

Tale norma stabilisce che il contribuente, avverso gli avvisi di accertamento, avvisi di rettifica e gli atti di recupero emessi dal 30 aprile 2024, potrà formulare istanza di accertamento con adesione entro 30 giorni dalla comunicazione dello schema di atto o anche nei 15 giorni successivi all’emissione dell’atto definitivo, se è stato preceduto dalla comunicazione dello schema di atto.

In tale ultimo caso, l’istanza comporta la sospensione di 90 giorni del termine per impugnare l’atto innanzi alla competente Corte di Giustizia Tributaria.

Dal combinato disposto delle due norme in commento emerge la valorizzazione della tutela del contribuente il quale, nell’ambito degli evidenziati strumenti tesi a garantire il contraddittorio preventivo con l’ente impositore, potrà formulare le proprie osservazioni e controdeduzioni avverso lo schema di atto ovvero proporre istanza di adesione.

Infatti, il secondo periodo dell’art. 6, comma 2-bis, D. Lgs. 218/1997, prevedendo l’esercizio di quest’ultima facoltà anche entro i 15 giorni successivi all’emanazione dell’atto definitivo, se preceduto dallo schema di atto, sostanzialmente estende lo strumento delle controdeduzioni (in alternativa, estrazione di copia del fascicolo) ai principali atti impositivi, senza precludere la possibilità di presentare istanza di accertamento con adesione.

Ad ogni modo, la portata del contraddittorio preventivo è temporalmente “limitata” dallo stesso decreto attuativo della Riforma Fiscale (D. Lgs. 13/2024) secondo cui le nuove regole sono valide ed efficaci per gli atti emessi dal 30/04/2024, previsione da affiancarsi al principio di “scissione decadenziale” (art. 157 D.L. 34/2020) secondo cui la data di emissione coincide con la protocollazione e la firma dell’atto da parte dell’amministrazione finanziaria mentre, per il PVC (processo verbale di contestazione) con la data di consegna o di spedizione al contribuente.

Infine, in virtù del suddetto articolo 6-bis, comma 2, dello Statuto dei diritti del Contribuente, sono esclusi dal diritto al contraddittorio preventivo gli atti automatizzati, sostanzialmente automatizzati, di pronta liquidazione e di controllo formale delle dichiarazioni, nonché per i casi motivati di fondato pericolo per la riscossione.

Tutti i casi di esclusione dal diritto al contraddittorio preventivo, in particolare, sono stati individuati con decreto del MEF del 24.04.2024, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 30.04.2024.

Conclusivamente, si può ritenere che le innovazioni esposte rappresentano un passo avanti significativo verso una maggiore trasparenza ed equità nel sistema tributario, soprattutto perché viene fornita portata generale al principio del contraddittorio preventivo con contestuale predisposizione dei relativi strumenti di attuazione.

Quindi, a far tempo dal 30 aprile, chiunque riceva un avviso di accertamento si troverà davanti ad una procedura conciliativa nuova dovendo, come sempre, affidare le proprie difese ad un valido professionista capace di sfruttarne i lati positivi, al fine di riequilibrare la posizione svantaggiata del contribuente nei confronti delle pretese avanzate dal Fisco.

 

Avv. Cristiano Marsella

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