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IL DELITTO DELLA DOLCE VITA

Tempo di lettura: 4 minuti

di Francesco Caringella

IL DELITTO DELLA DOLCE VITA

Il romanzo del caso Bebawi

Francesco Caringella, è “nato” prima di diventare presidente di sezione del Consiglio di Stato. A voler ripercorrere la sua carriera lavorativa non possiamo dimenticare che è stato ufficiale della marina militare oltre che commissario di polizia e magistrato. Autore di molte opere giuridiche e, da decenni, impegnato nella formazione di futuri magistrati e avvocati. Tra i suoi romanzi ricordiamo: Il colore del vetro (2012); Non sono un assassino (2014) si è aggiudicato il Premio Roma e il Premio Lomellina in giallo; Dieci minuti per uccidere (2015); i saggi: Dieci brevi lezioni sulla giustizia (2017), La Corruzione spuzza (2017), La Corruzione spiegata ai ragazzi (2018);  i thriller procedurali Oltre ogni ragionevole dubbio (2019) e L’estate di Garlasco (2019).

Vincenzo Candido Renna e Francesco Caringella
Vincenzo Candido Renna e Francesco Caringella

Il romanzo di Francesco Caringella Il delitto della dolce vita conferma il brocardo latino per cui “pro captu lectoris habent sua fata libelli” riferibile a Terenziano Mauro (De litteris, De syllabis, De Metris sec. 3° d.C.).

L’autore rispetta le aspettative rosee dei propri lettori ancora una volta rapiti dall’incedere di una storia accattivante e che lo diventa sempre di più con il passare delle pagine; il destino è segnato e trova posto ancora una volta nella bacheca dei successi letterari.

Tratto da una storia vera, risalente a quasi sessanta anni fa, quando l’Italia si preparava a vivere il boom economico e il mondo veniva attraversato da importanti cambiamenti.

La dolce vita è di per sé un manifesto di costume, entrato per sempre nell’immaginario collettivo mondiale grazie all’omonimo film del Maestro Fellini,  e alle indimenticabili parole di Anita Ekberg indirizzate a Mastroianni, immersa nella fontana di Trevi:  “Marcello, come here. Hurry up!” Ecco che, in una delle intersezioni di via Veneto il cuore della dolce vita con i suoi hotel, ristoranti e bar esclusivi, nel lontano gennaio del ’64 si consuma un delitto destinato a rimanere nella storia della cronaca giudiziaria italiana.

Il fascino esotico di un giovane rampollo egiziano, manager di buona famiglia, Faroul El Chourbagi viene spento per sempre da un delitto efferato. Cinque colpi di pistola di cui quattro andati a segno e non bastasse il vetriolo cosparso sul volto quasi a voler obnubilare per sempre lo charme della vittima.

Sul banco degli imputati i coniugi Bebawi. Claire, l’amante della vittima, una donna affascinante, bellezza medio-orientale contaminata dalla moda europea e Youssef Bebawi, il marito tradito, industriale egiziano amico della famiglia della vittima.

Ecco che la storia d’amore impetuosa tra l’affascinante e giovane Farouk e l’intrigante matura Claire viene narrata nella sua essenzialità: fatta di corrispondenza di amorosi sensi e di sesso rubato in ogni dove, di lettere e telefonate a volte burrascose. La gelosia come un’ombra invisibile sembra attraversare per ragioni diverse tutti i personaggi e predisporli al conflitto.

Dal delitto, le indagini e i riflettori della stampa e infine il processo. Un caso giudiziario transnazionale, in ragione del tentativo di fuga dei coniugi Bebawi stoppato in Grecia; il carcere, gli interrogatori, il processo, le difese, gli inquirenti e i giudici.

La parte del processo, a partire dalla descrizione dei luoghi deputati allo svolgimento, l’aula giudiziaria del “Palazzaccio” vede l’Autore salire in vetta al K2 in tacco 12 riuscendo come pochissimi al mondo a coinvolgere il lettore, nei vari momenti di attesa e trepidazione, di fiducia e depressione.

Caringella ti tiene inchiodato al racconto e il “dubbio” sale in cattedra e scompagina verità fragili fondate su tanti indizi deboli, su un movente forte che non può essere naturaliter causa del delitto poiché la storia racconta di tanti delitti senza movente.

Il <<dubbio>> protagonista del processo e del romanzo stesso, grazie alla bravura dei difensori e qui abbiamo “i mostri sacri” della procedura penale: Vassalli, Leone, Ungaro, Sabatini, ma anche l’esperienza e la saggezza dei Giudici togati e popolari e gli stessi inquirenti fermamente convinti della colpevolezza degli imputati e al tempo stesso del rischio boomerang di una sicumera dei tanti indizi e nessuna prova certa e soprattutto a scompaginare tutto le accuse reciproche degli imputati.

Affascinante la scrittura di Francesco Caringella; chissà, da qualche parte un produttore cinematografico, avrà voglia di trasporre le parole in immagini, perché il delitto della dolce vita è davvero la scenografia di un bel film, tutto da vedere; per ora non ci resta che leggere e non è un ripiego, anzi!

 

Vincenzo Candido Renna

 

 


 

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