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IL CONTENIMENTO DELL’OBSOLESCENZA PROGRAMMATA E IL “DIRITTO ALLA RIPARAZIONE” DEI BENI.

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Il regolamento UE 23 febbraio 2021 n. 341/2021.

 

Abstract.

Non so a voi, ma a me capita spesso di pensare che sia preferibile sostituire uno smartphone o un televisore rotto con un analogo prodotto ma nuovo, non solo perché più efficiente di quello danneggiatosi, ma anche in considerazione degli alti costi che si devono sostenere e delle difficoltà che si devono incontrare per la riparazione.

E’ il produttore del bene rotto che, in qualche modo, “induce” l’utilizzatore dello stesso a sostituirlo con uno nuovo.

La obsolescenza programmata

E sì, perché di questo parliamo, di una pratica industriale in forza della quale un prodotto tecnologico di qualsiasi natura è deliberatamente progettato in modo da poter durare solo per un periodo determinato al fine di imporne la sostituzione con uno nuovo, più efficiente e funzionale, la cui carica innovativa viene pianificata in precedenza.

Questa pratica, in voga da anni, viene comunemente chiamata “obsolescenza programmata” ed è molto diffusa nell’ambito di molti beni di largo consumo quali cellulari, lavatrici, frigoriferi, pc, televisori.

A volte l’obsolescenza è solo percepita, perché magari il prodotto ha smesso di “aggiornarsi”, ma l’effetto è il medesimo, la produzione di RAEE; infatti, si smaltisce il vecchio prodotto e lo si sostituisce con uno nuovo.

 

Il regolamento UE 23 febbraio 2021 n. 241/2021

Per contenere il problema dell’obsolescenza programmata, dal 1 marzo 2021, è in vigore il Regolamento UE 23 febbraio 2021 n. 341/2021 con il quale l’Unione Europea intende puntare verso elettrodomestici e dispositivi elettronici più facilmente riparabili e disassemblabili a fine vita.

 

Cosa prevede il Regolamento in questione?

Le aziende della UE, che vendono alcuni elettrodomestici di largo consumo quali frigoriferi, televisori, lavatrici, asciugatrici, ecc, dovranno garantire all’utente la possibilità di ripararli entro un periodo di tempo, compreso tra sette e dieci 10 anni, dall’immissione sul mercato dell’Unione Europea dell’ultima unità del modello in questione.

In altri termini, l’Unione europea obbliga i produttori a costruire elettrodomestici facili da riparare, in quanto facilmente reperibili, per un tempo ragionevolmente lungo,  i pezzi di ricambio e le istruzioni per aggiustarli.

Tanto i pezzi di ricambio quanto i manuali tecnici contenenti le istruzioni per le riparazioni dovranno essere messi a disposizione dei riparatori professionisti e, una parte di essi (ad es. porte, cerniere, sigilli), quelli compatibili con il “fai-da-te” per intenderci, anche dei consumatori.

 

Ma c’è un però!

Il regolamento europeo non riconosce il diritto alla riparabilità di tutti i prodotti ma solo dei motori elettrici, delle sorgenti luminose, dei sistemi refrigeranti, dei server e delle unità di archiviazione dati, dei display elettronici (anche televisori) e degli elettrodomestici di uso comune come le asciugatrici, le lavatrici e le lavastoviglie.

Pertanto, restano esclusi beni di largo uso come ad es. i computer e gli smartphone ovvero proprio quei prodotti che più frequentemente vengono sostituiti,  spesso, a causa di una obsolescenza percepita piuttosto che reale.

 

C’è un altro però!

E’ vero che i produttori devono garantire manuali e pezzi di ricambio per un lungo periodo dopo l’acquisto, ma è anche vero che, durante tale periodo, la consegna dei pezzi di ricambio deve essere assicurata entro 15 giorni lavorativi (che è un tempo abbastanza lungo per chi si trova impossibilitato ad utilizzare un frigorifero o una lavatrice e che di fatto potrebbe comunque spingere l’utilizzatore a sostituire il prodotto danneggiato anziché attendere per ripararlo).

E’ inoltre possibile limitare l’accesso ai manuali di riparazione e ai ricambi per i primi 2 anni dal lancio di un prodotto, così mantenendo, potenzialmente, un monopolio sulle riparazioni, indipendentemente dallo stato della garanzia.

Pur essendo diversi i punti critici ancora da superare, il regolamento in esame rappresenta un primo passo nella giusta direzione verso una economia circolare per cui non può che essere accolto con favore nel suo nobile scopo di favorire la riparazione dei prodotti danneggiati piuttosto che il loro smaltimento e, dunque, di ridurre l’impatto ambientale dei rifiuti elettronici.

26 marzo 2021

avv. Riccardo Renna

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