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IL COMPLOTTO AL POTERE

Tempo di lettura: 4 minuti

di Donatella Di Cesare

IL COMPLOTTO AL POTERE

Il complotto è il dispositivo in cui il potere si articola, si esercita, si dissimula. È la maschera del potere nel tempo del potere senza volto.

Donatella Di Cesare è una filosofa, saggista e accademica italiana insegna filosofia teoretica alla Università “La Sapienza” di Roma. È una delle filosofe più presenti nel dibattito pubblico italiano e internazionale, sia accademico sia mediatico. Tra i suoi ultimi saggi: Il tempo della rivolta, (Bollati Boringhieri, 2021), Virus sovrano? L’asfissia capitalistica, (Bollati Boringhieri, 2020), Sulla vocazione politica della filosofia, (Bollati Boringhieri, 2018), Marrani, (Einaudi, 2018), L’altro dell’altro, (Einaudi, 2018).

 

Donatella Di Cesare si chiede: “Chi c’è dietro? Chi tira le fila? Chi ha ordito quella trama? Si cercano i colpevoli di catastrofi, povertà, guerre, disuguaglianze, ma anche dei mille soprusi e abusi, della mancanza di etica, del malessere diffuso, dell’infinita perdita di senso”.

Il saggio consente al lettore di esplorare un fenomeno esploso nel XXI secolo e che la crisi sanitaria attuale accompagnata dal dibattito senza paratie culturali sui social media enfatizza sempre più: “Il complottismo”.

Secondo l’Autrice il complottismo rappresenta la reazione immediata alla complessità. Una vera e propria scorciatoia per venire a capo di una realtà illeggibile. Il complottista non sopporta l’inquietudine, la domanda aperta e si rifugia in risposte semplici prêt-à-porter. Non tollera di abitare in un paesaggio mutevole ed instabile e non accetta l’estraneità. Il prisma del complotto restituisce un rassicurante scenario rigidamente manicheo, bianco e nero, bene e male.

Il malessere diffuso è espressione del complottismo, il disagio profondo riverberato dalla crisi delle democrazie contemporanee e dalle tante promesse non mantenute e speranze tradite delle classi dirigenti globali.

Ed ecco che sul banco degli imputati ascendono le élite corrotte, le forze occulte supportate da ingenti ricchezza e da media mistificatori. Il potere dell’occulto, il mondo segreto da scardinare.

La Di Cesare ricorda come fu il filosofo Georg Simmel a sottolineare gli effetti ambivalenti che nella vita sociale può esercitare il segreto. Il termine riviene dal latino secretum secernere, ossia mettere da parte, separare, escludere; ciò che è segreto è separato, appartato, riposto e, in tal senso, viene tenuto nascosto. Il prestigio del segreto, il credito di cui gode, la suggestione che esercita, non dipendono perciò dal suo contenuto, che potrebbe infatti essere anche vuoto.

Ecco che agli occhi dei complottisti ogni personalità superiore deve avere un segreto. Si suppone che chi ha potere abbia un sapere ulteriore e occulto. Ecco allora che il segreto viene esecrato, demonizzato. Eppure, non è il segreto a essere connesso con il male, bensì il male con il segreto. Il malvagio, l’immorale, il disonesto tenta di nascondersi; non vale, però, il contrario.

Si intuisce perché il segreto da un canto rappresenti una barriera, dall’altro sia un perenne stimolo a infrangerla. La tentazione di trasgredire, profanare, divulgare, fa già parte dell’attrattiva del segreto.

Solo la certezza del complotto può infrangere ogni dubbio e interrompere la spirale perversa del segreto. La trasparenza normativa è, paradossalmente, l’altra faccia del complottismo.

Per la Di Cesare è proprio nello scarto tra il sogno della trasparenza e il risveglio nel corso oscuro degli eventi, tra il miraggio dell’immediatezza e l’urto nell’opacità, che il complottismo fiorisce e prospera.

Il cittadino smarrito e disorientato dinanzi ad una ipertrofia di notizie che implicano spesso conoscenze tecniche si rifugia nel complottismo, che ha una risposta semplice per tutto.  Troppi dati, troppe notizie, e un vortice di versioni differenti, non di rado opposte. A chi credere? Certo non alla «versione ufficiale», quella dei media conniventi con i «poteri forti», complici di quelle «forze occulte», causa di ogni male, che hanno semmai tutto l’interesse a insabbiare ogni indagine e dissimulare le proprie responsabilità. Per scoprire la verità che c’è dietro occorre, anzi, oltrepassare la «disinformazione ufficiale». Chi si ferma lì è un ingenuo. «Si sa che ci ingannano», «si sa che ci dicono solo una parte», «si sa che ci nascondono le cose più importanti».

E’ presto detto, la soluzione è l’informazione alternativa che abbraccia pienamente una visione poliziesca del mondo, tende le orecchie, affina lo sguardo per non lasciarsi sfuggire nessun indizio. Ecco che il complottista che si rispetti s’improvvisa non solo detective, ma anche economista, virologo, climatologo, dietologo, storico, specialista di geopolitica, conoscitore di affari internazionali. Alla fin fine «la competenza non è che un’invenzione delle élite per mettere il bavaglio alla gente comune». E lui non cade, certo, nella trappola. È più perspicace, coraggioso e lucido di altri – pronto a denunciare senza riguardi, e a voce alta, il «sistema», i «poteri forti», il «Nuovo Ordine Mondiale».

La vertigine narcisistica del dissenso infervora il complottista, che sembra cercare la Verità contro tutto e tutti.

Il faro acceso sapientemente sul fenomeno del complottismo,  sui tanti errori ed orrori ad esso collegati, portano l’Autrice del saggio a raccomandare al lettore di evitare l’errore di ridurre il complottismo a semplice patologia, a una devianza che viola la norma della verità stabilita.

Donatella Di Cesare ritiene l’anti-complottismo di maniera un boomerang che serve solo ad acuire la frattura tra benpensanti e malpensanti. Occorre diffidare dal clima delle curve contrapposte e delle battaglie campali tra opposte ossessioni ed interrogarsi sulle cause del fenomeno.

Conclude la Filosofa contemporanea <<Comprendere non è giustificare, e non comporta, quindi, nessuna indulgenza>>.

Buona lettura.

 


 

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