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IL 25 NOVEMBRE? FACCIAMO IN MODO CHE NON SIA UNA GIORNATA COME LE ALTRE…

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Il 25 novembre di ogni anno è una giornata come tutte le altre.

Fino al 19 novembre di quest’anno, sono state 96 le donne uccise. Tre quarti di queste da un fidanzato, un marito, un ex.

Anche oggi, come tutti gli altri giorni dell’anno, 88 donne in Italia subiscono violenze, con ferite difficilmente rimarginabili.
Il quadro impietoso che ne fa l’Istat lascia sbigottiti. In Italia come nel resto del mondo.

Secondo l’OMS rappresenta “un problema di salute di proporzioni globali enormi”.

Per questo il 25 novembre si celebra nel mondo la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, una ricorrenza istituita dall’Assemblea generale delle nazioni Unite, che in questa data invita i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a organizzare attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica su una delle più devastanti violazioni dei diritti umani che ci impone di non girare la testa dall’altra parte.

A maggior ragione in questo periodo di semi-lockdown, poi, laddove le famiglie sono più a stretto contatto e trascorrono più tempo assieme, aumenta il rischio che le donne e i figli siano esposti alla violenza soprattutto se in famiglia vi sono gravi perdite economiche o di lavoro.
Man mano che le risorse economiche diventano più scarse, possono aumentare anche forme di abuso, di potere e di controllo da parte del partner ed, ancora una volta, i dati dell’Istituto di Statistica indicano che le chiamate al numero antiviolenza 1522 nel periodo del primo lockdown sono state 5.031, il 75% in più rispetto al medesimo periodo del 2019, che arriva a raddoppiarsi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+119,6%) se includiamo anche l’immediato post-lockdown fino a giugno 2020, passando da 6.956 dell’anno precedente a ben 15.280.

Combattiamo ogni giorno con gli strumenti che la legge ci mette a disposizione che, in Italia, parte dalla Legge 15 febbraio 1996, n. 66 che ha introdotto la violenza contro le donne come un delitto contro la libertà personale, per passare alla Legge 4 aprile 2001, n. 154 in cui vengono introdotte nuove misure volte a contrastare i casi di violenza all’interno delle mura domestiche con l’allontanamento del familiare violento.

Anche con le Leggi n. 60 e n. 134 del 2001 sul patrocinio a spese dello Stato per le donne, senza mezzi economici, violentate e/o maltrattate, uno strumento fondamentale per difenderle e far valere i loro diritti, in collaborazione con i centri anti violenza e i tribunali si è posta una base fondamentale per il contrasto alla violenza.

Ma è con la Legge 23 aprile 2009, n. 38, dove sono state inasprite le pene per la violenza sessuale e viene introdotto il reato di stalking e, soprattutto, con la Legge 27 giugno 2013 n. 77 (seguita nell’ottobre dello stesso anno dalla conversione in legge di un decreto legge per disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, purtroppo a seguito di numerosi altri episodi di violenza che balzarono alle cronache) nella quale l’Italia ha ratificato la Convenzione di Istanbul, che racchiude le linee guida nel contrasto della violenza di genere, si può dire finalmente che l’Italia ha una legislazione specifica.
Con un DPCM del 24 novembre 2017 sono state approvate, infine, Linee guida nazionali per le Aziende sanitarie e le Aziende ospedaliere in tema di soccorso e assistenza socio-sanitaria alle donne vittime di violenza (https://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/dettaglioAtto?id=62811).

Ricordiamocene sempre, non solo il 25 novembre. Facciamo in modo che questo 25 novembre non sia una giornata come le altre.

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