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FELICITÀ PRIVATA E FELICITÀ PUBBLICA

di Albert O. Hirschman

FELICITÀ PRIVATA E FELICITÀ PUBBLICA

 

ALBERT OTTO HIRSCHMAN  Economista e sociologo tedesco (Berlino 1915 – Ewing Township, New Jersey, 2012). Nelle sue indagini ha privilegiato il tema del rapporto tra fattori economici, politici e culturali nello sviluppo economico, sostenendo la necessità di orientare gli investimenti dei paesi in via di sviluppo verso settori di alta produttività al fine di alimentare un processo di diffusione della crescita a tutte le attività economiche (principio dello sviluppo sbilanciato). La sua opera principale è The strategy of economic development (1958; trad. it. 1968). Con il Mulino ha tra l’altro pubblicato Come complicare l’economia (1988), Come far passare le riforme (1990), Retoriche dell’intransigenza (1991) e Autosovversione (1997).

 

L’autore nel saggio prova a dare una risposta ad una domanda ricorrente tra economisti e filosofi contemporanei: Quali sono le dinamiche che favoriscono l’adesione a un impegno collettivo o viceversa il ripiegamento nella sfera privata?

Nel saggio, Hirschman, evidenzia come il benessere economico non coincide necessariamente con l’aumento della felicità: sono le differenze che contano non i valori assoluti.

Lo studioso a proposito dell’Italia sottolinea come:

la vecchia generazione, che un tempo coltivava illusioni di impegno politico, è oggi prospera e delusa. Ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità, creando il debito pubblico, e oggi preferisce prelevare direttamente dallo Stato prebende e pensioni sproporzionate (ai versamenti di un tempo), invece di cercare di introdurre servizi di welfare per le nuove generazioni, e forme di facilitazione per lo studio e per il lavoro dei giovani.

L’Autore evidenzia come la dicotomia tra “felicità privata e felicità pubblica” si declini nell’oscillazione  fra periodi di attenzione a temi pubblici e periodi di attenzione ad obiettivi privati di benessere. Una teoria dei cicli convincente deve però essere endogena (sono gli eventi interni al ciclo che lo determinano); quando eventi esterni determinano esogenamente il ciclo, non è più possibile costruirvi una teoria, appunto, ciclica.

La delusione di aspettative è un’esperienza comune degli esseri umani, in quanto le aspettative spesso eccedono la realtà e non viceversa; in natura solo gli esseri umani possono compiere errori, e talvolta esercitano questo potere in modo assoluto. La delusione per un genere di attività porta alla protesta oppure alla defezione dalla stessa per un’attività di altro genere; in questo caso la sfera pubblica può essere percepita come un’alternativa a quella privata. Per converso il passaggio dal pubblico al privato è sostenuto spesso da una ideologia, che si caratterizza come tale perchè “proclama il comportamento nel proprio interesse come un dovere sociale“.

Harry G.Frankfurt definisce l’essere umano per la sua capacità di avere desideri anche di secondo ordine, vale a dire desideri di desideri; le persone dissolute sono preda dei loro bisogni di primo ordine e non cercano di modificarli con desideri di secondo ordine: soltanto di questi, osserva Hirschman, si occupa la teoria economica, la quale peraltro non tiene neppure conto che molte regole sociali impediscono il livellamento al margine delle soddisfazioni che derivano da varie attività non confrontabili con quelle specifiche del consumo e della produzione di reddito, quali sono ad esempio le attività di culto, lutto, le visite familiari, il voto ed altre forme di partecipazione agli affari pubblici.

Di particolare pregio, inoltre, l’analisi politica dell’Autore che si sofferma sul voto e i suoi paradossi e più in generale sugli effetti dell’azione politica.

Per Hirschman, chi si dedica per la prima volta ad un’azione pubblica può constatare che il tempo che essa richiede è molto di più del tempo che ci si attendeva ed inoltre che le attività necessarie per raggiungere obiettivi anche di alta idealità e di interesse comune sono “di natura assai differente: stringere strane alleanze, dissimulare i propri obiettivi reali, tradire gli amici di ieri; tutto ciò, naturalmente, nell’interesse del ‘fine’.

Ecco che la vita politica o è troppo impegnativa o lo è troppo poco, ed in ogni caso crea delusione nei protagonisti. La delusione verso qualcosa comporta la riallocazione successiva di quel qualcosa in termini di minor costo e minor tempo ossia il ritorno a privilegiare la sfera degli interessi privati.

Un saggio interessante una indagine approfondita e critica della realtà umana che si fonda su aspettative ed azioni che portano l’essere umano a spostarsi nella direzione privata e/o pubblica della propria esistenza alla ricerca della felicità.

Felice lettura.

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