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L’EUTANASIA DELLA DEMOCRAZIA

di Giuseppe Benedetto

L’EUTANASIA DELLA DEMOCRAZIA

Il colpo di mani pulite

 

GIUSEPPE BENEDETTO, avvocato, Presidente della “Fondazione Luigi Einaudi”, professore di diritto costituzionale Università – LUM Bari, È stato componente della Commissione disciplinare della Figc (Federazione Italiana Gioco Calcio) dal 2002 al gennaio 2003; da tale ultima data, e sino al 15 Luglio 2006, è stato Giudice Unico Nazionale per lo stesso settore.

Poche settimane ci separano dai “Trentanni” dell’avvio dell’inchiesta giudiziaria, che, nel bene e nel male, ha cambiato il corso della Storia della Repubblica: “MANI PULITE”.

Il 17 febbraio 1992 con l’arresto per corruzione di Mario Chiesa, esponente storico del PSI milanese, presidente del “Pio Albergo Trivulzio”, soprannominato “mariuolo” da Bettino Craxi, prese avvio l’inchiesta giudiziaria che cambiò il volto del nostro Paese.

Altra data di riferimento, di quella che fu una stagione di cambiamenti radicali dell’assetto istituzionale del nostro Paese, è il 30 aprile 1992, con “il lancio delle monetine a Bettino Craxi dinanzi all’hotel Raphael”.

Due ‘pietre miliari’ di una storia al quanto complessa che ha registrato altri fatti connessi e sconnessi e che hanno modificato, irreversibilmente, assetti istituzionali, politici e sociali della Repubblica.

Giuseppe Benedetto, a partire dal titolo suggestivo, “Eutanasia della Democrazia”, con il suo saggio offre una interpretazione di quella stagione politica.

L’intenzione di procurare il “decesso” (neanche tanto dolce) della nostra democrazia, secondo l’autore, si rivela con l’abolizione dell’autorizzazione a procedere.

La legge costituzionale n. 3/93, revisionando l’art. 68, ha ridotto significativamente le guarentigie per i membri del Parlamento abolendo l’istituto dell’autorizzazione a procedere ed escludendo il potere di veto della Camera di appartenenza nell’ipotesi di esecuzione del giudicato.

Benedetto, offrendo al lettore una ricostruzione storica puntuale dell’art. 68 della Costituzione dal 1948 ad oggi, non nasconde il suo punto di vista, anzi, lo confessa apertamente schierandosi (senza infingimenti) contro la “deriva giustizialista”, che ha generato la novella costituzionale.

 La Costituzione prevede delicati equilibri, pesi e contrappesi tra Istituzioni, garanzie di autonomia e indipendenza, ma anche e soprattutto poteri di vigilanza reciproci. Da questa premessa partono le domande dell’Autore: La novella costituzionale relativa all’immunità parlamentare come ha inciso su tutto ciò? È salvaguardata la sovranità del Parlamento?

Molto interessante l’approccio comparatistico, il quale evidenzia come l’approdo italiano ad una revisione dell’istituto garantistico costituisca un unicum nel panorama normativo internazionale.

Il dubbio è che il “decesso lento” della ‘democrazia parlamentare’ sia stato sostituito da una ‘democrazia giudiziaria’.

Tuttavia, la magistratura in questo puzzle istituzionale sembra essere protagonista di una invasione di campo, quello della politica, che non le appartiene o non dovrebbe appartenerle almeno a stare alla Carta Costituzionale.

Non vi è chi non veda da parte della Magistratura, a partire dalla stagione di ‘Mani Pulite’, il tentativo di assumere un ruolo improprio, quello di “tutori della società”. Un ruolo che, peraltro, non si è attribuita da sola, ma che Le è stato consegnato da un’opinione pubblica sprovveduta.  Che si sia trattato anche – non sempre – di un’investitura fatta in buona fede, da parte di gente bisognosa e sprovveduta che si affida all’influenza del potere togato come farebbe col sindaco o col signorotto del paese, col parlamentare o con il parroco, insomma con la fungibile autorità grande o piccola cui ci si rivolge per la soluzione di un problema economico, per dare sfogo a un’insoddisfazione professionale, per vedere risarcita con la punizione del privilegio altrui una vita ingiustamente negletta, in definitiva per il comprensibile desiderio di “avere giustizia”, ebbene non toglie, ma conferma che quella funzione impropria il magistrato abbia preso a esercitare anche a causa del contributo fattivo di chi gli richiedeva di esercitarla.

La prefazione del Professore Sabino Cassese, oltre a connotare di autorevolezza il saggio, offre al lettore (non giurista) gli strumenti di interpretazione e le giuste chiavi di lettura e di riflessione.

Buona lettura.

Vincenzo Candido Renna

 

 


 

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