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ERO UN BULLO

Tempo di lettura: 4 minuti

di Andrea Franzoso

ERO UN BULLO

La vera storia di Daniel Zaccaro

 

Andrea Franzoso ha una laurea in Giurisprudenza, un baccalaureato in Filosofia, un master in Business Administration. È stato cadetto dell’Accademia Militare di Modena e per otto anni ha prestato servizio come ufficiale dei carabinieri, congedandosi col grado di capitano.
Ha vissuto quattro anni coi gesuiti, ha lavorato in azienda. Oggi si occupa di educazione civica, dalla primaria alle superiori. Per PaperFirst “il disobbediente (2017) per De Agostini ha scritto anche “disobbediente! Essere onesti è la vera rivoluzione” (2018), “Viva la Costituzione” (2020).

 

La retrocopertina del libro compendia il messaggio del racconto: “Ricordati SEMPRE che nella vita non esiste un copione già scritto fino all’ultimo puoi DECIDERE DI CAMBIARE il finale”.

Daniel trascorre la sua “difficile” infanzia e adolescenza in un quartiere di Milano Quarto Oggiaro che di “storie difficili” sembra essere un contenitore specializzato, a cominciare dall’urbanistica: palazzi dormitorio, piccoli appartamenti immersi nella bruttezza dell’assenza non solo delle istituzioni, ma anche di natura, luci, colori, umanità.

Il Mac Donald e il grande parcheggio del centro commerciale è l’unico spazio di aggregazione per gli “Oggiarini”.

La storia di Daniel Franco è una storia che appartiene a molti, per questo particolarmente significativa, specie nel finale, che non è banale e, purtroppo, quest’ultimo non alla portata di tutti.

Questi ragazzi segnati da un destino avverso che sembra condannarli ad una deriva hobbesiana per cui da “lupi per necessità”, non conoscono altro linguaggio se non quello della violenza.

Il conformismo nelle periferie emarginate si declina sia nelle play list musicali rap e trap alternati ai neomelodici, che nel modo di vestire che si fonda sull’esibizione della griffe; più profonda l’emarginazione più sono grandi i marchi stampigliati sull’abbigliamento.

I luoghi comuni nonché il sostrato psicologico che accomuna Daniel all’amico inseparabile di origini moldave Maxim sono “le sbarre” del carcere minorile prima e del carcere poi al crescere dell’età; la reclusione viene vissuta dai protagonisti non solo quale “condanna sociale”, ma anche e/o addirittura quale “male necessario” quasi ricercato dai protagonisti per ascendere nella gerarchia criminale.

Tutto già scritto, quindi, tutto già previsto. Come al solito il caso disegna la vita di ciascuno di noi e prima o poi a ciascuno di noi arriva il momento del cosiddetto turning point e “la svolta” arriva anche per il giovane Daniel.

La svolta passa da tre fattori: il bene sorprende sempre, l’incontro, la lettura.

Quando nel carcere minorile “Beccaria”, – di ritorno ça va sans dire da una tournée in strutture analoghe, in lungo e largo per l’Italia: Arezzo, Catania, Bari, consumata a botta di evasioni, pestaggi e soprusi vari, – sembravano essere perdute le speranze di recuperare Daniel, ecco il colpo a sorpresa, il colpo di genio.

L’educatrice Angela, infatti, comunica a Daniel, di non poter più affliggergli punizioni inutili, questa volta, il cambio di strategia è radicale, viene premiato.

Il bene è sempre un premio e per la prima volta Daniel da recluso incontra la libertà vera, la libertà del bene.

L’incontro con il Brigadiere Stara e il suo gruppo del MOF “Manutenzione Ordinaria Fabbricati” è stato il primo cambiamento di senso nella vita di Daniel, altri incontri fortunati il Cappellano del Carcere Don Claudio, la professoressa di lettere Fiorella, l’educatore Serriconi.

Il romanzo sembra trasmetterci una verità: il caso è soltanto il punto di partenza non è l’entità che presiede ai nostri destini va provocato (il premio del “MOF”). Si tratta di qualcosa di essenziale che ha il potere di farci scoprire il bene, l’amore e/o l’amicizia; incontrare l’altro per scoprire sé stessi, questo è accaduto a Daniel Fraccaro. L’incontro è Libertà.

La lettura è l’altra chiave di accesso alla libertà per Daniel Fraccaro, si avvicina quasi per caso che, come vedete, ricorre spesso con “utili provocazioni” a preparare la svolta della vita.

L’isolamento è la sanzione più grave per un recluso ma, come si suol dire, da un problema un’opportunità ed ecco che, alcuni romanzi presi in prestito da un vicino di cella stranamente orientato alla lettura hanno consentito a Daniel di evadere per la prima volta senza paura, dalle sbarre e viaggiare con l’immaginazione nelle storie lette, ancora una volta un ponte verso la libertà.

Le parole ritrovate nella lettura e nello studio consentono a Daniel di rinunciare ad un linguaggio che ne è sempre privo: la violenza e di trovare il coraggio di costruirsi una prospettiva diversa.

La Laurea in scienza dell’educazione costituisce il felice epilogo, la prospettiva inaudita, di una storia apparentemente maledetta e segnata dal male e che, al contrario, grazie a storie credibili di “presenze adulte” si proietta verso il bene

L’inizio di una nuova storia, che riparte da “Kairòs” il tempo opportuno, la comunità di don Claudio, con l’auspicio per il protagonista di rimanere libero fino alla fine scongiurando il rischio di rimanere prigioniero del personaggio buono, di restare fedele a quel bambino che ha visto crescere dentro di sè ed ha imparato a proteggere.

Emozionante, reale, si legge tutto di un soffio che al termine ti resta dentro.

Buona lettura.

 


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