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L’ECONOMIA DEL SÈ

di Guia Soncini

L’ECONOMIA DEL SÈ

Breve storia dei nuovi esibizionismi

 

Guia Soncini,  giornalista e scrittrice, ha lavorato in televisione e in radio ed è stata collaboratrice di numerose riviste tra cui “Vanity Fair”, “Io donna”, “D di Repubblica”, “Marie Claire”. Ha pubblicato “Elementi di capitalismo amoroso” (Rizzoli 2008) e nel 2012 l’ebook “Come salvarsi il girovita”, che ha scalato le classifiche diventando uno dei primi fenomeni del self-publishing in Italia “I Mariti delle altre” (Rizzoli 2013), “Qualunque cosa significhi amore” (Giunti 2015), “L’era della suscettibilità” (Marsilio 2021).

 

La scrittrice,  dopo “la dittatura degli offesi” nel saggio precedente “L’era della suscettibilità”, mette nel mirino della sua scrittura “L’economia del sé” e, ancora una volta, condivide con il lettore, più che certezze e soluzioni, dubbi ed esperienze riguardanti un tempo difficile: il presente.

Per Guia Soncini: «Il bello di questo secolo è che, quando pensi che il senso del pudore sia azzerato, esso ti sorprende scendendo sotto lo zero». L’esibizionismo è diventato non solo una consuetudine, ma un diritto vero e proprio; non solo diritto tuo a esporti, ma dovere degli altri di trovarti interessante. La nostra «presa della Bastiglia è la presa della visibilità da parte dei mediocri. L’unico eccezionalismo che tolleriamo è l’eccezionalismo di massa».

L’Autrice con il tratto originale della sua “penna” disegna il ritratto del nostro tempo.

In vero, si tratta del ritratto di noi tutti che coltiviamo, nel nostro piccolo orto, lo scopo di farci pagare per esporre opinioni, e passiamo il tempo a farlo persino gratis sui social in cerca di uno strapuntino, mentre i barbari, cioè la nuova classe sociale di influencer, presidiano ogni campo senza scrivere una riga e vendendo di tutto e di più: dai vestiti agli smalti, dagli arredi all’attrezzatura sportiva, ma soprattutto e last but not least: vendendo merce poco pregiata, loro stessi.

Accattatevill’ è il motto della nostra epoca ed un refrain del libro. Siamo tutti sempre in vetrina, ma non a tutti riesce allo stesso modo e, per questo, sembriamo condannati alla condizione di “esibizionisti in terapia di gruppo”.

L’economia del sé “è un vero compendio di “soncinismi”, del resto, la cultura è come il maiale: non si butta nulla e nel libro, infatti, regna la molteplicità delle cose.

C’è una sequela accattivante di “penzierini” e di suggestioni, che tengono viva l’attenzione del lettore con un sorriso pronunciato, che diventa amaro, quando nel leggere sembra ritrovarsi se non specchiarsi.

C’è la medietà dell’uomo contemporaneo che con un telefono in tasca “non resiste e si fotografa il bigolo”; c’è la terrazza di Scola, c’è Guccini tra e fuori le righe, c’è Natalia Aspesi che le manda video di tiktoker c’è, soprattutto, il libro come prosciutto, che ricorda un po’ il Mario Brega del film cult di Verdone: Borotalco… <<senti un po’ sto prociutto .. e ste olive so greche>>; ed ancora, ci sono i narcisismi dei giornalisti che foderano la libreria alle loro spalle su Teams coi loro libri in bella vista (che ricordano appunto i prosciutti appesi) affinché si notino, c’è l’economia dell’attenzione ma anche quella dello scrocco.

Ci sono personaggi chiave. A partire da Chiara Ferragni che dell’economia del sé se non l’ideatrice è, sicuramente, in Italia la più importante Cultrice della materia con i suoi 27 milioni e passa di followers.

Un cenno anche a Monica Lewinsky, sfortunata, per il caso cinico e baro che l’ha fatta essere in anticipo su un tempo in cui pretendere attenzione è diritto, dovere, norma e pratica comune.

A salvarsi dalla scure della Soncini davvero pochissimi personaggi; le dita di una mano sono troppe: Obama, Guccini, Arbasino, Aspesi (…)

L’esibizionismo coatto di noi stessi indotto dalla rete, appare una sorta di condanna collettiva, senza appello ed inevitabile; del resto ed in teoria, potremmo sottrarci dal salire sul palcoscenico o metterci in vetrina (non è mai il frutto di una prescrizione medica), ma tutti hanno una telecamera in tasca, per cui «se comunque finisce che mi fotografate di soppiatto voi, tanto vale pubblichi la mia vita io».

E se è vero come è vero che “è il principio che ha creato la premessa”, leggendo il Saggio di Guia Soncini si deduce che i social restituiscono agli utenti l’immagine di sé e del mondo che questi desiderano. Completano la loro richiesta di conferme, li rassicurano sull’integrità e sulla giustezza della loro condizione. Alimentano l’ossessione per sé stessi – e per i propri prosciutti Accattatevill’, in questo arrivano al culmine di un percorso già cominciato altrove e piegano la realtà alle necessità dell’autostima di ciascuno.

Tante le ragioni per leggerlo, ne scelgo una sola: Guia!

Buona lettura.

 


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