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ECCO COSA TUTTI GLI IMPRENDITORI DOVREBBERO SAPERE SULLA CORRUZIONE

ISO 37001 la nuova frontiera dell’anticorruzione.

 

La CORRUZIONE SPUZZA

Sulla definizione di corruzione, senza ricorrere agli articoli del codice penale (reati contro la pubblica amministrazione) ed alle diverse fattispecie criminose ivi previste, particolarmente efficace è la locuzione usata da Papa Francesco l’11 novembre 2013, durante la messa celebrata nella cappella di Santa Marta “LA CORRUZIONE SPUZZA”.

Nonostante l’odore nauseabondo di corrotti e corruttori, il numero di procedimenti penali relativo ai reati contro la pubblica amministrazione, negli ultimi anni, non ha mai superato l’1%.

Ma è proprio vero l’aforisma per cui: “il lavoro non si genera per decreto e l’onestà non si introduce per legge”; del resto, lo storico romano Tacito, in tempi lontani, notò che “Corruptissima re publica plurimae leges” (Annales, Libro III, 27) per cui l’eccesso di leggi paradossalmente aumenta la possibilità di manifestarsi del fenomeno corruttivo.

 

Assetti organizzativi adeguati il passepartout per i modelli organizzativi e standard anti-corruzione.

Non vi è dubbio che l’attività d’impresa implichi il dispiegarsi di una attività organizzata, la cui gestione dovrebbe orientarsi in uno svolgimento regolato da norme e prassi operative di buona gestione, di natura amministrativa e contabile.

L’adeguatezza degli assetti rappresenta, pertanto, il generale criterio di condotta cui gli organi apicali del singolo operatore economico si devono attenere nell’attività gestoria e soprattutto con riferimento all’attuazione della strategia aziendale, verifica e vigilanza sulla conformità della stessa alle leggi vigenti di settore (cfr. 2403 co. 1° c.c. in collegamento coi co. 3° e 5° dell’art. 2381 c.c.).

L’assunzione di sistemi di Compliance risponde, oltretutto, alle esigenze previste dalla L. 14/2019, che ha modificato l’art. 2086 c.c. che nella sua nuova formulazione dispone : «L’imprenditore, che operi in forma societaria o collettiva, ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale.

 

Natura e cogenza degli standard ISO

Le norme ISO sono accettate e diffuse a livello mondiale. In Europa sono curate dal CEN (Comitato Europeo di Normazione) e in Italia dall’UNI (Ente Nazionale di Unificazione).

Le norme ISO sono pertanto rivolte alle aziende che hanno la volontà di uniformarsi ad un determinato standard di qualità in termini di organizzazione, progettazione, produzione, tutela e sostenibilità ambientale, anticorruzione, ecc., a seconda dell’obiettivo prefissato dalla norma tecnica di riferimento.

I vari sistemi di gestione secondo standard ISO hanno in comune alcuni presupposti o punti cardine da definire ex ante: la definizione dei requisiti del sistema di gestione (SG), la definizione della politica di riferimento, la pianificazione, le modalità di attuazione e funzionamento, l’effettuazione di controlli e azioni correttive, il riesame della direzione.

Si tratta, in altre parole, di creare un’organizzazione al cui interno siano ben definiti compiti e responsabilità e di gestire un processo produttivo che, fissati determinati obiettivi di qualità, porti a raggiungere i risultati previsti.

Mediante azioni continue di monitoraggio e autocontrollo si può così intervenire su eventuali non conformità non più alla fine del processo produttivo, ma durante il suo svolgimento.

La Direzione dovrà provvedere alla redazione di un manuale del sistema di gestione, anche detto manuale della qualità, e di determinate procedure che definiscano CHI FA – CHE COSA – COME – QUANDO, dando così evidenza di un corretto standard nel proprio modus operandi.

 

La ISO 37001 – la prevenzione della corruzione

Preliminarmente, appare utile evidenziare che, a differenza del d.lgs. 231/01, che esclude l’applicazione agli enti pubblici territoriali e ad enti di rango costituzionale, soggetti esclusivamente all’attuazione dei presidi di prevenzione della l. 190/2012, lo standard ISO 37001 non ha alcuna limitazione soggettiva e di per sé consente l’integrazione per assorbimento di altri presidi di controllo, come il MOG. 231 ma anche altri sistemi di gestione certificati secondo standard ISO (9001 qualità- 14001 ambiente – 45001 sicurezza).

Per quanto la ISO 37001 sia applicabile soltanto alla prevenzione del reato di corruzione, pur non affrontando in modo specifico condotte fraudolente, cartelli e altri reati relativi ad anti-trust concorrenza, riciclaggio di denaro sporco o altre attività legate a pratiche di malcostume e disoneste, l’organizzazione (l’ente) può decidere di estendere lo scopo del sistema di gestione per comprendere queste ultime attività.

Dal momento che, la certificazione da parte di un ente terzo ed indipendente non si estenderà giammai alla gestione della prevenzione di altre condotte illecite, competerà al vertice dell’organizzazione la decisione in merito all’adeguatezza dell’assetto di controllo che intende adottare.

E’ fuor di dubbio che la volontarietà che connota entrambi i sistemi di compliance 231 e 37001, in ipotesi, consente per l’ente adottante o di implementare parallelamente i sistemi su binari differenti, ovvero di procedere, per un criterio di prevalenza, all’adozione di una compliance unica secondo lo standard ISO 37001, che, per la vocazione internazionale, per il rigore tecnico in fase di emanazione della norma e per i numerosi punti di convergenza con il d.lgs. 231/01, consente a quest’ultimo di essere assorbito all’interno del sistema di gestione conseguente al predetto standard ISO.

Del resto il sistema di prevenzione della corruzione secondo i tre schemi di compliance accreditati (L. 190/12 piano di prevenzione della corruzione e trasparenza PPCT – Mog. 231 – Codice Etico e protocolli anticorruzione – ISO 37001) prevedono tutti, preliminarmente, una analisi dei rischi e segnatamente una analisi del contesto in cui si muove l’ente.

 

Il sistema di controllo

Altro requisito di particolare incidenza che accomuna i tre sistemi di compliance ricade sulla individuazione di una figura responsabile dell’applicazione del sistema di controllo, ovvero, rispettivamente: Il responsabile prevenzione della corruzione per la legge Severino, l’organismo di vigilanza e controllo 231, il responsabile della conformità del sistema di gestione anticorruzione 37001.

Inoltre la leadership e la pianificazione preliminare, sebbene con differenti scelte lessicali, è prevista in tutti e tre gli schemi di compliance. Alla stessa stregua, la formazione del personale rappresenta un fondamento imprescindibile per l’efficacia dei sistemi di compliance, così come la possibilità di ricevere segnalazioni su presunti illeciti, il c.d. whistleblowing, nonchè l’approntamento da parte dell’organo decisionale di risorse finanziarie necessarie per garantire l’efficacia delle procedure, protocolli e prassi operative; approntamento di risorse che, nel caso degli enti pubblici territoriali, non rientrano nei vincoli del c.d. patto di stabilità.

E’ opportuno riprendere una precedente argomentazione ed evidenziare come, con la compliance anticorruzione, specie nell’ipotesi dello standard ISO 37001, il controllo dell’attività gestoria si emancipa dall’accezione tradizionale di verifica ex post (derivato del diritto amministrativo) e si evolve in elemento coessenziale dell’esercizio dell’ente e del potere gestorio amministrativo.

In altri termini il controllo non è estrinseco ma intrinseco alla funzione gestoria; in chiave assiologica la nozione dovrebbe evolvere da una concezione del controllo come <<costo>> all’idea del controllo come <<opportunità>>.

 

Conclusioni

Non vi è dubbio che la corruzione come fenomeno patologico e di mal-costume necessiti di contrasti non solo normativi ma anche e soprattutto di natura sociale e culturale.

Tuttavia lo standard ISO 37001 qui, sinteticamente, esaminato segna un avanzamento sostanziale in ordine al favor verso un rapporto tra P.A. ed operatori economici e tra questi ultimi, all’interno di un mercato sempre più globale e sempre più improntato ad un approccio etico, che sottende il rispetto di altri principi fondamentali quali la trasparenza e il principio di equità.

Come rilevato da autorevole orientamento dottrinario, nell’ordine giuridico, il ruolo dell’equità è quello di dare rilievo alle regole che si formano nella coscienza sociale rispetto a quelle del diritto legale. La cultura della legalità, i compliance programs e l’equità, pertanto, avranno sicuramente un ruolo determinante nel contrasto ai fenomeni di corruzione.

 

  

Per chi volesse approfondire:

ISO 37001 la nuova frontiera dell’anticorruzione. | Renna | Amministrativ@mente – Rivista di ateneo dell’Università degli Studi di Roma “Foro Italico” (amministrativamente.com)

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