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DIFETTO DI RAPPRESENTANZA DELLA SERVICER NON ISCRITTA ALL’ALBO EX ART. 106 T.U.B. Commento alla Sentenza Trib. Roma n. 2333/2024 del 6.2.2024

Dopo aver affrontato i primi due capitoli di commento, relativi rispettivamente alla LEGITTIMAZIONE ATTIVA DELLA CESSIONARIA DEL CREDITO ed all’ECCEZIONE DI NULLITÀ DELLA FIDEIUSSIONE BANCARIA IN SEDE ESECUTIVA, vediamo oggi l’importante rilievo in merito al DIFETTO DI RAPPRESENTANZA DELLA SERVICER NON ISCRITTA ALL’ALBO EX ART. 106 T.U.B., tema che, recentemente, ha conosciuto notevole risonanza.

Caia, col terzo ed ultimo motivo di opposizione, ha dedotto la mancata iscrizione all’albo della servicer; mancata iscrizione che, inabilitando la stessa all’attività di riscossione e servicing, avrebbe generato, a dire della stessa opponente, la nullità dell’atto di precetto.

Il Tribunale ha, tuttavia, liquidato la suddetta questione sostenendo che la iscrizione ex art. 106 TUB indicata da parte opponente serva unicamente per esercitare l’attività di concessione di finanziamenti nei confronti del pubblico, attività che la servicer in questione non svolgeva, essendo stata costituita per svolgere attività di recupero dei crediti.

Piuttosto, ha aggiunto il Tribunale, che, secondo l’art. 115 T.U.L.P.S. , le agenzie private autorizzate a svolgere attività di recupero crediti sono quelle in possesso di una Licenza di Recupero Crediti rilasciata dalla Questura.

Ne consegue, ad avviso del Tribunale di Roma, che la servicer incaricata, avendo la prescritta licenza, potesse svolgere l’attività di recupero dei crediti e che dunque non vi fosse alcun difetto di rappresentanza.

Pare evidente che la questione accennata sia stata affrontata con una certa sommarietà, poiché il Tribunale non opera alcun distinguo tra le attività di recupero giudiziale o stragiudiziale dei crediti.

Il riferimento all’art. 115 TULPS, secondo giurisprudenza che ha approfondito maggiormente gli aspetti in esame, deve ritenersi inconferente giacchè attiene unicamente alla fase di recupero stragiudiziale del credito.

Avuto riguardo, di contro, al recupero giudiziale – sebbene debba escludersi l’obbligo per le società veicolo di essere iscritte all’albo degli intermediari finanziari di cui all’art. 106 TUB –può a ragione sostenersi, atteso il tenore della L. n. 130/1999, che la riscossione dei crediti debba essere affidata a un soggetto iscritto al detto albo.

Nell’ambito delle operazioni di cartolarizzazione, che trovano appunto la propria disciplina nella L. n. 130/1999, l’attività di riscossione dei crediti ceduti e dei servizi di cassa e di pagamento deve essere svolta da parte di soggetti iscritti nell’albo ex art. 106 TUB, sulla base dell’art. 2, comma 6 della stessa legge n. 130/1999.

Il Tribunale, pertanto, avrebbe dovuto accogliere l’eccezione in discorso ed assegnare un termine per sanare il difetto di rappresentanza.

 

 

<strong>DIFETTO DI RAPPRESENTANZA DELLA SERVICER NON ISCRITTA ALL’ALBO EX ART. 106 T.U.B.</strong>

 

Puoi leggere i due commenti precedenti, sempre con riferimento alla Sentenza Trib. Roma n. 2333/2024 del 6.2.2024, cliccando sui link:

  1. LEGITTIMAZIONE ATTIVA DELLA CESSIONARIA DEL CREDITO

  2. ECCEZIONE DI NULLITÀ DELLA FIDEIUSSIONE BANCARIA IN SEDE ESECUTIVA

 

<strong>TRIBUNALE DI ROMA - SEZ IV - SENTENZA N. 2333/2024 DEL 6.2.2024</strong>

 

Scarica da qui il testo della Sentenza Tribunale di Roma n. 2333/2024 del 6.2.2024

 

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