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“DECRETO RILANCIO” – Misure a sostegno delle imprese in ambito lavoristico

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In data 19 maggio 2020 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legge n. 34, rubricato Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’ economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19, ridenominato “Decreto Rilancio”.

Si tratta di un provvedimento di enorme portata, il quale, con i suoi 266 articoli costituisce un’ampia manovra animata dall’intento di favorire la ripresa del nostro Paese.


Cosa è contenuto nel Decreto Rilancio?

Il Decreto Legge n. 34 del 19 maggio 2020, suddiviso in Otto Titoli contiene:

– disposizioni in materia di salute e sicurezza;

– misure di sostegno alle imprese e all’economia;

 -misure a favore dei lavoratori;

– disposizioni per la disabilità e la famiglia;

– disposizioni specifiche per enti territoriali e debiti commerciali degli enti locali;

– misure fiscali;

– disposizioni per la tutela del risparmio nel settore creditizio;

– misure di settore.  

Di seguito si provvederà ad approfondire le norme, contenute nel decreto Rilancio, di maggiore rilevanza con riferimento alle misure a sostegno delle imprese.


Cosa è previsto in materia di versamento dell’IRAP?

In considerazione della situazione di crisi connessa all’emergenza epidemiologica da COVID-19, l’art. 24 del Decreto Rilancio prevede che le imprese, con un volume di ricavi non superiore a 250 milioni, e i lavoratori autonomi, con un corrispondente volume di compensi, non siano tenuti al versamento del saldo dell’IRAP dovuta per il 2019 né della prima rata, pari al 40 per cento, dell’acconto dell’IRAP dovuta per il 2020.

Rimane fermo l’obbligo di versamento degli acconti per il periodo di imposta 2019.


E’ previsto un contributo a fondo perduto alle imprese e a chi spetta?

Il Decreto Rilancio, all’art. 25, al fine di sostenere i soggetti colpiti dall’emergenza epidemiologica “Covid-19”, prevede che sia riconosciuto un contributo a fondo perduto a favore dei soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo e di reddito agrario, titolari di partita IVA, di cui al testo unico delle imposte sui redditi (D.P.R. n. 917 del 22 dicembre 1986).

Sono ricomprese, dunque, le imprese esercenti attività agricola o commerciale, anche se svolte in forma di impresa cooperativa.

Il contributo a fondo perduto non spetta, in ogni caso, ai soggetti la cui attività risulti cessata alla data del 31 marzo 2020, agli enti pubblici (ex articolo 74, comma 2, del TUIR – testo unico delle imposte sui redditi), agli intermediari finanziari  e società di partecipazione (ex articolo 162-bis del TUIR- testo unico delle imposte sui redditi), ai contribuenti professionisti e lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, lavoratori dello spettacolo, lavoratori danneggiati dal virus COVID-19, che hanno diritto alla percezione delle rispettive indennità, e ai Lavoratori Dipendenti e professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria.

Il contributo spetta alle imprese alla presenza di due condizioni:

  • fatturato non superiore di 5 milioni, nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto in esame;
  • ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019.

Il predetto contributo spetta, anche in assenza dei requisiti, ai soggetti che hanno iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019.

La medesima previsione è applicata per la salvaguardia dei soggetti che già versavano in stato di emergenza a causa di altri eventi calamitosi alla data dell’insorgere dello stato di emergenza Covid-19, per i quali non è necessaria la verifica della condizione del calo di fatturato.

Al fine di determinare correttamente i predetti importi, si fa riferimento alla data di effettuazione dell’operazione di cessione di beni o prestazioni di servizi.

L’ammontare del contributo a fondo perduto è determinato applicando una percentuale alla differenza tra l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 e l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019, come segue:

  • 20% per i fatturati fino a 400mila euro;
  • 15% per i fatturati superiori a 400mila euro e fino a 1milione di euro;
  • 10% per i fatturati superiori a 1 milione e fino a 5 milioni di euro

nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto in esame.

Al verificarsi delle suddette condizioni, ai soggetti rientranti nell’ambito di applicazione della norma è garantito un contributo minimo per un importo non inferiore a mille euro per le persone fisiche e a duemila euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

Il contributo non concorre alla formazione della base imponibile delle imposte sui redditi e non concorre alla formazione del valore della produzione netta ai fini dell’IRAP.

Al fine di ottenere il contributo a fondo perduto, i soggetti interessati presentano, esclusivamente in via telematica, un’ istanza all’Agenzia delle entrate con l’indicazione della sussistenza dei requisiti.

Questa può essere presentata, per conto del soggetto interessato, anche da un intermediario abilitato.

L’istanza deve essere presentata entro sessanta giorni dalla data di avvio della procedura telematica per la presentazione della stessa e deve essere corredata dall’autocertificazione di regolarità antimafia.

Sulla base delle informazioni contenute nella domanda, il contributo a fondo perduto è corrisposto dall’Agenzia delle entrate mediante accreditamento diretto in conto corrente bancario o postale intestato al soggetto beneficiario.

Qualora il contributo sia in tutto o in parte non spettante, anche a seguito del mancato superamento della verifica antimafia, l’Agenzia delle entrate provvederà a recuperare il contributo non spettante, irrogando le relative sanzioni.


Cosa è previsto per i canoni di locazione degli immobili ad uso non abitativo ed affitto d’azienda?

Il Decreto Rilancio, all’art. 28, al fine di contenere gli effetti negativi derivanti dalle misure di prevenzione e contenimento connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19, prevede che ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, spetta un credito d’imposta nella misura del 60 per cento dell’ammontare mensile del canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo.

In caso di contratti di servizi a prestazioni complesse o di affitto d’azienda, comprensivi di almeno un immobile a uso non abitativo destinato allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo, il credito d’imposta spetta nella misura del 30 per cento dei relativi canoni.

Condizione necessaria per fruire del credito d’imposta commisurato all’importo versato nel periodo d’imposta 2020, con riferimento a ciascuno dei mesi di marzo, aprile e maggio, è che i soggetti locatari, se esercenti un’attività economica, abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 50 per cento nel mese di riferimento rispetto allo stesso mese del periodo d’imposta precedente.

Il credito d’imposta è utilizzabile nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento della spesa ovvero in compensazione, successivamente all’avvenuto pagamento dei canoni.

Il credito d’imposta non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive.

Il soggetto avente diritto al credito d’imposta, in luogo dell’utilizzo diretto dello stesso, può optare per la cessione del credito d’imposta al locatore o al concedente o ad altri soggetti, compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari.

Le modalità attuative sono definite con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate.

Al fine  di  mitigare  gli  effetti  economici  derivanti  dalla diffusione del contagio  da  COVID-19,  è, altresì, previsto per l’anno 2020, un incremento del Fondo  nazionale  per  il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione.


E’ prevista una riduzione degli oneri delle bollette elettriche?

L’art. 30 del Decreto Rilancio dispone, quale ulteriore misura, per i mesi di maggio, giugno e luglio 2020, che l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente preveda, con propri provvedimenti, la riduzione della spesa sostenuta dalle utenze elettriche connesse in bassa tensione diverse dagli usi domestici, con riferimento alle voci della bolletta identificate come “trasporto e gestione del contatore” e “oneri generali di sistema”, nel limite massimo di 600 milioni di euro per l’anno 2020, che costituiscono tetto di spesa.

Ciò ha lo scopo di alleviare il peso delle quote fisse delle bollette elettriche in particolare in capo alle piccole attività produttive e commerciali, gravemente colpite su tutto il territorio nazionale dall’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Mediante tala norma, che riguarda un periodo di tre mesi a partire da maggio 2020 ed ha carattere transitorio e urgente, si permette la tempestiva applicazione della misura semplificandone l’iter procedimentale e provvedendo a dare copertura mediante il ricorso al bilancio dello Stato.


E’ previsto un fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa?

L’art. 43 del decreto Rilancio prevede l’istituzione di uno strumento di sostegno per la salvaguardia dei livelli occupazionali e per la prosecuzione dell’attività d’impresa nei casi in cui la cessazione dell’attività svolta o la delocalizzazione dell’attività stessa o di una sua parte al di fuori del territorio nazionale produca un rilevante impatto sociale ed economico.

Sono, infatti, sempre più numerosi i casi in cui, a seguito di una situazione economica sfavorevole, imprese, anche di grandi dimensioni, non sono in grado di proseguire l’attività imprenditoriale con conseguente grave impatto sociale e occupazionale.

A tal fine, si istituisce presso il Ministero dello sviluppo economico il Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa, andando a sostituire il Fondo per la tutela dei marchi storici di interesse nazionale.

La norma, da un lato, si pone in continuità con la volontà di preservare il valore strategico dei marchi storici d’interesse nazionale (prevedendo a tal fine una specifica priorità d’accesso per le imprese titolari dei marchi stessi), dall’altro, intende istituire un intervento di più ampia portata, in grado di intercettare tutti i processi di delocalizzazione o cessazione delle attività di rilevante impatto economico-sociale sul territorio nazionale, in maniera più rispondente alle situazioni di crisi recentemente portate all’attenzione del Governo.

Il suddetto Fondo, in continuità con quello di cui all’articolo 31 del Decreto Crescita, non contempla interventi aventi natura di aiuti di Stato, ma interventi effettuati, per espressa previsione, a condizioni di mercato.

Il rinvio operato a quanto previsto dalla Comunicazione della Commissione europea 2014/C 19/04, recante orientamenti sugli aiuti di Stato destinati a promuovere gli investimenti per il finanziamento del rischio, infatti, è posto nella norma al solo fine di individuare quali interventi possano definirsi “a condizioni di mercato” e non già a caratterizzare gli interventi del fondo come aiuti di Stato.

L’attuazione della norma è demandata ad un decreto del Ministro dello sviluppo economico, sentito il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, che dovrà definire le modalità e i criteri di gestione e di funzionamento del predetto Fondo nonché i requisiti, anche dimensionali, delle imprese che potranno accedervi, operando attraverso interventi nel capitale di rischio delle imprese in crisi, nonché le procedure per l’accesso ai relativi interventi, nel rispetto delle condizioni stabilite dalla disposizione stessa.

Si evidenzia che non vi è sovrapposizione del Fondo in esame rispetto al Fondo sociale per l’occupazione e la formazione e all’attuale sistema degli ammortizzatori sociali, in quanto i benefici occupazionali, nell’intervento in commento, hanno carattere indiretto, essendo ottenuti attraverso l’assicurazione della continuità dell’attività di impresa.


Sono previsti degli aiuti sotto forma di sovvenzioni per il pagamento dei salari dei dipendenti per evitare i licenziamenti durante la pandemia di COVID-19?

L’art. 60 del decreto Rilancio dispone che le Regioni, le Provincie autonome (anche promuovendo eventuali azioni di coordinamento in sede di Conferenza delle Regioni e delle Province autonome), gli altri enti territoriali, le Camere di commercio possono adottare misure di aiuto, a valere sulle proprie risorse, ai sensi della sezione 3.10 della Comunicazione della Commissione europea C (2020) 1863 final – “Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19 ” e successive modifiche e integrazioni nei limiti e alle condizioni di cui alla medesima Comunicazione (link al termine dell’approfondimento).

Si prevede, dunque, la possibilità di concedere aiuti di Stato sotto forma di sovvenzioni per il pagamento dei salari dei dipendenti per evitare i licenziamenti durante la pandemia di COVID-19.

Tali aiuti sono finalizzati a proteggere l’occupazione e sono volti a contribuire ai costi salariali delle imprese (compresi i lavoratori autonomi) che, a causa della pandemia di COVID-19, sarebbero altrimenti costrette a licenziare i dipendenti.

Rientrano nella fattispecie in questione gli aiuti che conferiscono alle imprese un vantaggio selettivo, circostanza che può verificarsi se gli aiuti sono limitati a determinati settori, regioni o tipi di imprese, poiché in tal caso rientrano nella definizione di aiuti ai sensi dell’articolo 107, paragrafo 1, del TFUE.

Al contrario, non rientrano nella fattispecie di cui all’articolo in questione gli aiuti che riguardano tutta l’economia, poiché, in quanto tali, non comportano un vantaggio selettivo e, pertanto, esulano dal campo di applicazione del controllo dell’Unione sugli aiuti di Stato.

Gli aiuti di cui all’articolo in questione, se selettivi, devono essere compatibili con il mercato interno e, in particolare, devono soddisfare le condizioni di cui alla Comunicazione della Commissione europea C (2020) 1863 final – “Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19” e successive modificazioni.

Pertanto, gli aiuti sono destinati ad evitare i licenziamenti durante la pandemia di COVID‐19 e sono concessi sotto forma di regimi destinati alle imprese di determinati settori o regioni o di determinate dimensioni, particolarmente colpite.

La sovvenzione per il pagamento dei salari viene concessa per un periodo non superiore a dodici mesi a decorrere dalla domanda di aiuto,per i dipendenti che altrimenti sarebbero stati licenziati a seguito della sospensione o della riduzione delle attività aziendali dovuta alla pandemia di COVID-19, e a condizione che il personale che ne beneficia continui a svolgere in modo continuativo l’attività lavorativa durante tutto il periodo per il quale è concesso l’aiuto.

Inoltre, la sovvenzione mensile per il pagamento dei salari non deve superare l’80 % della retribuzione mensile lorda (compresi i contributi previdenziali a carico del datore di lavoro) del personale beneficiario.

La sovvenzione per il pagamento dei salari può essere combinata con altre misure di sostegno all’occupazione generalmente disponibili o selettive, purché il sostegno combinato non comporti una sovra compensazione dei costi salariali relativi al personale interessato.

Le sovvenzioni per il pagamento dei salari possono essere inoltre combinate con i differimenti delle imposte e i differimenti dei pagamenti dei contributi previdenziali.

Gli aiuti disciplinati dalla norma non possono in alcun caso consistere nei trattamenti di integrazione salariale.


Cosa è previsto, in linea generale, nel Decreto Rilancio in materia di Cassa Integrazione?

Il Decreto Rilancio, in linea generale, amplia le risorse disponibili e cerca di rendere più semplici le pratiche per ottenere la Cassa integrazione, il principale ammortizzatore sociale utilizzato per continuare a pagare gli stipendi dei lavoratori lasciati a casa o che lavorano a orario ridotto a causa della crisi.

In particolare, è previsto:

  • un periodo di 9 settimane di cassa integrazione (per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020) che si aggiungono alle 9 settimane contemplate dal cd. Cura Italia;
  • incrementate  di ulteriori 5 settimane nel medesimo periodo, per chi ne abbia già interamente fruito in precedenza;
  • eventuali ulteriori 4 settimane tra settembre e ottobre 2020.

Nel Decreto Rilancio sono previste specifiche modifiche in materia di trattamento ordinario di integrazione salariale e assegno ordinario?

L’Art. 68 del Decreto Rilancio apporta delle modifiche all’art. 19, del decreto-legge 17 marzo 2020 n. 18, convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27 (Decreto “Cura Italia” e relativa legge di conversione) in materia di trattamento ordinario di integrazione salariale e assegno ordinario.

– In particolare, prevede e aggiunge, rispetto a quanto previsto dai precedenti provvedimenti, che i datori di lavoro che nell’anno 2020 sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19, possono presentare domanda di concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale o di accesso all’assegno ordinario con causale “emergenza COVID-19”, per una durata massima di nove settimane per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020.

Queste nove settimane sono incrementate di ulteriori cinque settimane nel medesimo periodo per i soli datori di lavoro che abbiamo interamente fruito il periodo precedentemente concesso fino alla durata massima di nove settimane.

È altresì riconosciuto, per tutti i datori di lavoro, un eventuale ulteriore periodo di durata massima di quattro settimane di trattamento per periodi decorrenti dal 1 settembre 2020 al 31 ottobre 2020.

Per i datori di lavoro dei settori turismo, fiere e congressi e spettacolo, è possibile usufruire delle predette quattro settimane anche per periodi precedenti al 1° settembre, a condizione che i medesimi abbiano interamente fruito il periodo precedentemente concesso fino alla durata massima di quattordici settimane.

– Ai beneficiari di assegno ordinario di cui al presente articolo e limitatamente alla causale “emergenza COVID 19”, in rapporto al periodo di paga adottato e alle medesime condizioni dei lavoratori ad orario normale, viene riconosciuto l’assegno per il nucleo familiare (ANF). Ciò non spetta invece ai lavoratori beneficiari dell’assegno ordinario concausale diversa da “emergenza COVID 19”.

– E’ previsto il ripristino dell’obbligo di informazione, consultazione e esame congiunto da svolgere, anche in via telematica, entro i tre giorni successivi a quello della comunicazione preventiva, preliminarmente alla presentazione della domanda di concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale (CIGO) e dell’assegno ordinario (FIS) con causale “emergenza Covid-19”.

– Viene ridotto il termine per la presentazione della domanda di concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale (CIGO) e dell’assegno ordinario (FIS) con causale “emergenza Covid-19”: non più entro la fine del quarto mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa, ma entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il suddetto periodo.

Qualora la domanda di concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale e dell’assegno ordinario con causale “emergenza Covid-19” sia presentata dopo tale termine, l’eventuale trattamento di integrazione salariale non potrà aver luogo per periodi anteriori di una settimana rispetto alla data di presentazione della domanda.

– Il termine di presentazione delle domande riferite a periodi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa che hanno avuto inizio nel periodo ricompreso tra il 23 febbraio 2020 e il 30 aprile 2020 è fissato al 31 maggio 2020.

– Per le domande presentate oltre il predetto termine, l’eventuale trattamento di integrazione salariale non potrà aver luogo per periodi anteriori di una settimana rispetto alla data di presentazione.

– Le risorse sono assegnate ai rispettivi Fondi dall’INPS e trasferite, previo monitoraggio da parte dei Fondi stessi dell’andamento del costo della prestazione, relativamente alle istanze degli aventi diritto, nel rispetto del limite di spesa.

– E’ prevista, inoltre, la modifica della data in cui i lavoratori devono risultare alle dipendenze dei datori di lavoro richiedenti il trattamento di integrazione salariale ordinario (CIGO) e dell’assegno ordinario (FIS) con causale “emergenza Covid-19”: non più 23 febbraio 2020, ma 25 marzo 2020.

– Infine, sono introdotte modifiche al pagamento diretto da parte dell’INPS del trattamento ordinario di cassa integrazione e dell’assegno ordinario: per le richieste di integrazione salariale a pagamento diretto, che verranno presentate a decorrere dal trentesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto rilancio, sarà applicabile la nuova procedura delineata con riferimento al pagamento diretto della cassa integrazione in deroga.

In particolare:

  • entro 15 giorni dal ricevimento della domanda, l’INPS autorizza e dispone il pagamento dell’anticipazione, calcolata sul 40% delle ore anticipate sull’intero periodo;
  •  entro 30 giorni dall’erogazione dell’anticipazione, il datore di lavoro trasmette all’INPS tutti i dati necessari per il saldo dell’integrazione salariale;
  •  l’INPS provvede, quindi, al pagamento del trattamento residuo o al recupero nei confronti del datore di lavoro degli eventuali importi indebitamente anticipati)


Sono previste novità in materia di assegno ordinario Fondi bilaterali ex art. 27 D.lgs. n. 148/2015?

L’art. 68 del Decreto Rilancio prevede l’introduzione di un comma 6 bis all’art. 19 del decreto Cura Italia e relativa legge di conversione, con riferimento all’assegno ordinario Fondi Bilaterali ex art. 27 D.lgs. n. 148/2015 (“Fondi di solidarietà bilaterali alternativi”).

La misura è destinata ai datori di lavoro che operano nell’ambito dei settori dell’artigianato e della somministrazione di lavoro nei quali, in considerazione dell’operare di consolidati sistemi di bilateralità e delle peculiari esigenze di tali settori, le organizzazioni sindacali e imprenditoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale hanno adeguato alle finalità perseguite in materia di fondi di solidarietà bilaterali (di cui all’articolo 26, D.Lgs. n. 148/2015).

La durata massima dell’assegno ordinario con causale “emergenza Covid-19” viene portata da 9 a 18 settimane, di cui 14 per il periodo dal 23.02.2020 al 31.08.2020 e ulteriori 4 settimane per il periodo dal 01.09.2020 al 31.10.2020.

Gli oneri finanziari relativi alla predetta prestazione sono a carico del bilancio dello Stato.

Le risorse sono trasferite ai rispettivi Fondi con uno o più decreti del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze e trasferite previo monitoraggio da parte dei Fondi stessi dell’andamento del costo della prestazione, relativamente alle istanze degli aventi diritto, nel rispetto del limite di spesa e secondo le indicazioni fornite dal Ministro del Lavoro e delle politiche sociali.


Sono previste novità in materia di assegno ordinario Fondi Bilaterali ex art. 26 D.lgs. n. 148/2015?

L’art. 68 del Decreto Rilancio prevede l’introduzione di un comma 6 ter all’art. 19 del decreto Cura Italia e relativa legge di conversione con riferimento all’assegno ordinario Fondi Bilaterali ex art. 26 D.lgs. n. 148/2015 (“Fondi di solidarietà bilaterali”).

La misura è destinata ai datori di lavoro iscritti ai Fondi di solidarietà (stipulati dalle organizzazioni sindacali e imprenditoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale per i settori che non rientrano nell’ambito di applicazione dell’art. 10 del Decreto Legislativo).

La durata massima dell’assegno ordinario con causale “emergenza Covid-19” è elevata da 9 a 18 settimane, di cui 14 per il periodo dal 23.02.2020 al 31.08.2020 e ulteriori 4 settimane per il periodo 01.09.2020-31.10.2020

Gli oneri finanziari relativi alla prestazione sono a carico del bilancio dello Stato.

Le risorse di cui al comma in commento sono assegnate ai rispettivi Fondi dall’INPS e trasferite previo monitoraggio da parte dei Fondi stessi dell’andamento del costo della prestazione, relativamente alle istanze degli aventi diritto, nel rispetto del limite di spesa.


Qual è il trattamento di cassa integrazione salariale previsto per gli operai agricoli?

Il trattamento di cassa integrazione salariale operai agricoli (CISOA), richiesto per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19, è concesso in deroga ai limiti di fruizione riferiti al singolo lavoratore e al numero di giornate lavorative da svolgere presso la stessa azienda.

I periodi di trattamento sono concessi per un periodo massimo di 90 giorni, dal 23 febbraio 2020 al 31 ottobre 2020 e comunque con termine del periodo entro il 31 dicembre 2020, e sono neutralizzati ai fini delle successive richieste.

Per assicurare la celerità delle autorizzazioni, le integrazioni salariali CISOA con causale COVID-19 sono concesse dalla sede dell’INPS territorialmente competente.

La domanda di CISOA deve essere presentata entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione dell’attività lavorativa.

Il termine di presentazione delle domande riferite a periodi di sospensione dell’attività lavorativa che hanno avuto inizio nel periodo ricompreso tra il 23 febbraio 2020 e il 30 aprile 2020 è fissato al 31 maggio 2020.

Per i lavoratori dipendenti di aziende del settore agricolo, ai quali non si applica il trattamento di cassa integrazione salariale operai agricoli, può essere presentata domanda di concessione del trattamento di integrazione salariale in deroga.


Nel Decreto Rilancio sono previste specifiche modifiche in materia di trattamento ordinario di integrazione salariale per le aziende che si trovano già in Cassa integrazione straordinaria?

L’art. 69 del Decreto Rilancio apporta delle modifiche all’articolo 20  del decreto-legge 17 marzo 2020 n. 18, convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27 (Decreto “Cura Italia” e relativa legge di conversione) in materia di trattamento ordinario di integrazione salariale per le aziende che si trovano già in Cassa integrazione straordinaria.

– In particolare, si aggiunge e prevede che le aziende che hanno in corso un trattamento di integrazione salariale straordinario, possono presentare domanda di concessione del trattamento di integrazione salariale ordinario e l’assegno ordinario per una durata massima di nove settimane per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020, incrementate di ulteriori cinque settimane nel medesimo periodo per i soli datori di lavoro che abbiamo interamente fruito il periodo precedentemente concesso.

– È altresì riconosciuto un eventuale ulteriore periodo di durata massima di quattro settimane di trattamento per periodi decorrenti dal 1 settembre 2020 al 31 ottobre 2020, aumentando il relativo limite di spesa.


Nel Decreto Rilancio sono previste specifiche modifiche in materia di Cassa integrazione in deroga?

L’art. 70 del Decreto Rilancio prevede delle modifiche all’articolo 22 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27 (Decreto “Cura Italia” e relativa legge di conversione), in materia di Cassa integrazione in deroga.

– In particolare, prevede la possibilità di richiedere il trattamento di integrazione salariale in deroga per una durata massima di nove settimane per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020, incrementate di ulteriori cinque settimane nel medesimo periodo per i soli datori di lavoro ai quali abbiano già interamente fruito del periodo precedentemente concesso.

È altresì riconosciuto un eventuale ulteriore periodo di durata massima di quattro settimane di trattamento per periodi decorrenti dal 1° settembre 2020 al 31 ottobre 2020, aumentando il relativo limite di spesa.

Con le medesime modalità sono altresì riconosciuti eventuali periodi già autorizzati dalle Regioni.

-Inoltre, viene ripristinata la necessità dell’accordo sindacale per richiedere l’intervento della Cassa integrazione guadagni in deroga anche per i datori di lavoro che hanno chiuso l’attività in ottemperanza ai provvedimenti di urgenza emanati per far fronte all’emergenza epidemiologica da CIVID-19.

– Vi è, altresì, una modifica con riferimento alla data in cui i lavoratori devono risultare alle dipendenze dei datori di lavoro richiedenti il trattamento di cassa integrazione in deroga (CIGD) in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da Covid-19: non più 23 febbraio 2020, ma 25 marzo 2020.

In ogni caso è previsto l’obbligo per il datore di lavoro di inviare all’INPS tutti i dati necessari per il pagamento dell’integrazione salariale, entro il giorno 20 di ogni mensilità successiva a quella in cui è collocato il periodo di integrazione salariale.

-Da ultimo si prevede  che ai lavoratori che hanno cessato la cassa integrazione guadagni in deroga nel periodo dal 1° dicembre 2017 al 31 dicembre 2018 e non hanno diritto all’indennità di disoccupazione NASPI è concessa, nel limite massimo di 12 mesi e in ogni caso con termine entro il 31 dicembre 2020, un’indennità pari al trattamento di mobilità in deroga, comprensiva della contribuzione figurativa.



Nel Decreto Rilancio sono previste ulteriori modifiche in materia di integrazione salariale?

L’art. 71 del Decreto Rilancio prevede l’inserimento degli articoli 22 ter, 22 quater e 22 quinquiesal decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27 (Decreto “Cura Italia” e relativa legge di conversione).

L’art. 22 ter, rubricato “Ulteriore finanziamento delle integrazioni salariali”, prevede che al fine di garantire, qualora necessario per il prolungarsi degli effetti sul piano occupazionale dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, la possibilità di una più ampia forma di tutela delle posizioni lavorative (rispetto a quella assicurata dai rifinanziamenti delle misure di cui agli articoli da 19 a 22 Decreto cura Italia) è istituito nell’ambito dello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali apposito capitolo di bilancio.

Le risorse stanziate possono essere trasferite all’INPS e ai Fondi di cui agli articoli 26 e 27 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148 (esaminati sopra) con uno o più decreti del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, nel rispetto dei saldi di finanza pubblica da adottare entro il 31 agosto 2020, prevedendo eventualmente anche l’estensione del periodo massimo di durata dei trattamenti di integrazione salariale.


Cosa è previsto al fine di accelerare le procedure in materia Trattamento di integrazione salariale in deroga “Emergenza Covid-19”?

L’art. 22 quater, contenuto all’interno dell’art. 71 del decreto Rilancio, rubricato “Trattamento di integrazione salariale in deroga “Emergenza Covid-19” all’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale”, al fine di arginare i numerosi problemi occorsi nell’erogazione della cassa integrazione in deroga, che hanno portato a ritardi nei pagamenti di circa un terzo del totale di richieste di questo strumento, prevede un accelerazione della relativa procedura.

-In particolare, si dispone espressamente che i trattamenti di integrazione salariale in deroga, di cui all’articolo 22 del decreto-legge 17 marzo 2020 n. 18, convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27  (Decreto Cura Italia e relativa legge di conversione), per periodi successivi alle prime nove settimane riconosciuti dalle Regioni, sono concessi dall’INPS, e non più alle Regioni, come precedente disposto.

La domanda spetta al datore di lavoro e la sua efficacia è, in ogni caso, subordinata alla verifica del rispetto dei limiti di spesa previsti.

-I datori di lavoro devono inviare telematicamente la domanda con la lista dei beneficiari all’INPS indicando le ore di sospensione per ciascun lavoratore per tutto il periodo autorizzato.

-L’INPS provvede all’erogazione delle predette prestazioni, previa verifica del rispetto, anche in via prospettica, dei limiti di spesa.

-L’INPS provvede al monitoraggio del rispetto del limite di spesa, fornendo i risultati di tale attività al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell’economia e delle finanze.

Qualora dal predetto monitoraggio emerga che è stato raggiunto, anche in via prospettica il limite di spesa, l’Istituto non potrà emettere altri provvedimenti concessori.

La domanda di concessione del trattamento può essere trasmessa, decorsi trenta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, alla sede INPS territorialmente competente.

 Decorsi i predetti trenta giorni, la medesima domanda è trasmessa entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa.

Il datore di lavoro che si avvale del pagamento diretto da parte dell’INPS:

  • trasmette la domanda, entro il quindicesimo giorno dall’inizio del periodo di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, unitamente ai dati essenziali per il calcolo e l’erogazione di una anticipazione della prestazione ai lavoratori, con le modalità indicate dall’Inps.
  • L’Inps autorizza le domande e dispone l’anticipazione di pagamento del trattamento entro 15 giorni dal ricevimento delle domande stesse.

La misura dell’anticipazione è calcolata sul 40% delle ore autorizzate nell’intero periodo.

  • A seguito della successiva trasmissione completa dei dati da parte dei datori di lavoro, l’Inps provvede al pagamento del trattamento residuo o al recupero nei confronti dei datori di lavoro degli eventuali importi indebitamente anticipati.

Spetta, in ogni caso all’INPS provvedere a regolamentare le modalità operative del procedimento.

  • Il datore di lavoro invia, in ogni caso, all’Istituto tutti i dati necessari per il saldo dell’integrazione salariale, secondo le modalità stabilite dall’Istituto, entro 30 giorni dell’erogazione dell’anticipazione.

-Per le domande che richiedono il pagamento diretto della presentazione riferita a periodi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa che hanno avuto inizio nel periodo ricompreso tra il 23 febbraio 2020 e il 30 aprile 2020, già autorizzate dalle amministrazioni competenti, i datori di lavoro, ove non abbiano già provveduto, dovranno comunicare all’INPS i dati necessari per il pagamento delle prestazioni con le modalità indicate dall’Istituto entro 20 giorni dall’entrata in vigore del decreto Rilancio.

-Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro 15 giorni dall’entrata in vigore del decreto Rilancio verranno stabilite le modalità di attuazione del presente articolo e la ripartizione del limite di spesa complessivo.


Il Decreto Rilancio prevede anche modifiche alle procedure di pagamento diretto del trattamento di cassa integrazione ordinaria e di assegno ordinario?

L’art. 22 quinquies, contenuto nell’art 71 del Decreto Rilancio, rubricato “Modifiche al pagamento diretto del trattamento di cassa integrazione ordinaria e di assegno ordinario” prevede che le richieste di integrazione salariale a pagamento diretto, previste con riferimento al trattamento di cassa integrazione ordinaria e di assegno ordinario, presentate a decorrere dal trentesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto sono disciplinate dalla procedura di cui Trattamento di integrazione salariale in deroga “Emergenza Covid-19” all’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (di cui all’art. 22 quater sopra esaminato).

Ovvero è previsto che il pagamento avvenga da parte dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale con la medesima modalità snella prevista per il trattamento di integrazione salariale in deroga.


I lavoratori dipendenti con figli possono fruire di ulteriori periodi di congedo?

L’art. 72 del Decreto Rilancio, in materia di specifici congedi per i dipendenti del settore privato, porta a trenta giorni (continuativi o frazionati) il periodo di cui possono fruire i genitori lavoratori dipendenti per i figli di età non superiore ai 12 anni (per il quale è riconosciuta una indennità pari al 50 per cento della retribuzione) ed estende il relativo arco temporale di fruizione sino al 31 luglio 2020.

I suddetti periodi sono coperti da contribuzione figurativa.

Con riferimento ai congedi per emergenza COVID-19 non retribuiti, la norma prevede, altresì, che i genitori lavoratori dipendenti del settore privato con figli minori di 16 anni, a condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o  cessazione dell’attività lavorativa o che non vi sia altro genitore non lavoratore, hanno diritto di astenersi dal lavoro per l’intero periodo di sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado, senza corresponsione di indennità né riconoscimento di contribuzione figurativa, con divieto di licenziamento e diritto alla conservazione del posto di lavoro.


Cosa è previsto in materia di permessi retribuiti ex articolo 33, legge 5 febbraio 1992, n. 104?

L’art. 73 del Decreto Rilancio, modificando l’art. 24 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27 (decreto Cura Italia e relativa legge di conversione), in materia di permessi retribuiti ex art 33, lege n. 104/92, innalza a dodici giornate complessive i permessi usufruibili nei mesi di maggio e giugno 2020.


Cosa è previsto in materia di tutela del periodo di sorveglianza attiva dei lavoratori del settore privato?

L’art. 74 del Decreto Rilancio reca modifiche all’articolo 26 del decreto-legge 17 marzo, n. 18, convertito dalla legge 24 aprile 2020, n. 27 (decreto Cura Italia e relativa legge di conversione), in materia di tutela del periodo di sorveglianza attiva dei lavoratori del settore privato, differendo al 31 luglio 2020 il termine sino al quale il periodo trascorso in quarantena con sorveglianza sanitaria attiva dei lavoratori dipendenti del settore privato è equiparato a malattia ai fini del trattamento economico.


Cosa è previsto in materia di sospensione delle misure di condizionalità?

L’art. 76 del Decreto Rilancio reca modifiche all’articolo 40, comma 1, del decreto-legge 17 marzo 2020 n. 18, convertito dalla legge 24 aprile 2020, n. 27 (decreto Cura Italia e relativa legge di conversione), estendendo la sospensione delle misure di condizionalità per l’attribuzione di alcune prestazioni (es. reddito di cittadinanza, NASPI, DIS-COLL) da due a quattro mesi.


Cosa prevede il decreto in materia di licenziamenti per giustificato motivo oggettivo?

L’art. 80 del Decreto Rilancio prevedendo modifiche all’articolo 46, del decreto-legge 17 marzo 2020 n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27 (decreto Cura Italia e relativa legge di conversione), porta a cinque mesi il termine entro il quale sono vietati i licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo e collettivi e sono sospese le procedure dei licenziamenti collettivi e individuali per giustificato motivo oggettivo in corso, di cui all’articolo 7 della legge n. 604 del 1966.

Viene, inoltre, concessa la possibilità al datore di lavoro, che nel periodo dal 23 febbraio 2020 al 17 marzo 2020 abbia proceduto al recesso del contratto di lavoro per giustificato motivo oggettivo, di revocare in ogni tempo il recesso purché contestualmente faccia richiesta del trattamento di cassa integrazione salariale in deroga decorrente dalla data in cui abbia avuto efficacia il licenziamento.

In tal caso, il rapporto di lavoro si intende ripristinato senza soluzione di continuità, senza oneri né sanzioni per il datore di lavoro.


Cosa è previsto in materia di sospensione dei termini nei procedimenti amministrativi ed agli effetti degli atti amministrativi in scadenza?

L’art. 81 del Decreto Rilancio reca modifiche al comma 2 dell’art. 103 del decreto-legge 17 marzo 2020 n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27 (decreto Cura Italia e relativa legge di conversione) prevede che i documenti unici di regolarità contributiva, in scadenza tra il 31 gennaio 2020 ed il 15 aprile 2020, conservano validità sino al 15 giugno 2020.


I datori di lavoro devono assicurare la sorveglianza sanitaria?

L’art. 83 del Decreto Rilancio, rubricato “Sorveglianza Sanitaria”, impone ai datori di lavoro di garantire, per lo svolgimento in sicurezza delle attività produttive e commerciale, la sorveglianza sanitaria eccezionale dei lavoratori maggiormente esposti a rischio di contagio in ragione di determinati fattori, derivanti anche da patologia COVID-19.

Per quei datori per i quali non è previsto l’obbligo di nominare il medico competente per l’effettuazione della sorveglianza sanitaria, la sorveglianza sanitaria eccezionale, che ha origine dall’emergenza sanitaria COVID-19, può essere richiesta, dal datore, ai servizi territoriali dell’INAIL che vi provvedono con propri medici del lavoro.

L’inidoneità alla mansione non può in ogni caso giustificare il recesso del datore di lavoro dal contratto di lavoro.

Inoltre, per sostenere le imprese nella fase di ripresa delle attività produttive, l’INAIL è autorizzato ad assumere con contratti di lavoro a tempo determinato figure sanitarie, tecnico-specialistiche e di supporto di età non superiore a 29 anni, a valere sulle risorse di cui al PON Giovani.



Cosa è il Fondo Nuove Competenze?

L’art. 88 del Decreto Rilancio prevede che, al fine di consentire la graduale ripresa dell’attività dopo l’emergenza epidemiologica, per l’anno 2020, i contratti collettivi di lavoro sottoscritti a livello aziendale o territoriale da associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, ovvero dalle loro rappresentanze sindacali operative in azienda ai sensi della normativa e degli accordi interconfederali vigenti, possono realizzare specifiche intese di rimodulazione dell’orario di lavoro per mutate esigenze organizzative e produttive dell’impresa, con le quali parte dell’orario di lavoro viene finalizzato a percorsi formativi.

Gli oneri relativi alle ore di formazione, comprensivi dei relativi contributi previdenziali e assistenziali, sono a carico di un apposito Fondo denominato “Fondo Nuove Competenze”, costituito presso l’Agenzia Nazionale delle Politiche Attive del Lavoro (ANPAL).


Cosa prevede il decreto Rilancio con riferimento al Lavoro Agile?

L’art. 90 del Decreto Rilancio, riconosce, fino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID–19, un diritto a svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile, anche in assenza degli accordi individuali, ai genitori lavoratori dipendenti del settore privato con un  figlio minore di anni 14, sempre che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito o non lavoratore, fermo restando il rispetto degli obblighi informativi e a condizione che tale modalità sia compatibile con le caratteristiche della prestazione.

La prestazione lavorativa in lavoro agile può essere svolta anche attraverso strumenti informatici nella disponibilità del dipendente qualora non siano forniti dal datore di lavoro.

E’ altresì previsto un obbligo di comunicazione al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in via telematica, dei nominativi dei lavoratori e la data di cessazione della prestazione di lavoro in modalità agile, ricorrendo alla documentazione resa disponibile sul sito del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Gli obblighi di informativa di cui all’articolo 22 della medesima legge n. 81 del 2017, sono assolti in via telematica anche ricorrendo alla documentazione resa disponibile sul sito dell’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro (INAIL).


Cosa è previsto in materia di NASPI E DIS- COLL?

Il Decreto Rilancio, all’art. 92, reca disposizioni in materia di NASPI E DIS- COLL, il cui periodo di fruizione termini nel periodo compreso tra il 1° marzo 2020 e il 30 aprile 2020, prorogandone la fruizione per ulteriori due mesi, per un importo pari a quello dell’ultima mensilità spettante per la prestazione originaria, a condizione che il percettore non sia beneficiario delle varie indennità da COVID-19 previste nel decreto-legge n. 18/2020,convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27,  o nel presente decreto.


Cosa è previsto in materia di rinnovo e proroga dei contratti a termine?

L’art. 93 del Decreto Rilancio introduce la possibilità, in deroga all’articolo 21 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, di rinnovare o prorogare fino al 30 agosto 2020 i contratti di lavoro subordinato a tempo determinato anche in assenza delle condizioni disciplinate dall’articolo 19, comma 1, del medesimo decreto legislativo n. 81 del 2015, per far fronte al riavvio delle attività in conseguenza all’emergenza epidemiologica da COVID-19.


Cosa è previsto  per promuovere il lavoro agricolo?

L’art. 94 del Decreto Rilancio introduce una disposizione che promuove il lavoro agricolo, stabilendo la possibilità per i percettori di ammortizzatori sociali, limitatamente al periodo di sospensione a zero ore della prestazione lavorativa, di NASPI e DIS-COLL nonché di reddito di cittadinanza, di stipulare con datori di lavoro del settore agricolo contratti a termine non superiori a 30 giorni, rinnovabili per ulteriori 30 giorni, senza subire la perdita o la riduzione dei benefici previsti, nel limite di 2.000 euro per l’anno 2020.


Sono previste misure di sostegno alle imprese per la riduzione del rischio da contagio nei luoghi di lavoro?

L’art. 95 del Decreto Rilancio prevede misure di sostegno alle imprese, al fine di favorire l’attuazione delle disposizioni di cui al Protocollo di regolamentazione delle misure per il contenimento e il contrasto della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro del 14 marzo 2020, come integrato il 24 aprile 2020, èprevista la promozione da parte dell’INAIL di interventi straordinari destinati alle imprese, anche individuali, iscritte al Registro delle imprese o all’Albo delle imprese artigiane, alle imprese agricole iscritte nella sezione  speciale  del  Registro delle imprese, alle imprese agrituristiche ed alle imprese sociali che abbiano introdotto nei luoghi di lavoro interventi per la riduzione del rischio di contagio attraverso:

– l’acquisto di apparecchiature e attrezzature per l’isolamento o il distanziamento dei lavoratori, compresi i relativi costi di installazione ;

– dispositivi elettronici e sensoristica per il distanziamento dei lavoratori

– apparecchiature per l’isolamento o il distanziamento dei lavoratori rispetto agli utenti esterni e rispetto agli addetti di aziende terze fornitrici di beni e servizi

– dispositivi per la sanificazione dei luoghi di lavoro;

– sistemi e strumentazione per il controllo degli accessi nei luoghi di lavoro utili a rilevare gli indicatori di un possibile stato di contagio

– dispositivi ed altri strumenti di protezione individuale.

 Al finanziamento delle iniziative di cui trattasi sono  destinate le risorse già disponibili relative al bando ISI 2019 ed allo stanziamento 2020 per il finanziamento dei  progetti  di cui all’articolo 11, comma 5, del decreto legislativo 9 aprile  2008, n. 81 (progetti di investimento e formazione in materia di salute  e  sicurezza  sul lavoro rivolti in particolare alle piccole, medie  e  micro  imprese  e  progetti  volti a sperimentare soluzioni innovative  e strumenti di natura organizzativa e gestionale ispirati ai  principi  di  responsabilità  sociale delle imprese).

Detti interventi sono incompatibili con gli altri benefici, anche di natura fiscale, aventi ad oggetto i medesimi costi ammissibili.

Al fine di attuare gli interventi di cui al presente articolo l’INAIL provvede a trasferire ad Invitalia S.p.A. le risorse per l’erogazione dei contributi alle imprese, sulla base degli indirizzi specifici formulati dall’Istituto.



Quale ulteriore forma di tutela è prevista al  fine  di  assicurare  una tempestiva vigilanza in materia di salute e sicurezza  nei luoghi  di lavoro?

L’art. 100 del decreto Rilancio, rubricato “Avvalimento Comando dei Carabinieri per la tutela del Lavoro” prevede, in via eccezionale,  al  fine  di  contrastare  e  contenere  la diffusione del virus COVID-19 e fino alla data  di  cessazione  dello stato di emergenza deliberato dal Consiglio  dei  Ministri, per  far fronte all’emergenza epidemiologica e al fine di assicurare una tempestiva vigilanza in materia di salute e sicurezza  nei luoghi  di lavoro nel processo di riavvio delle attività produttive e  comunque non oltre il 31 dicembre 2020,  in  base  a  quanto  stabilito  dalla Convenzione  concernente  gli  obiettivi  assegnati   all’Ispettorato Nazionale del Lavoro (2019-2021) sottoscritta  tra  il  Ministro  del lavoro e delle politiche  sociali  e  il  Direttore  dell’Ispettorato Nazionale del lavoro, in data  25  novembre  2019,  il  Ministro  del lavoro e delle politiche sociali si avvale in via diretta, oltre che dell’Ispettorato nazionale del lavoro,  anche  del   Comando   dei Carabinieri  per  la  Tutela  del  Lavoro  e  delle  articolazioni dipendenti.


E’ Previsto un Credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro?

L’art. 120 del Decreto Rilancio, prevede, in riferimento alle spese necessarie per la riapertura in sicurezza delle attività economiche, un credito di imposta del 60% delle spese sostenute nell’anno 2020.

Gli investimenti per i quali è ammessa l’agevolazione si riferiscono a:

interventi necessari per far rispettare le prescrizioni sanitarie e le misure di contenimento contro la diffusione del virus COVID-19;

– interventi edilizi necessari per il rifacimento di spogliatoi e mense;

– per la realizzazione di spazi medici, ingressi e spazi comuni;

– per l’acquisto di arredi di sicurezza;

investimenti in attività innovative, ivi compresi quelli necessari ad investimenti di carattere innovativo quali lo sviluppo o l’acquisto di strumenti e tecnologie necessarie allo svolgimento dell’attività lavorativa;

– l’acquisto di apparecchiature per il controllo della temperatura dei dipendenti e degli utenti.

Il credito d’imposta è cumulabile con altre agevolazioni per le medesime spese, comunque nel limite dei costi sostenuti ed è utilizzabile esclusivamente in compensazione. E’, altresì, cedibile ad altri soggetti, compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari, con facoltà di successiva cessione del credito.

Per quanto riguarda la platea dei soggetti possibili beneficiari del credito d’imposta poiché, in questa fase non possono essere identificati tutti i soggetti e tutte le categorie di investimenti necessari alla riapertura, si prevede che con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con quello dell’economia e delle finanze, possano essere identificati ulteriori soggetti aventi diritto e investimenti ammissibili all’agevolazione sempre rispettando il limite di spesa stabilito.

E’ previsto un credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione?

Art. 125 del Decreto Rilancio, rubricato “credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione” riconosce in favore delle persone fisiche esercenti arti e professioni, degli enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo del settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, un credito d’imposta finalizzato a favorire l’adozione delle misure necessarie a contenere e contrastare la diffusione del virus Covid-19.

In particolare, il credito d’imposta spetta nella misura del 60 per cento delle spese sostenute fino al 31 dicembre 2020, fino all’importo massimo di 60.000 euro.

Esso spetta in relazione alle spese relative:

 a) alla sanificazione degli ambienti nei quali i predetti soggetti svolgono la propria attività lavorativa ed istituzionale e degli strumenti utilizzati nell’ambito di tali attività;

 b) all’acquisto di dispositivi di protezione individuale, quali mascherine, guanti, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea;

c) all’acquisto di prodotti detergenti e disinfettanti;

d) all’acquisto e all’installazione di dispositivi di sicurezza diversi da quelli di protezione individuale, quali termometri, termoscanner, tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea;

e) all’acquisto e all’installazione di dispositivi atti a garantire la distanza di sicurezza interpersonale, quali barriere e pannelli protettivi.

Il credito d’imposta può essere utilizzato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel corso del quale è riconosciuto ovvero in compensazione, con modello F24, a decorrere dal giorno successivo a quello di riconoscimento dello stesso.

Si precisa che il credito d’imposta non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive.

Il direttore dell’Agenzia delle entrate dovrà emanare entro 30 giorni dalla data di pubblicazione della legge di conversione del decreto Rilancio, l’individuazione dei criteri e delle modalità di applicazione e di fruizione del credito d’imposta anche al fine del rispetto del limite di spesa pari a 50 milioni di euro.

Link utili:

21 maggio 2020

Avv. Valeria Negre

Articoli esaminati:

TITOLO II – SOSTEGNO ALLE IMPRESE E ALL’ECONOMIA  
Capo I – Misure di sostegno  
Articolo 24 Disposizioni in materia di versamento dell’IRAP
Articolo 25 Contributo a fondo perduto
Articolo 28 Credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda
Articolo 30 Riduzione degli oneri delle bollette elettriche
Articolo 43 Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa
Articolo 60 Aiuti sotto forma di sovvenzioni per il pagamento dei salari dei dipendenti per evitare i licenziamenti durante la pandemia di COVID-19
TITOLO III – MISURE IN FAVORE DEI LAVORATORI  
Capo I – Modifiche al decreto-legge 17 marzo 2020 n. 18, convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27  
Articolo 68 Modifiche all’articolo 19 in materia di trattamento ordinario di integrazione salariale e assegno ordinario
Articolo 69 Modifiche all’articolo 20 in materia di trattamento ordinario di integrazione salariale per le aziende che si trovano già in Cassa integrazione straordinaria
Articolo 70  Modifiche all’articolo 22 in materia di Cassa integrazione in deroga
Articolo 71 Ulteriori modifiche in materia di integrazione salariale
Articolo 72 Modifiche agli articoli 23 e 25 in materia di specifici congedi per i dipendenti
Articolo 73 Modifiche all’articolo 24 in materia di permessi retribuiti ex articolo 33, legge 5 febbraio 1992, n. 104
Articolo 74 Modifiche all’articolo 26 in materia di tutela del periodo di sorveglianza attiva dei lavoratori del settore privato
Articolo 76 Modifiche all’articolo 40 in materia di sospensione delle misure di condizionalità
Articolo 80 Modifiche all’articolo 46 in materia di licenziamento per il giustificato motivo oggettivo
Articolo 81 Modifiche all’articolo 103 in materia di sospensione dei termini nei procedimenti amministrativi ed effetti degli atti amministrativi in scadenza
Capo II – Altre misure urgenti in materia di lavoro e politiche sociali  
Articolo 83 Sorveglianza sanitaria
Articolo 88 Fondo Nuove Competenze
Articolo 90 Lavoro agile
Articolo 92 Disposizioni in materia di NASPI E DIS-COLL
Articolo 93  Disposizioni in materia di proroga o rinnovo di contratti a termine
Articolo 94  Promozione del lavoro agricolo
Articolo 95 Misure di sostegno alle imprese per la riduzione del rischio da contagio nei luoghi di lavoro
Articolo 100  Avvalimento Comando dei Carabinieri per la tutela del Lavoro
TITOLO VI – MISURE FISCALI  
Articolo 120 Credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro
Articolo 125 Credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione




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