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DARE DELL’AVVOCATUCCIO È DIFFAMAZIONE

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Reato di diffamazione sul social network Facebook nei confronti di un Avvocato: per il Tribunale di Lecce il termine “avvocatuccio” offende la reputazione.

Diffamazione su Facebook nei confronti di un avvocato: la vicenda

La vicenda trae origine da un post pubblicato su una pagina Facebook con cui la persona offesa, Avvocato, assistita dall’Avv. Mariagrazia Barretta, era stata gratuitamente offesa e diffamata da un utente dello stesso noto social network con l’appellativo “avvocatuccio”.

Il Tribunale di Lecce all’esito dell’istruttoria dibattimentale ha precisato che la condotta diffamatoria non va valutata “quam suis”, cioè in riferimento alla considerazione personale che ciascuno ha della sua reputazione, bensì in termini oggettivi, tenuto cioè conto dell’idoneità delle parole utilizzate ad essere apprezzate come offensive nel contesto sociale – anche virtuale ove rapportato ad una piattaforma social – in cui il destinatario vive ed opera esprimendo la sua personalità.

Espressioni quali “avvocatuccio” hanno una valenza “palesemente” offensiva nei confronti della persona offesa, oltre ché dell’intera categoria professionale cui la stessa appartiene.

A tanto va aggiunto che, se tali espressioni risultano già di per sé potenzialmente lesive nei confronti di chi le riceve, lo sono ancor di più ove inserite in contesti virtuali quali i social network dove vi sono continue visualizzazioni.

Ne deriva che, l’imputato, utilizzando tali espressioni in un contesto virtuale, potenzialmente fruibile e dunque visibile ad una pluralità di utenti, lo ha fatto con l’intento di sottrarre credibilità alla persona offesa, e dunque compromettendone fortemente la reputazione di quest’ultimo.

Il Tribunale ha sottolineato che la scriminante del diritto di critica non può valere con riferimento ai messaggi pubblicati in social network come Facebook, non essendo esso destinato, per sua natura, ad un’attività di informazione professionale diretta al pubblico e collegata ad una testata giornalistica on – line, ma rientrante piuttosto “nel vasto ed eterogeneo ambito della diffusione di notizie ed informazioni da parte di singoli soggetti in modo spontaneo” .

La decisione del Tribunale.

Il Tribunale di Lecce aderendo al consolidato indirizzo giurisprudenziale ha ribadito che la condotta di postare un commento sulla bacheca Facebook realizza la pubblicizzazione e diffusione di esso, per la idoneità del mezzo utilizzato a determinare la circolazione del commento tra un gruppo di persone, comunque, apprezzabile per la composizione numerica, di guisa che, se offensivo tale commento, la relativa condotta rientra nella tipizzazione codicistica descritta dall’art. 595, co. 3, c.p.

Sulla scorta delle suddette risultanze, il Tribunale di Lecce ha condannato l’imputato al pagamento della pena di € 1.000,00 di multa, oltre al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese di costituzione e giudizio sostenute dalla parte civile nonché al risarcimento del danno subito dalla parte civile da liquidarsi in separata sede, sul quale, comunque, è stata riconosciuta una provvisionale.

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