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CORPORATE SUSTAINABILITY REPORTING DIRECTIVE (CSRD): COS’È, A CHI SI RIVOLGE, COSA FARE?

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Tempo di lettura: 4 minuti

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Premessa

Il 2024 segna una tappa fondamentale per il mondo della Sostenibilità poiché è l’anno a partire dal quale si allargherà la platea di imprese che dovranno rendicontare gli impatti ambientali, sociali e di governance (ESG) secondo i criteri definiti dalla “Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD)”.

 

Cos’è la CSRD?

Negli ultimi anni, l’Unione Europea ha avviato una serie di riforme con l’obiettivo di raggiungere una posizione di vantaggio nell’ambito della transizione sostenibile rispetto agli altri Paesi del Mondo, attraverso il miglioramento e l’armonizzazione della comunicazione delle informazioni sui temi ESG. A tale proposito il 5 Gennaio 2023 è entrata ufficialmente in vigore la “Corporate Sustainability Reporting Directive – CSRD” (Direttiva 2022/2464), che ha di fatto ha sostituito la precedente “Non Financial Reporting Directive – NFRD” (Direttiva 2014/95/UE), al fine di fornire più trasparenza nelle informative agli stakeholder ed aiutare gli stessi a valutare al meglio le prestazioni, gli impatti e i rischi correlati delle attività aziendali.

Infatti, la CSRD nasce proprio dalla necessità di colmare le lacune del sistema NFRD, ampliando la gamma di società soggette a obblighi di rendicontazione e migliorando la qualità e la comparabilità delle informazioni fornite – sottoposte a rigorosi controlli e certificazioni indipendenti – a garanzia dell’affidabilità dei dati.

La vera innovazione introdotta dalla CSRD è l’alto livello di specificità dei criteri fondanti il Bilancio di Sostenibilità. Si evidenzia, infatti, che la Direttiva richiede alle aziende la descrizione del proprio modello business e della strategia aziendale, oltre all’assurance delle informazioni rendicontate da parte un soggetto qualificato terzo; introduce requisiti di rendicontazione più dettagliati secondo gli standard ESRS obbligatori dell’Unione Europea; impone di descrivere il ruolo degli organi di amministrazione, gestione e controllo per quanto riguarda le questioni di sostenibilità; prevede specifici principi per le PMI; ed, infine, obbliga all’utilizzo del formato digitale dell’Informativa di Sostenibilità.

 

A chi si rivolge la Direttiva CSRD?

La CSRD si rivolge principalmente alle imprese quotate nei mercati dell’UE. Tuttavia, la sua portata è stata estesa rispetto al NFRD, includendo anche le grandi imprese non quotate con più di 250 dipendenti e con un bilancio annuo superiore a 40 milioni di euro.  Nello specifico, si ritiene che i nuovi obblighi si applicheranno a quasi 50.000 aziende nell’Unione europea, rispetto alle circa 11.700 coperte dalle norme attuali.

Le regole inizieranno ad essere applicate in misura graduale tra il 2024 e il 2028:

  • dal 1° gennaio 2024 per le grandi imprese di interesse pubblico (con più di 500 dipendenti) già soggette alla direttiva sulla dichiarazione non finanziaria, con pubblicazione dei dati nel 2025 sull’anno di rendicontazione 2024;
  • dal 1° gennaio 2025 per le grandi imprese non ancora soggette alla direttiva sulla dichiarazione non finanziaria (con più di 250 dipendenti e/o 40 milioni di euro di fatturato e/o 20 milioni di euro di attività totali), con pubblicazione nel 2026 sull’anno di rendicontazione 2025;
  • dal 1° gennaio 2026 per le PMI e le altre imprese quotate, con pubblicazione nel 2027 sull’anno di rendicontazione 2026. Le PMI possono non applicare la nuova normativa per due anni (ovvero fino al 1° gennaio 2028), salva la necessità di spiegare perché l’impresa ha deciso di avvalersi di tale opzione.
  • dal 1° gennaio 2028 per le società non UE con almeno una filiale o una succursale nell’UE e con un fatturato consolidato UE superiore a 150 milioni di euro dovranno pubblicare il primo report nel 2029 relativo all’anno di rendicontazione 2028.

 

Cosa fare per prepararsi alla rendicontazione?

Tutte le organizzazioni saranno coinvolte dagli impatti della CSRD, in quanto le obbligate dovranno fornire informazioni di sostenibilità dettagliate relative alla loro catena del valore (Value Chain), coinvolgendo per il principio di doppia materialità tutti gli stakeholder, dunque, anche le imprese non obbligate ma partecipi del processo aziendale delle prime.

Pertanto, diviene fondamentale intraprendere, anche con gradualità e sulla base delle risorse economiche aziendali, percorsi etici orientati alla sostenibilità, definendo un piano d’azione ESG, per mantenere – secondo lo “stakeholder oriented approach” – un alto il livello di posizionamento dell’impresa nei confronti dei concorrenti.

A tale proposito, i passi da seguire possono essere sintetizzati in tre punti:

  • valutazione di sostenibilità, per scoprire punti di forza e integrare pratiche sostenibili nella propria strategia di business;
  • definizione piano d’azione di sostenibilità con obiettivi chiari, misurabili e monitorabili nel tempo;
  • predisposizione del report di sostenibilità per raccontare progressi e risultati raggiunti.

Al fine di rendere la CSRD ancora più efficace, l’Unione Europea ha elaborato – e sta tuttora elaborando – dei nuovi standard per i bilanci di sostenibilità. L’organizzazione incaricata di sviluppare i nuovi standard è l’EFRAG – European Financial Reporting Advisory Group, la quale ha predisposto i nuovi modelli di rendicontazione basandosi su quelli esistenti, come i GRI, SASB, IIRC e CDP. Il risultato è il pacchetto di European Sustainability Reporting Standards (ESRS), il quale offrirà linee guide per la rendicontazione degli ESG dell’azienda, in particolare relativamente alla strategia per mitigare i rischi ESG identificati, alla descrizione del processo di definizione della materialità, alla definizione di obiettivi di sostenibilità stabiliti dall’azienda, alle politiche e alle procedure sui fattori di sostenibilità ambientale, sociale e di governance oltre a fornire una guida per la due diligence ESG e la valutazione delle performance dell’azienda.

 

DISCLAIMER La presente nota ha il solo scopo di fornire informazioni di carattere generale. Non è un parere legale né può sostituirsi ad una consulenza legale specifica.

 

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