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ADDENDA: “COVID-19 Lavoro. Sostegni economici alle imprese”

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Tempo di lettura: 7 minuti

In considerazione dell’intervenuto Decreto Legge 8 aprile 2020, n. 23, rubricato: “Misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali nei settori strategici, nonché interventi in materia di salute e lavoro, di proroga di termini amministrativi e processuali”, in vigore dal 09 aprile 2020, alcune importanti novità sono state introdotte al Decreto “Cura Italia” (D.L. n. 18/2020), con particolare riferimento alle misure per il lavoro.


In quali articoli del Decreto Liquidità sono previste delle novità in materia di lavoro?

Il D.L. 8 aprile 2020, n. 23, c.d. “Decreto Liquidità”, all’art. 41, rubricato “disposizioni in materia di lavoro” introduce due importanti novità, ovvero l’estensione delle tutele previste dal decreto “Cura Italia”, con riferimento alla cassa integrazione ordinaria e alla cassa integrazione in deroga, anche a tutti i lavoratori assunti dopo il 23 febbraio 2020 e fino al 17 marzo 2020 e l’eliminazione del pagamento dell’imposta di bollo che le aziende, secondo la vecchia normativa, avrebbero dovuto versare per presentare la domanda di cassa integrazione in deroga.

Inoltre, all’art. 18, rubricato “Sospensione di versamenti tributari e contributivi”, il D.L. 8 aprile 2020, n. 23, prevede la sospensione dei termini dei versamenti dei contributi previdenziali ed assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria con riferimento a determinati soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione ed a determinate condizioni.


Cosa è stato previsto con riferimento alla cassa integrazione ordinaria e alla cassa integrazione in deroga?

L’art. 41 del Decreto Liquidità, al comma 1, ha esteso le disposizioni di cui all’art. 19 del decreto “Cura Italia”, ovvero la possibilità di richiedere il trattamento ordinario di integrazione salariale o di accesso all’assegno ordinario con causale “emergenza COVID-19”, ai lavoratori assunti nel periodo dal 24 febbraio 2020 al 17 marzo 2020.

Al comma 2, del medesimo articolo,è prevista l’estensione dell’art.  22 del decreto “Cura Italia”, ovvero delle disposizioni in materia della Cassa Integrazione in Deroga, ai lavoratori assunti nel periodo dal 24 febbraio 2020 al 17 marzo 2020.

E’ possibile, dunque, fare richiesta anche per chi è stato assunto tra il primo decreto del Presidente del Consiglio per arginare l’epidemia di COVID-19 (D.L. del 23 febbraio 2020) e il decreto Cura Italia (D.L. del 17 marzo 2020).

In questo modo si stabilisce che la cassa integrazione ordinaria e quella in deroga sono applicabili non solo ai lavoratori assunti al 23 febbraio 2020, come precedente previsto, ma anche ai neoassunti.


Per le domande di concessione della cassa integrazione in deroga bisogna pagare l’imposta di bollo?

L’art. 41 del Decreto Liquidità, al comma 3, prevede espressamente che le domande di cassa integrazione in deroga, presentate ai sensi del comma 4 dell’art. 22 del decreto “Cura Italia”, sono esenti da imposta di bollo.

Si rammenta che  il comma 4, dell’articolo 22, del citato decreto fa riferimento alla modalità di presentazione della domanda di cassa integrazione in deroga. In particolare, i trattamenti d’integrazione salariale sono concessi con decreto delle regioni e delle province autonome interessate, da trasmettere all’INPS in modalità telematica entro quarantotto ore dall’adozione.

Le regioni e le province autonome, unitamente al decreto di concessione, inviano la lista dei beneficiari all’INPS, che provvede all’erogazione delle predette prestazioni.

Si precisa che l’esenzione dell’imposta di bollo è prevista espressamente dal Decreto Liquidità e che nulla è stato disposto con riferimento all’imposta di bollo eventualmente versata in relazione alle domande di Cassa integrazione guadagni in deroga, effettuate prima del decreto in esame.


Cos’ è il modello SR41 Semplificato?

Per il pagamento della CIG ordinaria, CIG straordinaria e CIG in deroga nonché del Fondo di Integrazione Salariale è attualmente in uso il modello “IG Str Aut – COD SR41”.

Si tratta di un format, contenente i dati per il pagamento diretto ai lavoratori delle integrazioni salariali, che il datore di lavoro, o suo intermediario, deve compilare e inviare all’INPS.

Il modello “IG Str Aut – COD SR41” è stato semplificato a seguito dell’emergenza coronavirus.

Con messaggio n. 1508 del 6 aprile 2020 (consultabile al termine del presente approfondimento) l’INPS ha introdotto una ulteriore semplificazione in materia di CIG riguardo alle modalità di compilazione e invio telematico del “modello SR41” per il pagamento diretto ai lavoratori delle integrazioni salariali.

Innanzitutto, non è più previsto l’obbligo di firma da parte del lavoratore del modello cod. “SR41”, proprio per far fronte alle difficoltà dovute dall’emergenza sanitaria.

Inoltre, le dichiarazione di responsabilità da parte del lavoratore, contenute nel quadro G del modello cartaceo del modello, non dovranno più essere autocertificate, ma verranno controllate d’ufficio dall’INPS.

Ancora, la certificazione dell’IBAN tramite modello “SR163” non è più obbligatoria, come non è obbligatorio compilare i dati relativi allo stato civile, titolo di studio, partecipazione a lavori socialmente utili ed eventuali periodi effettuati.

Tra le novità introdotte e già operative vi è l’obbligo, in fase di invio del file “SR41”, dell’indicazione del numero di autorizzazione comunicato dall’Istituto, che consente l’abbinamento automatico del file “SR41” alla medesima autorizzazione. Questa innovazione contribuisce ad agevolare l’invio e la gestione dei file “SR41” e a collegare l’istanza di pagamento diretto al tipo di prestazione richiesto, limitando tale flusso ai soli modelli “SR41” che possono essere processati correttamente.

Infine, è possibile l’invio di flussi relativi a periodi più ampi di una singola mensilità, al fine di ridurre il numero di file “SR41” da trasmettere. Questo significa che non occorrerà più inviare un “SR41” per ogni mensilità.


Ci sono istruzioni operative da parte dell’INPS in merito alla cassa integrazione in deroga?

L’INPS con messaggio n. 1525 del 7 aprile (consultabile al termine del presente approfondimento) ha pubblicato le istruzioni operative per l’invio dei decreti di concessione regionali relativi alla cassa integrazione in deroga di cui all’articolo 22 del D.L. n. 18/2020.

In particolare, sono già operative le procedure per l’invio dei provvedimenti di concessione, fino a 9 settimane, di cui all’ articolo 22, comma 1, del D.L. n. 18/2020, esclusivamente per il tramite del Sistema Informativo dei Percettori (SIP), attraverso l’utilizzo del c.d. “Flusso B”, indicando il numero di decreto convenzionale “33193”.

Si precisa che, ai sensi degli articoli 15 e 17 del decreto-legge n. 9/2020 e dell’articolo 22 del decreto-legge n. 18/2020, e come riportato nelle circolari n. 38/2020 e n. 47/2020, i decreti devono essere inviati esclusivamente dalle Regioni: eventuali domande inviate erroneamente direttamente dalle aziende con il c.d. “Flusso A” non sono produttive di effetti e non possono essere esaminate.

Una volta pervenuto il decreto e completata l’istruttoria interna, nelle forme semplificate previste dalla normativa di riferimento, sarà emesso il provvedimento di autorizzazione al pagamento, che sarà reso disponibile all’interno del Fascicolo elettronico e notificato al datore di lavoro.

Successivamente alla ricezione del provvedimento di autorizzazione, i datori di lavoro dovranno inoltrare all’Istituto la documentazione per la liquidazione dei pagamenti, avvalendosi del modello “SR41”, sulla base delle modalità semplificate previste dal messaggio n. 1508 del 6 aprile 2020, al fine di consentire alle Strutture territoriali di erogare le prestazioni in argomento con le stesse modalità in uso per le prestazioni di CIG in deroga.

Non si potrà dare luogo, in ogni caso, a pagamenti in assenza del numero di autorizzazione.


E’ prevista una sospensione dei versamenti tributari e contributivi?

L’art. 18 del “Decreto Liquidità” prevede la sospensione, con rinvio, del pagamento di ritenute, premi e contributi ma, a differenza del precedente decreto, con alcune limitazioni; ovvero è stata prevista la sospensione, per i mesi di aprile e di maggio, dei versamenti delle ritenute alla fonte delle trattenute relative all’addizionale regionale e comunale operate in qualità di sostituti d’imposta, nonché degli adempimenti e dei versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria.

In particolare,

– per  i  soggetti  esercenti   attività  d’impresa,   arte   o professione, che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio  dello  Stato  con  ricavi  o  compensi  non superiori a 50 milioni di euro nel periodo di  imposta  precedente  a quello in corso alla data di entrata in vigore del  decreto liquidità (9 aprile 2020), che hanno subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33 per cento nel mese di marzo 2020  rispetto  allo  stesso mese del precedente periodo d’imposta  e  nel  mese  di  aprile  2020 rispetto allo stesso mese  del  precedente  periodo  d’imposta;

-per  i  soggetti  esercenti   attività  d’impresa,   arte   o professione, che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato con ricavi o compensi  superiori a 50 milioni di euro nel periodo di imposta precedente  a  quello  in corso alla data di entrata in vigore del  decreto liquidità (9 aprile 2020), che  hanno subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 50 per cento nel mese di marzo 2020 rispetto  allo  stesso  mese  del precedente periodo d’imposta e nel mese di aprile 2020 rispetto  allo stesso  mese  del  precedente  periodo   d’imposta;

sono sospesi, rispettivamente, per i mesi di aprile e di  maggio  2020i termini dei versamenti in autoliquidazione relativi:

    a) alle ritenute alla fonte di cui agli  articoli  23  e  24  del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600,  e alle trattenute relative all’addizionale regionale e comunale, che  i predetti soggetti operano in qualità di sostituti d’imposta;

    b) all’imposta sul valore aggiunto.

Per i medesimi soggetti sono sospesi, altresì,  per  i mesi di aprile e  di  maggio  2020,  i  termini  dei  versamenti  dei contributi  previdenziali   e   assistenziali   e   dei   premi   per l’assicurazione obbligatoria.

I versamenti di cui sopra sono sospesi anche  per  i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, che hanno il domicilio  fiscale,  la  sede  legale  o  la  sede  operativa  nel territorio dello Stato e che hanno intrapreso l’attività di impresa, di arte o  professione,  in  data  successiva  al  31  marzo  2019. 

 La sospensione dei versamenti dell’imposta sul  valore  aggiunto si applica per i mesi di aprile e  maggio  2020,  a  prescindere  dal volume dei ricavi e dei compensi del periodo d’imposta precedente, ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, che hanno il domicilio fiscale, la  sede  legale  o  la  sede  operativa  nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi  e  Piacenza,  che  hanno subito  rispettivamente  una  diminuzione   del   fatturato   o   dei corrispettivi di almeno il 33  per  cento  nel  mese  di  marzo  2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta e nel mese di aprile 2020 rispetto  allo  stesso  mese  del  precedente  periodo d’imposta.

I versamenti dovranno essere effettuati, senza applicazione di sanzioni ed interessi, in  un’unica soluzione entro il 30 giugno 2020 o mediante rateizzazione, fino a  un massimo di 5 rate mensili di pari importo, a  decorrere  dal  medesimo mese di giugno 2020.

Non si farà luogo  al  rimborso  di  quanto  già versato.

E’ previsto, altresì, che l’INPS, l’INAIL e gli enti  gestori  di  forme  obbligatorie  di previdenza e assistenza di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509 e 10 febbraio  1996,  n.  103,  comunichino  all’Agenzia  delle entrate i dati identificativi dei soggetti che  hanno  effettuato  la sospensione   del   versamento   dei   contributi   previdenziali   e assistenziali e dei premi di assicurazione  obbligatoria.

L’Agenzia delle entrate, nei tempi consentiti dagli adempimenti informativi fiscali  previsti  dalla  normativa  vigente, comunica  ai  predetti  enti  previdenziali  l’esito  dei   riscontri effettuati  sulla  verifica  dei  requisiti  sul  fatturato   e   sui corrispettivi di cui sopra con modalità e  termini definiti con accordi di cooperazione tra le parti.

Con riferimento alla sospensione dei versamenti tributari e contributivi, l’INPS, con circolare n. 52 del 09 aprile 2020 (consultabile al termine del presente approfondimento) ha fornito ulteriori chiarimenti e istruzioni operative inerenti agli adempimenti e agli obblighi previdenziali in relazione alle diverse gestioni interessate.

15 aprile 2020

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