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COMUNICARE LA SOSTENIBILITÀ

Tempo di lettura: 3 minuti

di Aldo Bolognini Cobianchi

COMUNICARE LA SOSTENIBILITÀ

Oltre il Greenwashing

 

ALDO BOLOGNINI COBIANCHI architetto giornalista dal 1988.

Nella carriera si è occupato soprattutto di finanza e risparmio gestito, ricoprendo incarichi di responsabilità in alcune testate nazionali, sia quotidiani sia periodici. Ha lavorato nel mondo del web, prima come caporedattore di “Panorama Web”, il magazine del settimanale “Panorama” che raccontava il nascente mondo di Internet, successivamente come responsabile della divisione Comunicazione, Content e Web design di Glamm Interactive, tra le prime tre web media agency italiane.

Paracadutista, è Maggiore della Riserva Selezionata dell’Esercito italiano ed è specializzato in PsyOps (Psychological Operations) ovvero Operazioni  psicologiche e comunicazione strategica. Ha partecipato a varie missioni di peacekeeping all’estero: Afghanistan, Libano e Somalia. Esperienze di grande valore formativo e umano, da cui ha tratto una serie di documentari televisivi (Prima Linea) andati in onda sui canali TGCom24 e Focus (Mediaset). Dal 2016 collabora con l’Università degli Studi di Milano al corso di laurea in Scienze Umanistiche per la Comunicazione, dove è stato docente, tra l’altro, al corso di Sociologia della Comunicazione.

 

Un tema di particolare interesse ed attualità affrontato dall’autore con un approccio, per quanto possibile divulgativo, nonostante i necessari rimandi ad una semantica tecnico-economico-finanziaria e giuridica la lettura risulta accessibile ed agevole anche ai non addetti ai lavori.

Molto utile il glossario alla fine del saggio e a chiusura di ogni capitolo uno specchietto sinottico con una sintesi degli argomenti trattati.

Pregevole, altresì, il ricorso alle interviste a manager ed esperti internazionali impegnati sul campo della sostenibilità allo scopo di testimoniare casi pratici atti ad evidenziare punti di forza e di debolezza delle recenti esperienze applicative.

Tentativo riuscito dell’ autore di guidare il lettore in un percorso che dalle origini della sostenibilità giunge ai fenomeni finanziari contemporanei e ai processi in cui tutte le imprese sono ormai coinvolte, dovendo fronteggiare sfide globali come il cambiamento climatico e l’impatto sulla biodiversità, oltre che le richieste sempre più pressanti da parte della società civile.

La finanza e movimenti d’opinione come “Friday for future”, i 17 obiettivi fissati dall’ONU e la crisi pandemica, infatti, hanno messo in cima alle agende di tutti il tema della sostenibilità.

Bolognini Cobianchi offre al lettore una vera e propria bussola per districarsi in un lessico quello della sostenibilità fin troppo ricco di acronimi e termini finanziari spesso di difficile traduzione.

Leggendo il libro si comprende che  la disciplina della sostenibilità non è “un pranzo di gala perché contiene degli elementi di per sé rivoluzionari e alquanto problematici, ma è una “collina da scalare”.

Ma come la collina evocata poeticamente da Amanda Gorman, con i suoi versi ‘The hill we climb’, all’indomani di uno dei momenti più bui della storia americana recente, sarà un buon scalare se ci porterà tutti in cima.

Per questo motivo la sostenibilità non può mai fare a meno del consenso sociale con riferimento al contesto in cui opera l’impresa. Quest’ultima quando avvia un percorso sostenibile deve curarsi e misurare continuamente la qualità delle relazioni con i propri stakeholder.

Di particolare rilevanza, per la sostenibilità, altresì, il <<paradigma delle tre R>>: responsabilità sociale, rispetto dei dati, rispetto delle competenze. La responsabilità sociale è come si deduce dal lemma stesso quasi scontata, mentre il rispetto delle informazioni che i dati forniscono e delle competenze di coloro che li analizzano e li traducono in azioni è di fondamentale importanza, tanto più in una materia così interdisciplinare e trasversale all’operare d’impresa.

Sostenibilità che non può tradursi, però, in una operazione di puro marketing, in una sorta di makeup fine a se stesso, o peggio in un’operazione gattopardesca e fraudolenta rispetto al mercato.

L’autore dedica un intero capitolo e spesso ritorna sull’argomento  greenwashing, ossia la pratica di trarre vantaggio da una situazione, magari ben rappresentata senza avere i titoli e i requisiti per farlo. Per questo occorre rimanere vigili e severi per smascherare le operazioni fraudolente, così come occorre evitare il pericolo di omologare il fenomeno della finanza sostenibile, riducendola a una questione di compliance, che si risolve riempiendo questionari e check list. Invece, la finanza sostenibile deve essere radicale e pretendere un cambiamento molto più profondo dei modelli di generazione del valore.

Per chi si occupa di impresa, finanza, economia e compliance, il saggio costituisce un utile strumento da inserire nella propria cassetta degli attrezzi. Imperdibile!

Buona lettura.

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