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CAPACI DELLA RETORICA DEL CORDOGLIO. IN-CAPACI DI COMBATTERE LA MAFIA.

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Al cordoglio dei ‘Capaci’ di retorica preferiamo il silenzio di chi opera per catturare i latitanti e di chi onora la Repubblica facendo semplicemente il proprio dovere. Il vestito di lacrime postume è troppo facile da indossare, come l’ostensione delle lenzuola bianche sui balconi; candide solo nel colore spesso asimmetrico con quello opaco della propria coscienza.

Dal ’92, ogni 23 maggio di ogni anno, senza soluzione di continuità, la domanda è la stessa e vale per tutti e per tutto: Chi è STATO?… Ho Stato io? Hai Stato Tu? Ha Stato Lei? … Alla fine torniamo, sempre, ai 10 DOMANDAMENTI e a quella autostrada divelta dall’esplosione; alle vite strappate alla normalità e consegnate ad una eternità, non cercata, non voluta, ingiusta, di cinque vittime della mafia.

Giovanni – Francesca – Antonio – Rocco – Vito sono nomi raccolti in uno STATO di Famiglia quello delle “vittime del dovere” fin troppo lungo. Troppi gli “sfiorai” di prove, troppi i “capri espiatori” pascolati sui prati dell’ingiustizia, troppi segreti e ostacoli sulla “contrada” della verità.

30 anni dopo siamo ancora nella deprecabile condizione di “sapere” come Pier Paolo Pasolini, i “nomi”, e non poter fare nulla.

La consapevolezza di essere ‘Capaci’ di poco o nulla copre la retorica delle buone intenzioni di ogni commemorazione riportandoci all’amarezza di non sapere fino in fondo “Chi è STATO?”- Fuori i nomi!

 

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