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ANTICORRUZIONE POP

Tempo di lettura: 3 minuti

di Leonardo Ferrante e Alberto Vannucci

ANTICORRUZIONE POP

È semplice combattere il malaffare se sai come farlo

Il saggio di Leonardo Ferrante referente scientifico nazionale della campagna anticorruzione Riparte il futuro, promossa da Gruppo Abele, per cui lavora, e Libera. Per la campagna si occupa dei contenuti e dell’elaborazione delle proposte politiche rivolte al mondo istituzionale nazionale e locale. Suoi altri interessi sono lo studio dell’agrocriminalità e dei circuiti illegali nel mercato del cibo. E’ nel consiglio direttivo del Master in Analisi, Prevenzione e Contrasto della criminalità organizzata e della corruzione dell’Università di Pisa e di Alberto Vannucci docente di Scienza Politica Università di Pisa, materia che si sforza di non trattare come un ossimoro. Ha scritto diversi articoli e saggi in materia di corruzione e criminalità organizzata: Corruzione politica e amministrazione pubblica (1995), Il mercato della corruzione (1997), Un paese anormale (1999), Corrupt Exchanges (1999), Mani impunite (2007), The hidden order of corruption (2012) e Atlante della corruzione (2012). Dal 2010 coordina il Master universitario in “Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione”.

 

Anticorruzione pop” edito da Gruppo Abele, rappresenta un atto di fiducia ed una apertura di credito verso le nuove generazioni, troppo spesso relegate al ruolo di “comparse” e/o “spettatori inerti” o ancor peggio di “vittime predestinate” delle scelte sbagliate del mondo degli adulti.

Gli autori con argomentazioni convincenti sostengono che: “…la corruzione va anzitutto prevenuta, anticipandola prima che si compia, costruendo un apparato pubblico dalle mura di vetro, anzi di cristallo infrangibile, dove tutto sia osservabile e valutabile da tutti, ma con porte blindate per assicurare protezione dai ladri, rendendo il vivere collettivo (e la cosa pubblica) inospitale per i corruttori, inaccettabile ai corrotti, indisponibile alle mafie”.

Il saggio ha da subito aperto al lettore, la porta alla “curiosità” al gusto della scoperta, grazie ad una semantica priva di fronzoli retorici, con i giusti rimandi storici e filosofici e, soprattutto, con tanta ironia.

Ferrante e Vannucci hanno affrontato un argomento complesso e dai mille rivoli come la Corruzione tenendo costantemente un ritmo ed un volume alto alle parole usate; appunto un ritmo “pop”, che sembra sublimare la prospettiva della legalità come la migliore possibile per garantire un futuro dignitoso a ciascuno di noi.

Secondo gli Autori: <<Da quando il mondo è cambiato, digitalizzandosi e facendosi più liquido e veloce, sono cambiate anche le strategie e i linguaggi di corrotti e corruttori>>.

L’auspicio espressamente dichiarato del libro è che possa sempre più maturare nei cittadini l’ideale di un impegno contro la corruzione, affinché possa maturare la moltiplicazione di esperienze, che mettano al centro l’anticorruzione pop, raccontata dagli autori, occasioni nelle quali si possano moltiplicare quelle palestre di potere delegato, quelle forme di non-cooperazione attiva alla pratica del malaffare, quelle esperienze di comunità monitoranti cui il testo espressamente rimanda quale strumento fondamentale per la prevenzione della corruzione.

Nelle parole del comico americano George Carlin si possono cogliere bene le ragioni di questo auspicio. Corrotti e corruttori «vogliono sempre di più per loro stessi e sempre di meno per tutti gli altri. Ma vi dirò cosa non vogliono. Non vogliono persone ben informate, ben istruite e capaci di pensiero critico. Non sono interessati a questo. Perché questo non li aiuta».

Tante le domande, attenta la ricerca delle risposte, non sempre pervenute, perché la risposta dipende dalle scelte che ciascuno di noi è chiamato a compiere durante la propria esistenza.

Nel libro si evince una informazione buona e onesta animata da tensione di verità che non rinuncia ad una funzione etico-pedagogica, libera e trasparente.

La condizione essenziale è quella che Gioberti definiva la poligonia del vero; in effetti la verità ha più lati non solo uno.

Si tratta di coniugare il vero con il fatto, per dirla con Vico, tra il verum, il factum ed il certum.

Il Vero è l’intelligenza del fatto, ma i fatti sono parziali, le interpretazioni sono partigiane, la verità è quindi l’intero rispetto alle parti.

L’invito che si raccoglie è appunto rivolto a ciascun lettore: “Contro la corruzione, ognuno faccia la sua parte, senza la pretesa di dire il Tutto o di svelare il Nulla”.

 


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