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ACCABADORA

Tempo di lettura: 3 minuti

di Michela Murgia

ACCABADORA

 

Michela Murgia è stata una scrittrice, intellettuale e conduttrice radiofonica (Radio Capital) sarda. Nel 2006 ha pubblicato con Isbn Il mondo deve sapere, il diario tragicomico di un mese di lavoro che ha ispirato il film di Paolo Virzì Tutta la vita davanti.
Per Einaudi ha pubblicato nel 2008 Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell’isola che non si vede, nel 2009 il romanzo Accabadora con cui ha vinto l’edizione 2010 del Premio Campiello, nel 2011 Ave Mary (ripubblicato nei Super ET nel 2012), nel 2012 Presente (con Andrea Bajani, Paolo Nori e Giorgio Vasta) e nel 2012 il racconto L’incontro. È fra gli autori dell’antologia benefica Sei per la Sardegna (Einaudi 2014, con Francesco Abate, Alessandro De Roma, Marcello Fois, Salvatore Mannuzzu e Paola Soriga), i cui proventi sono stati destinati alla comunità di Bitti, un paese gravemente danneggiato dall’alluvione. Nel 2018 il suo L’inferno è una buona memoria. Visioni da Le nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley ha inaugurato la collana PassaParola di Marsilio. Nel 2019 per Mondadori pubblica Morgana insieme a Chiara Tagliaferri a cui segue Morgana. L’uomo ricco sono io. Per Einaudi è uscito nel 2021 Stai zitta e nel 2022 God Save the Queer. Catechismo femminista. Del 2023 Tre ciotole. Rituali per un anno di crisi, edito da Mondadori, che si apre con la diagnosi di un male incurabile. “È il racconto di quello che mi sta succedendo. Diagnosi compresa”.
Nel 2024 esce postumo il pamphlet Dare la vita, edito da Rizzoli.
Michela Murgia è morta il 10 agosto 2023 per le metastasi di un carcinoma ai reni di cui ha parlato con coraggio, affrontando la malattia insieme alla sua famiglia queer. “Ho cinquant’anni, ma ho vissuto dieci vite” aveva detto in un’intervista ad Aldo Cazzullo.

 

“Accabadora” di Michela Murgia è un romanzo profondamente coinvolgente e suggestivo che offre uno sguardo avvincente sulla cultura sarda e sulle sue tradizioni, intrecciato con una storia di vita, morte e redenzione.

“Acabar” in spagnolo, significa finire. E in sardo “acabadora” è colei che finisce. Agli occhi della comunità il suo non è il gesto di un’assassina, ma quello amorevole e pietoso di chi aiuta il destino a compiersi. Perché è lei l’ultima madre.

Il romanzo segue la storia di Maria, una giovane donna che viene affidata a Bonaria Urrai, un’accabadora, una figura tradizionale della Sardegna che si occupa di assistere i moribondi e praticare l’eutanasia, almeno secondo la leggenda popolare. Maria cresce sotto l’ala protettiva di Bonaria, imparando i segreti di questa pratica oscura e controversa. Mentre il rapporto tra le due donne si evolve, emergono domande profonde sulla vita, sulla morte e sulla moralità delle loro azioni.

Murgia dipinge un quadro vivido della Sardegna rurale, ricco di tradizioni, credenze e miti. La sua prosa è coinvolgente e intensa, catturando l’essenza di una comunità isolata e conservatrice.

La narrazione si muove fluidamente tra il presente e il passato, rivelando gradualmente i segreti sepolti della famiglia di Maria e i motivi dietro le azioni di Bonaria.

Colpisce del romanzo la capacità di esplorazione della complessità morale. Murgia porta i lettori a confrontarsi con domande difficili sulla dignità umana, la compassione e il diritto di scegliere la propria fine. Attraverso i personaggi di Maria e Bonaria, il romanzo esplora le sfumature di grigio nell’etica della morte assistita, senza giudicare né condannare, ma piuttosto invitando alla riflessione.

“Accabadora” è un libro che rimane con il lettore molto tempo dopo averlo terminato. La sua bellezza struggente e la sua profondità emotiva lo rendono un’opera letteraria indimenticabile, capace di toccare corde sensibili e stimolare discussioni significative su temi universali.

Michela Murgia ha creato un capolavoro che merita di essere letto e discusso da tutti coloro che sono interessati alla letteratura che sfida e ispira.

Buona lettura.

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