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A UN PASSO DA PROVENZANO

Tempo di lettura: 2 minuti

di Giampiero Calapà

A un passo da Provenzano

Una storia nascosta nella trattativa Stato-mafia

 

Un viaggio negli angoli nascosti della Sicilia e nella storia che: più nel male che nel bene ha condizionato la vita democratica del nostro Paese.

Le gesta dell’ispettore Alessandro Scuderi riportate dalla penna asciutta ed efficace di Giampiero Calapà aprono uno squarcio su decenni di indagini finalizzate a catturare lu zu Binnu. Dopo l’arresto (1993) della belva, lu zu Totò (Riina); per oltre un decennio sino al suo “tardivo” arresto (2006), Bernardo Provenzano è stato il capo indiscusso di Cosa Nostra, il <<padrino>> della Cupola.

Il conflitto tra il bene lo <<Stato>> ed il male la <<mafia>> assume i volti dei protagonisti annoverati nel saggio; sicuramente quello dei tanti martiri di mafia, ricordati dall’autore senza la retorica spesso ridondante in cui è facile incappare, in questi casi; ma soprattutto quella del poliziotto protagonista della storia.

Essere vicini alla cattura del “latitante” tra i più ricercati al mondo, averne disvelato le sembianze prima di chiunque altro, ma vedersi costretti a fermarsi senza una ragione apparente, per ‘ordini superiori’ e ‘interessi inferiori’ se non proprio infimi. Una o più trattative estenuanti, una corda che viene tirata da una parte e nell’altra a quale costo? Quello di vite umane, di arretramento nei diritti, di opere incompiute, di verità negate.

Chi è Stato? Sembra chiedersi più volte lo <<sbirro>> Scuderi, domanda ancor più greve, dopo l’omicidio del collaboratore di fatto e nei fatti, ma non ancora in diritto, Luigi Ilardo.

Emozioni, sorprese, delusioni, tradimenti, gioie poche, ma intense, come quella provata nel vedere, in Tv, scorrere le immagini de ’u Tratturi in manette e proprio con quella faccia vergata dal nostro <<sbirro>> tanto tempo prima.

L’incontro con un poliziotto integro, rigoroso e leale come Scuderi e come tanti, che onorano la propria divisa con dignità e decoro, che sembrano in parte ripagare il sacrificio consumato nel sangue di tanti che come lui hanno creduto nello Stato nonostante tutto e tutti.

Vincenzo Candido Renna

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