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10 LEZIONI SULLA GIUSTIZIA

di Francesco Caringella

10 lezioni sulla giustizia

Per cittadini curiosi e perplessi

 

Il saggio di Francesco Caringella: Presidente di sezione del Consiglio di Stato, già Magistrato Penale, Commissario di Polizia, Autore di numerose opere giuridiche, docente nei corsi di preparazione al concorso per Magistratura e Avvocatura, Scrittore,  “10 lezioni sulla giustizia per cittadini curiosi e perplessi” edito da Mondadori, per quanto pubblicato fine 2017, resta di grandissima attualità e offre al lettore curioso e perplesso, oggi ancor di più in relazione ai recenti scandali che attraversano il mondo della giustizia, chiavi di lettura e strumenti di interpretazione di una strada complessa a tratti impervia che necessitano di una luce nitida e scarpe comode per attraversarla.

 

Il lettore, infatti, assiste ad una copula di due saperi: quello giuridico e quello letterario che l’autore con raffinata saggezza riesce ad orientare verso la dimensione umana del vivere comune.

Caringella usa un linguaggio privo dalle ataviche incrostazioni semantiche, proprie del classico giuridichese, pieno di legalismi e latinorum da Azzeccagarbugli di Manzoniana memoria, che col tempo hanno contribuito ad esasperare lo strappo che ad oggi continua a consumarsi tra operatori del diritto e fruitori dello stesso; proprio quei cittadini inermi e passivi dinanzi all’esplicarsi del diritto e per questo perplessi e curiosi; come la madre, che interroga il figlio magistrato sul perché delle aporie della giustizia o il nonno mezzadro vincitore e vinto dalla macchina infernale del Tribunale.

Ecco che, la letteratura unisce il giurista alla collettività più ampia della quale fa parte, ed ecco che il lettore nello scorrere delle pagine ha l’impressione di ritrovarsi in uno carrozza di un treno che viaggia sui binari della giustizia e ad ogni stazione ne coglie, sfumature, dettagli, sostanza, arricchendosi di dubbi più che di certezze  pur trovando molte risposte alle tante domande.

Un viaggio all’interno di errori ed orrori giudiziari a partire dal <<Crucifige>>, la condanna democratica inflitta a Gesù Cristo, ovvero, la bellezza della dignità di Socrate nel subire l’ingiustizia scegliendo la pena giusta per lui, la morte che a proposito <<… nessuno sa che cosa sia o se non sia per l’uomo il maggiore di tutti i beni>> nella consapevolezza propria dei grandi del pensiero umano <<…che è meglio subirla una ingiustizia piuttosto che farla>>.

La fotografia delle mani dell’imputato, sulla grata gelida della gabbia nell’aula giudiziaria in attesa del responso finale, rappresenta l’immagine nitida della drammaticità insita nel giudicare, che impone senso di responsabilità, capacità di comprensione dei fatti e degli stati d’animo, ma anche e soprattutto rispetto delle regole del processo e della legge in generale.

Quella legge che, la Costituzione impone quale paratia indissolubile per il Giudice ed in omaggio alla stessa, per cui, è corretto assolvere un colpevole se le prove della colpevolezza sono inutilizzabili in quanto assunte in modo contrario alla legge. Il rigore e la drammaticità di questo principio offrono al lettore curioso e perplesso lo strumento per interpretare tante sentenze apparentemente ingiuste e, quindi incomprensibili offre la possibilità di comprendere il vero significato di garanzia quale corollario imprescindibile della democrazia in cui viviamo.

Tante riflessioni sulla giustizia e sul diritto ognuna intrisa di rinvii a pensatori illustri non solo del mondo del diritto, ma anche della letteratura e della filosofia.

Tante le domande che il Giudice Caringella, prima che lo scrittore, volutamente lascia senza risposta, poiché non vi è certezza nella Giustizia, se non nelle cose che non vanno: la lungaggine dei processi, l’ipertrofia normativa, assetti organizzativi non al passo con i tempi.

Chiara ed evidente la critica all’eccesso di giustizialismo ed al tentativo interessato e strumentalizzato da molti di riconoscere alle toghe della magistratura un ruolo supplente rispetto ad una politica troppo spesso incapace rispetto ai bisogni della comunità.

Bella la conclusione, Caringella non assolve la magistratura, ma come non condividere la sua chiamata di correo, a ciascuno di noi, portatore <<sano>> e partecipe di quel diritto di sovranità che in ogni sentenza viene ricordato.

Chiaramente, il viaggio non può fermarsi qui e io resto fermo nella mia carrozza in attesa che il treno riparta sino alla prossima stazione.

Vincenzo Candido Renna

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